L’ex Serie A: “Maldini era il migliore, ma tecnicamente ero più forte io”

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

In un’intervista al Corriere dello Sport, l’ex Serie A Vincent Candela ha parlato di Paolo Maldini. Il difensore che ha giocato soprattutto nella Roma ha raccontato i vecchi tempi, quando il calcio italiano era ai vertici del mondo.

Gli viene chiesto anche, infatti, come e quanto siano cambiati i calciatori rispetto all’epoca: “Non lo so, ho passato solo una settimana con loro (è appena tornato dalla tournèe con la Roma in Giappone, ndr). Certo, è cambiato il mondo ed è cambiato anche il calciatore, nel bene e nel male. Il calcio è bello per questa leggerezza. Anche se guadagnano tanto questi ragazzi sono spiritosi, svegli, allegri. Mi ha fatto piacere stare fuori dal campo accanto a loro. C’è sempre il telefonino di mezzo, i social, le scuole calcio sono cambiate, di conseguenza anche il Mondiale, lo vediamo seguendo le partite in Qatar”.

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Quando è stato campione del mondo e d’Italia, l’ex Serie A era uno dei terzini sinistri più forti al mondo: “Non mi sentivo tale, anche se sono stato il terzino dell’anno in serie A, quando era uno dei migliori campionati del mondo. Non ho mai sentito il peso della responsabilità, sapevo che ogni anno dovevo migliorare, per confermarmi e per raggiungere altri obiettivi. Per me il migliore nel mio ruolo è stato Maldini, anche se tecnicamente ero più forte io. Diciamo che è stato un onore e un orgoglio far parte dei più bravi al mondo”.

Ci sono analogie tra Capello e Mourinho? “Sono due vincenti, sanno essere allenatori di grandi squadre. Puntano molto sulla gestione, del pubblico e della squadra. I risultati parlano per loro. Il lavoro sul campo di Mourinho non lo conosco, è molto diverso quello che è stato fatto in Giappone. So che Capello aveva un modo suo di lavorare durante la settimana, ma era sempre finalizzato a far dare il cento per cento ad ogni giocatore. Non ho mai parlato di calcio con Mourinho, non so come la pensa, ma nella gestione sono molto simili”.

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