Padovan: “Leao, così puoi aiutare il Milan! Rispetto a Mbappé…”

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Andrea Rabbi
Nato sul Lago di Garda alla fine del 1998, laureato in Editoria e Giornalismo. Ho da sempre coltivato il sogno che il calcio entrasse a far parte stabilmente della mia vita professionale, e poter iniziare questo percorso scrivendo della mia squadra del cuore è sicuramente motivo di grande orgoglio. Cresciuto accompagnato dalle gesta del grande Kakà, vago da tempo alla ricerca di un degno erede in maglia rossonera

Nel suo editoriale per Calciomercato.com, il giornalista Giancarlo Padovan ha parlato di Rafael Leao e di cosa manchi al portoghese per trascinare definitivamente il Milan

Manca sempre meno alla sfida tra Paris Saint Germain e Milan, tra Kylian Mbappé e Rafa Leao. I due top player delle rispettive squadre sono chiamati questa sera a trascinare i propri compagni di squadra verso un successo dal peso specifico notevole per quanto riguarda gli equilibri del girone. Se però il francese ex Monaco ha già ampiamente dimostrato di poter stare nell’olimpo dei grandissimi per i prossimi anni di calcio, al portoghese ex Lille manca ancora qualcosa per raggiungere lo status dell’avversario di stasera. Nel suo editoriale per Calciomercato.com, il giornalista Giancarlo Padovan ha parlato di Rafael Leao e di cosa manchi al portoghese per trascinare definitivamente il Milan.

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“Non è mai bello, soprattutto perché non è utile, semplificare nel calcio. Perciò è prima di tutto sbagliato sostenere che questa sera la supersfida di Champions, oltre che tra Paris Saint Germain e Milan, sia tra Mbappé e Leao. Per quanto importanti – e il francese lo è molto di più del portoghese – sono due giocatori che non sempre possono o sanno elevarsi sugli altri. Nello specifico, però, siamo quasi agli antipodi. Nonostante Leao voglia diventare il Mbappé del Milan, il portoghese non segna da un mese in serie A (23 settembre: gol-vittoria con il Verona) e da un anno in Champions (ottobre 2022 a Zagabria).

E se anche Pioli gli chiede meno cross e più gol è evidente che l’esigenza è sentita e condivisa. Ora un allenatore non da molto convertito al collettivismo (Pioli, per l’appunto), non si permetterà mai di pretendere da un suo giocatore, fosse anche il più bravo, di risolvergli la partita. Ma se questo giocatore (Leao, per l’appunto) partecipa poco alla fase di non possesso, raramente scende dietro la linea della palla e, soprattutto – come sostiene Arrigo Sacchi – è troppo discontinuo, il problema non è più del singolo, ma diventa un problema della squadra intera.

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Di cosa ha bisogno ancora Leao?

Per carità, tutti noi abbiamo visto e sappiamo quel che Leao riesce a fare grazie ai suoi mezzi tecnici e fisici, ma proprio per questo è ora di chiedergli, magari fin da subito, una netta inversione di tendenza. Quanto ci piacerebbe una prova di Leao che fosse degna di Mbappé. Quanto gli servirebbe per essere consapevole di aver fatto il salto di qualità e di avere raggiunto una superiore dimensione. Ma Pioli sa che non bisogna sperare, bensì insegnare. E più in fretta Leao capirà che il gioco e i compagni possono esaltare le sue doti, più in fretta il Milan avrà un campione e non solo un ottimo calciatore”.

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