Milan, Leao e l’aggressione ultras: “Ci aprirono la testa, erano vecchi amici”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Dopo anni di sofferenze, finiti anche grazie al Milan, Leao racconta l’aggressione subita nel 2018 dagli ultras dello Sporting Lisbona

Dopo aver chiuso definitivamente la faccenda anche grazie all’aiuto del Milan, Rafael Leao ha raccontato l’aggressione subita dagli ultras dello Sporting Lisbona nel 2018, motivo che l’ha portato a lasciare il Portogallo e che l’ha poi costretto ad affrontare un lunghissimo procedimento penale col suo ex club. Di seguito, i crudi passaggi contenuti nel libro “Smile”, uscito qualche ora fa nelle librerie.

Milan, Leao racconta l’aggressione degli ultras dello Sporting Lisbona

Cos’è successo veramente il 15 maggio del 2018, quando i calciatori dello Sporting Lisbona subirono un’aggressione da parte dei loro stessi tifosi? Qualche ora prima, la squadra aveva perso contro il Maritimo nell’ultima giornata di campionato, mancando la qualificazione alla Champions League e chiudendo terza dietro a Porto e Benfica. Lo scenario è tremendo: “Ricevemmo una contestazione molto feroce dai nostri ultras. Circa 50 persone, incappucciate e vestite di nero, entrarono nel nostro campo di allenamento, presero di mira l’allenatore Jorge Jesus, il suo assistente e i primi calciatori che trovarono a tiro, colpendoli con cinture e spranghe di ferro. Bas Dost ebbe la peggio: gli aprirono la testa e dovettero ricucirgliela con punti di sutura. Ma anche Rui Patricio e William vennero colpiti“.

“Sapevano dove abitavo”

Ma non è tutto. Il vero motivo per il quale la stella del Milan Rafael Leao, alla fine della stagione 2018, ha rescisso unilateralmente il suo contratto con lo Sporting Lisbona dopo l’aggressione degli ultras è molto più personale. Il portoghese ha infatti raccontato che “tra le persone che fecero irruzione nel nostro spogliatoio avevo riconosciuto alcuni dei miei ex compagni di scuola […] stesso quartiere, stesso gruppo di amici di una volta. […] Non ho potuto però fare a meno di denunciarli: tutti noi calciatori siamo stati chiamati in tribunale e io avevo gli strumenti per fermarli. Potevo riconoscerli e non ho esitato a farlo. Da quel momento in poi la mia situazione si è decisamente aggravata: 9 persone sono state condannate a 5 anni di prigione, un’altra trentina ha ricevuto condanne minori. Quelle stesse persone però sapevano chi ero, sapevano dove abitavo e probabilmente conoscevano anche la mia famiglia“.

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