L’ex rossonero: “Scudetto? 70% Milan e 30% Inter”

DiDavide Giovanzana

Mag 14, 2022

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, l’ex campione rossonero Roberto Donadoni ha parlato della grande stagione del Milan: scudetto sì o no?

Per il quale, al fixing del 14 maggio, le percentuali sono: Milan 70% e Inter 30%: ci siamo, Donadoni?
«Forbice corretta, soprattutto proporzionale al +2 in classifica».

L’ha stupita di più la tenuta del Milan o come l’Inter ha disperso il suo vantaggio?
«Hanno avuto entrambe la possibilità di allungare, e non l’hanno fatto. Poi, quando i tempi si sono ristretti, ha pesato il passo falso più recente, dell’Inter. Anche se il calendario più difficile è del Milan».

Ecco, appunto: e del calo dell’Atalanta è stupito?
«Soprattutto perché è sempre stata una squadra che ha puntato molto sull’intensità. E invece da fuori si è percepito un calo: inatteso, di questa portata».

Dunque qual è il pericolo per il Milan?
«Una serata e una partita da Atalanta, motivazioni comprese: si gioca l’Europa, resta una squadra tosta dal punto di vista fisico e della qualità e in trasferta fa molto meglio che in casa».

È l’ultimo ostacolo?
«Soprattutto perché il Milan non può pensare da qui a nove giorni, ma solo a domani».

Cosa le è piaciuto della versione più recente del Milan?
«A Verona l’ho visto saldo, capace di non sbagliare dal punto di vista della pressione. Arrivati quasi in fondo ti può venire il braccino, invece il Milan non ha sbandato a livello psicologico, neanche per un momento. Neanche quando era sotto».

La pressione di uno stadio strapieno: l’“effetto San Siro” al contrario è un rischio?
«Io avrei voluto sempre giocare in uno stadio così. Scudetto in gioco davanti alla tua gente, orgogliosa di spingerti dove il Milan non arriva da tempo. Ostacolo solo per chi ha poca personalità, e di personalità questo Milan ne ha dimostrata tanta».

Potrebbe bastare un punto: trappola?
«Basta pensare: “Se vinco oggi, ho vinto il campionato”. Attenzione, pazienza e lucidità: nessun altro calcolo».

La gara di domani si vince sull’asse Theo Hernandez-Leao?
«Direi sull’asse del gioco collettivo che consente di arrivare a loro come serve per sfruttare le loro qualità. Certo, gli strappi di Leao fanno la differenza, anche se ancora si esprime al meglio solo in una certa zona del campo e in altre posizioni fatica di più».

Tonali è il futuro?
«Anche il presente. Il tirocinio è servito: i valori che si erano intravisti a Brescia non erano un abbaglio».

Si parla troppo poco di quello che Saelemaekers fa su quella che fu la sua fascia?
«La forza del Milan è nella compattezza del gruppo: Saelemaekers è l’esempio di come si porta acqua al mulino di tutti. E come lui, altri: anche chi di volta in volta è entrato dalla panchina ha saputo essere importante. A volte fondamentale».

Maignan lo è stato spesso…
«Una garanzia: il Milan ha fatto Bingo».

Ibrahimovic sta giocando molto poco: qual è oggi la sua importanza per questo Milan?
«Quella che si vede: l’attenzione mediatica sempre molto alta su di lui racconta pure ciò che trasferisce con il suo atteggiamento. E nello spogliatoio pesa anche questo tipo di appoggio e di sostegno per i compagni».

Ultimo, ma non ultimo: al Milan si è visto il miglior Pioli?
«Stefano allena con certe qualità da anni: al Milan ha trovato la coincidenza di tanti fattori, a cominciare dall’avere alle spalle un team dirigenziale solido, che l’ha fatto lavorare con serenità».

La sua qualità migliore?
«Quella serenità e il suo equilibrio: li ha dati alla squadra».

E detto da allenatore: la sua “mossa” che le è piaciuta di più?
«In base alla conoscenza perfetta di pregi e difetti dei suoi giocatori, saper sempre individuare i più adatti in base alle esigenze: scelte giuste e nei momenti giusti, le ha azzeccate quasi tutte».

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photocredits: acmilan.com

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