Le Azzurre e il ricambio generazionale: un match ancora da giocare

AZZURRE – Il Milan femminile passa in semifinale di Coppa Italia, sormontando anche l’ostacolo Sassuolo: grazie all’1-1 sul campo delle neroverdi nella gara di andata, è sufficiente uno 0-0 al Vismara per mettere in cassaforte il passaggio del turno. Il prossimo avversario sarà l’Inter, uscita clamorosamente vittoriosa dallo scontro con la Fiorentina – l’appuntamento tuttavia è tra un mese, e anche la ripresa della Serie A femminile dovrà attendere: in mezzo le Azzurre sono attese a Coverciano, per la pausa nazionali.

L’argomento convocazioni nazionali ormai si fa sempre più spinoso, e anche comprensibilmente: poco rinnovo generazionale nel passato e ancora meno all’orizzonte, e ritrovando così da una parte una generazione in via di superamento, dall’altra delle giovani destinate ad essere professioniste che però non trovano spazio, se non nei club.

Questo tipo di approccio può essere giustificato dalla necessità di certezze, soprattutto in un momento delicato come quello attuale in cui le Azzurre si ritrovano a lottare per una qualificazione agli Europei femminili. Al tempo stesso, però, le vecchie certezze non possono essere le nuove.
Se, ad esempio, oggi Bonansea è più “affidabile” di Serturini, in termini di prestazioni un azzurro, è anche vero che, per quanto abbia raggiunto traguardi impensabili, la nazionale non può sempre rimanere uguale a se stessa, magari ancorata a quel trionfo di Francia 2019. Più si rimanda il cambio generazionale più potenzialmente esso sarà traumatico, perché improvviso e non graduale.

Questa riflessione investe tutti i reparti, panchina compresa. La nazionale femminile inglese, ad esempio, ha avuto il coraggio di compiere un passo fondamentale in questo senso: lo scorso agosto la FA (Football Association) ha annunciato di aver raggiunto un accordo con Sarina Wiegman, ex allenatrice della nazionale femminile olandese – secondo posto ai mondiali dietro agli USA -, che andrà a ricoprire il ruolo di Mark Sampson come CT della nazionale, rendendola oltretutto la prima allenatrice delle Leonesses non britannica. Uno step non indifferente sotto ogni punto di vista, che mira al potenziale di domani investendo su tali scelte.

In tema futuro italiano, seguendo questa considerazione, è destino che una giocatrice come Asia Bragonzi (2001) sia più forte di una Cristiana Girelli, perchè sarà cresciuta con strutture, risorse e mentalità distanti anni luce da quelle con cui è cresciuta una giocatrice del ’90. E lo stesso varrà per i tanto vituperati portieri, che di questo upgrade tecnico (e anche sociale) potranno godere alzando il potenziale di sviluppo ad un ritmo più alto di quello di tanti altri ruoli di movimento.

Si potrebbe poi aggiungere poi che così come il calcio maschile cambia alla velocità della luce, anche il femminile è destinato a “modernizzarsi” secondo parametri propri. Allora far giocare Sabatino in un modello nuovo di calcio, con il miraggio o con la realtà del professionismo, sarà come chiedersi oggi “ma Maradona è più forte di Van Dijk?”: inutile e fuori dal tempo.

La sensazione dunque è che con un campionato che corre, un professionismo che scalpita e una crescita ancora tutta da vivere, la nazionale non possa permettersi di rimanere indietro, perché sarebbe come impegnarsi nel comporre un puzzle a cui alla fine, guardandolo da lontano, si vede che manca un pezzo. E stiamo parlando del pezzo che dovrebbe portare riconoscibilità alle ragazze e al movimento italiano in tutto il mondo, facendo dell’esordio ai mondiali del 2019 la pietra portante di uno splendido castello, invece che un solo mattone dimenticato e abbandonato per il troppo orgoglio.

photo credits: FIGC.it

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