Juraj Kucka: il carro armato slovacco, grande ex di Parma-Milan

Juraj Kucka

Juraj Kucka

Dopo il brutto pareggio casalingo con la Sampdoria, la squadra di Pioli, nel prossimo turno, proverà a ripartire dal Tardini di Parma, dove ritroverà un ex che, a dispetto del breve periodo di militanza con i nostri colori, è riuscito a farsi amare (e in alcuni casi rimpiangere) da molti tifosi.

L’estate del 2015 porta diverse novità in casa rossonera: c’è un nuovo tecnico, Siniša Mihajlović, e ci sono alcuni volti nuovi, risultato dell’ultima vera campagna acquisti del Milan targato Berlusconi (quella dell’estate successiva sarà palesemente al risparmio, in attesa della cessione della società). Milanello accoglie un ragazzino aggregato dalla Primavera, Gianluigi Donnarumma, due giovani promettenti come Romagnoli e Josè Mauri (a proposito di Parma …), un attacco totalmente rinnovato (Bacca, Luiz Adriano e il ritorno di Balotelli e Niang) e i due centrocampisti del Genoa Bertolacci (prima riscattato dalla Roma e poi acquistato dal Milan per 20 milioni) e, appunto, Juraj Kucka.

Lo slovacco, il primo (e sinora unico) della storia del Milan, è già stato accostato ai rossoneri nell’estate del 2011, dopo l’ottima seconda parte di campionato con il Genoa, che lo aveva prelevato nel corso del mercato invernale dallo Sparta Praga. Rimane, invece, altre quattro stagioni con la maglia del Grifone e arriva a Milano solo alla fine del mese di agosto del 2015 per 3 milioni. Sembra un acquisto utile a dare a Mihajlović qualche soluzione in più dalla panchina, considerata la presenza in rosa del capitano Montolivo, di un giocatore esperto come Nigel de Jong, del talentuoso Bonaventura e dei nuovi acquisti Josè Mauri (diciannove anni, ma una stagione da titolare nello sfortunato Parma di Donadoni) e, soprattutto, Bertolacci (anch’egli reduce da una buona stagione e con un costo del cartellino decisamente superiore rispetto a quello del suo compagno in rossoblù).

Senza dimenticare Poli e, almeno inizialmente, Nocerino, Juraj esordisce proprio al posto di quest’ultimo all’inizio della ripresa di Milan-Empoli, seconda di campionato, ma non gioca un grande partita. É appena arrivato e deve ancora entrare nei meccanismi di una squadra, peraltro, alla ricerca di una sua identità. La domenica successiva arriva subito il derby e Kucka, questa volta, mette in mostra tutte le sue qualità: è uno dei migliori in campo e stravince il duello con Kondogbia, vicino al Milan in estate e poi nerazzurro per una cifra monstre. Il Milan, però, pur giocando una partita all’altezza, viene punito dal colombiano Guarin e il suo campionato sarà molto simile a questo derby, fatto di alti e bassi, fino all’esonero di Mihajlović e al pessimo finale di Brocchi.

Kuco in questa stagione altalenante riesce comunque a dimostrare il suo valore, mentre i tifosi rossoneri capiscono presto il motivo per cui a Genova veniva soprannominato carro armato. Juraj è dotato di una fisicità dirompente, ma soprattutto di un grande spirito di sacrificio che lo porta a combattere su ogni pallone, a volte magari esagerando e guadagnandosi qualche cartellino di troppo. Lo slovacco, inoltre, non è solo sostanza, ma possiede anche una discreta qualità, un tiro potente e un buon tempismo negli inserimenti; la sua prima rete in rossonero ne è un esempio.

A Roma, con il Milan sotto 1-0 con i giallorossi, Kucka, all’inizio della ripresa, accompagna l’azione offensiva, su un cross di Honda proveniente da destra, sovrasta Florenzi e di testa incrocia sul secondo palo. È l’unica rete di una stagione in cui Juraj, conquistato presto un posto tra i titolari, gioca prima da mezzala destra nel 4-3-3 inizialmente scelto da Mihajlović e poi, quando l’allenatore serbo passa al 4-4-2, da interno destro, spesso in coppia con Montolivo. Un 2015/16 che si conclude con Brocchi (e il ritorno a un centrocampo a tre) e con la deludente sconfitta ai supplementari nella finale di Coppa Italia, che oltre a negare ai rossoneri la gioia di un trofeo, sbarra anche la strada al ritorno in Europa, una finale in cui come sempre Kucka lotta e combatte, ma alla fine si deve arrendere e viene sostituito da Balotelli per l’inutile assalto finale.

Nell’estate del 2016 sulla panchina del Milan arriva Vincenzo Montella, mentre Kucka, con l’addio di Alex, può lasciare il numero 27 per tornare all’amato 33. La stagione inizia con un’espulsione per proteste a Napoli che gli costa due giornate di squalifica, poi, però, il centrocampista nato a Bojnice, conquista anche il nuovo tecnico, dimostrandosi giocatore importante e di sicuro affidamento. Kuco gioca prevalentemente come mezzala destra, ma, grazie alla sua duttilità, spesso viene utilizzato da Montella anche negli altri ruoli del suo centrocampo e, nella partita casalinga con la Sampdoria in situazione di emergenza, addirittura come terzino destro.

Cresce la sua confidenza con la maglia rossonera, come testimoniano anche le tre marcature, in particolare il bolide a Verona contro il Chievo. Il goal più importante, però, non figura nelle statistiche e non lo segna in campionato, ma nella Supercoppa di Doha. In una partita in cui, soprattutto nel primo tempo, fa molta fatica a reggere il confronto con i diretti avversari della mediana juventina, Kuco non si perde d’animo e, insieme a tutta la squadra, viene fuori alla distanza. Il Milan meriterebbe di vincere prima dei rigori, ma, complice la serataccia di Bacca, la coppa si decide dagli undici metri. Dopo gli errori di Lapadula e Mandžukić, Higuain riporta avanti i bianconeri, poi tocca a lui: lo slovacco mette a posto il dischetto, prende una breve rincorsa e con grande tranquillità supera Buffon, che intuisce, ma non può fermare il tiro potente di Kuco, che si batte la mano sul petto all’altezza dello stemma del club. Pašalić e Donnarumma completano l’opera.

Purtroppo la seconda parte della stagione del Milan non è all’altezza della prima, anche se, alla fine, il club riesce a tornare in Europa, inaugurando, inoltre, in primavera il nuovo (e breve) corso cinese. Nell’estate delle “cose formali”, però, Kucka viene travolto dalla rivoluzione imposta dalla nuova dirigenza: nel calcio delle plusvalenze il centrocampista slovacco, che avrebbe rappresentato un’ottima alternativa a Kessié, viene sacrificato sull’altare del bilancio

Kuco saluta i tifosi con delle belle parole di gratitudine per i due anni trascorsi, ricorda naturalmente le emozioni di Doha e poi vola a Trebisonda. Rimane in Turchia per un anno e mezzo, torna in Italia per la sua terza avventura in Serie A, con il Parma. I Ducali hanno così guadagnato leadership a centrocampo, mentre lui ha trovato il goal con più continuità; dopo le quattro reti della prima mezza stagione e le sei dell’anno passato, anche in questa complicata annata ha già trovato il goal sei volte, con una media che ricorda i suoi tempi allo Sparta Praga, e, recentemente, ha anche indossato in più occasioni la fascia di capitano. 

Sicuramente, in questo finale di stagione, il Parma potrà fare affidamento su Kuco, perché, come sappiamo bene noi tifosi del Milan, il carro armato in battaglia non indietreggia mai. 

photocredits acmilan.com

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