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Vierchowod: “Tomori e Kalulu in crescita, Bremer non mi piace”

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5 Common Cat Behaviours And What They Mean

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, l’ex difensore di Sampdoria, Juventus e Milan Pietro Vierchowod ha parlato dei difensori centrali di oggi: da Thiago Silva a Tomori, Kalulu, Bremer e Chiellini.

Cosa ti manca?

«Un po’ di Nazionale. Mi sarebbe piaciuto vincere qualcosa, magari un Mondiale. Uno veramente l’ho vinto, in Spagna. Ma non ho mai giocato. Dovevo, invece mi sono fatto male alla caviglia e Bearzot ha lanciato Bergomi».

Grande difensore. Chi è stato il migliore dei tuoi tempi?

«Uno? Uno solo? Eravamo in tanti. Ferrara, Baresi, Maldini, Costacurta, Ferri. Erano forti anche quelli delle “piccole”. Preparati e addestrati».

Perché, adesso non lo sono?

«No. Un po’ di tempo fa mi hanno chiamato e chiesto di fare cinque nomi per la Nazionale. Sai che non ne ho trovato uno? Non ce ne sono più, tutti stranieri. L’ultimo grande è stato Chiellini. È sparita la nostra scuola, non c’è nessuno che insegni a un ragazzo come marcare, come muoversi con il pallone e con l’avversario, come anticipare, come non farselo scappare. In A gli allenatori sono quasi tutti ex centrocampisti. Poi i giocatori vengono tutti dall’estero. Va bene, ma diamo più spazio agli italiani. E vale anche per i portieri. Una squadra può averne anche cento di stranieri, ma io ne farei giocare solo cinque per volta. E basta».

I difensori stranieri che ti piacciono di più?

«Mah, l’ultimo è stato Thiago Silva. Al Milan ci sono Tomori e Kalulu, sono ancora in crescita, devono maturare. Sono tifoso della Juve, la guardo, ma Bremer non mi piace. Oh, intendiamoci, è un mio parere. Non voglio fare il professorino, dico quello che penso».

Lo hai sempre detto e questo, si sa, non ti ha aiutato…

«No, per niente. Anzi. Il mio carattere mi ha frenato. Da allenatore, a Firenze, sono stato esonerato quando ero secondo in classifica. Ho semplicemente litigato, come ho fatto molte volte».

Troppo esigente?

«Forse. Pretendevo tanto dai miei giocatori e ho sbagliato».

E con quale dei tuoi allenatori ti sei trovato meglio?

«Boskov. Un padre, un amico, un gestore. Sacchi quello che insegnava meglio, un maestro».

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Liedholm a Roma?

«Sono arrivato dalla Fiorentina, dove giocavo a uomo. Il Barone mi ha messo in campo e non mi ha detto niente della zona. Solo: “joca, Pietro”. Ho dovuto chiedere ai miei compagni, a Falcao, Nela e Di Bartolomei come e dove mettermi. Lui ti dava la maglia, guai se la prendevi tu. S’incazzava».

Il Barone era veramente superstizioso?

«Se lo era… Una volta ho preso la mia maglia dal mucchio, tanto sapevo il numero. Mi ha guardato malissimo: “Se succede qualcosa la colpa è tua. Non farlo più, capito?” Un’altra volta mi sono messo, per sbaglio, il suo cappotto: nelle tasche c’erano sale, ciondoli, amuleti, boccettine, cornetti…».

Tu non sei superstizioso?

«Qualche piccola mania da giocatore. Ma io pensavo a marcare bene e non far fare gol agli avversari. Su azione facevano fatica».

Vierchowod, oggi chi potrebbe farti gol?

«Ascolta: secondo te, questi dovrebbero farmi paura? Non lo so. Mi piace Osimhen, con quelle leve. Io però ho marcato Van Basten e non mi ha mai segnato su azione. Ho giocato contro Boninsegna e Sheva. E Bettega, Pulici, Paolo Rossi, Altobelli, Pruzzo e Careca, Rummenigge, Batistuta, Weah. E anche Vieri e Inzaghi. A 40 anni ho fermato due volte il Fenomeno Ronaldo, ha segnato solo su rigore. Dai, per favore…».

Gentile bloccò Maradona. Tu?

«Ah, Diego il numero uno. Una volta gli ero addosso, incollato. Si è girato con una piroetta, un tunnel ed è volato via. Io allora sono scattato e l’ho raggiunto e chiuso in angolo e lui si è messo a ridere: “Hanno ragione a dire che sei Hulk: ti manca solo il verde”».

Cosa non ti piace di questo calcio?

«La partenza da dietro. I retropassaggi, il tic toc. Lo ha inventato Guardiola a Barcellona. Ma c’era un motivo, lui lo faceva per stanare, far uscire le squadre piccole. Noi lo abbiamo stupidamente e inutilmente copiato. L’Inter ha perso uno scudetto, la Roma l’ultimo derby e non parliamo dei sudori freddi di certi portieri. No, insistono, bisogna partire sempre dal basso…».

Anche Vierchowod è partito dal basso. Da giocatore con la Romanese in D. Da tecnico con la Florentia (Fiorentina) in C2.

«Come giocatore ho fatto, credo, cose buone. Come allenatore meno. Ma dalla vita non si può avere tutto. Comunque aspetto, sono qui. Se qualcuno mi vuole, sono pronto a tornare».

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