Leao a Repubblica: “Vogliamo vincere il derby davanti ai tifosi. Ibra è un fratello maggiore”

Come sempre, le interviste in clima derby non mancano. È il turno di Rafael Leao, che si racconta sulle pagine del quotidiano nazionale Repubblica.

Com’è il derby da capolista?
Ricordo quello vinto col mio assist a Ibra, peccato che non ci fosse il pubblico. Vogliamo vincere davanti ai tifosi. È presto per dire e vale un pezzo di Scudetto: l’ultimo se lo è preso l’Inter, va rispettata. Ma un derby è un derby, vincerlo è importante.

È famosa la sua foto su Instagram coi palazzoni del Bairro da Jamaica: “Cresciuto qui come un topo per diventare un leone”.
Amora sta dall’altra parte del Tago, si può prendere il battello da Lisbona per Almada. Poi si scende un po’ fino a Vale do Chicharos, la mia strada. Jamaica è tutto per me: è lì che ho cominciato a giocare, che ho la mia famiglia, i miei amici, le persone più importanti. Torno appena posso: è il mio cuore.

Nome d’arte WAY45 e un album, Beginning. Quarta traccia “Sacrificios”, qual è il più grande?
Way come cammino, 45 come il codice postale di Jamaica. Il sacrificio oggi è essere qui da solo, la mia famiglia è in Portogallo, svegliarmi e non trovare la mia sorellina. Ma la cosa bella è che non hanno più nulla di cui preoccuparsi, posso dargli tutto.

Con la Bgang rappava “Longe”, lontano: parlava della Champions come un sogno
La Champions era un sogno, fin da piccolo, e l’ho realizzato col Milan, la squadra delle 7 Coppe dei Campioni e di Kakà, Seedorf e Pirlo, che ammiravo, come Barcellona e United. Sono felice. Mancano due partite, due finali. Un punto in classifica è poco, meritavamo di più.

Ancora da “Longe”: “Sono come Zlatan, mi fido di me stesso, figlio del ghetto”.
Zlatan è un fratello maggiore, gli sto sempre vicino. Lui sa che posso fare la differenza con i piedi, ma mi mostra che l’importante è la testa, restare sempre concentrato.

I punti di riferimento per non sbagliare strada?
Pioli, un allenatore esigente. Maldini un idolo che parla con semplicità perché ognuno di noi dia il meglio. Ibra, un esempio per il passato e per il presente: l’età per lui è un numero.

Il Milan è giovane: da qui lo stile di gioco nuovo?
Il nostro stile di gioco ha il senso di libertà che l’allenatore ci insegna: siete giovani ma maturi in campo, ci dice, godetevi la gioventù ma onorate questa maglia.

Lei, per le statistiche, è il re del dribbling della Serie A
Il dribbling è una fase importante del gioco. Sento la fiducia dei compagni che mi danno la palla, dribblo per ritrovarmi davanti alla porta e fare l’assist o il gol.

Lei ha segnato il gol più veloce della SerieA e il più bello del 2020-2021: istinto?
A volte la mia testa non so che cosa fa: magari davanti alla porta sbaglio gol facili o magari ne dribblo due o tre e segno come in strada, mi viene naturale. Dio mi ha regalato il talento, la cosa più rara. Ma poi ci sono i sacrifici, il lavoro duro. A calcio non si gioca da soli.

Un mese fa il debutto nel Portogallo, in staffetta con Ronaldo.
Aspettavo la Nazionale da tanto, mi mancava: nel Milan sto dimostrando quello che posso fare. Cristiano è un campione che si mette a disposizione dei giovani.

La sua etichetta è eclettico: ruolo preferito?
A sinistra posso puntare l’avversario, c’è più spazio. Da centravanti devi tenere palla, da solo è più difficile. Nel 4-4-2, con un’altra punta, ti muovi di più. Ma davvero gioco dove serve.

Rileggi QUI le parole di Tatarusanu a Tuttosport

photocredits: acmilan.com

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