Tassotti: “Senza più Kjaer è lui il leader della retroguardia del Milan!”

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Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Mauro Tassotti (17 trofei col Milan) promuove a pieni voti la retroguardia di Pioli.

Tassotti, si può azzardare un paragone?
«Oggi il modo di difendere è diverso, è una costante degli ultimi anni. Le mie difese si muovevano più di reparto, la linea del Milan di oggi ha giocatori che giocano più individualmente. Accettano l’uno contro uno senza paura, corrono il rischio per poi avere una superiorità numerica in mezzo. Mi hanno sorpreso, tutti gli interpreti sono cresciuti tantissimo».

In rapida rassegna: Kalulu è il più sorprendente?
«Lo è. Quando è entrato avrebbe potuto soffrire l’assenza di una spalla come Kjaer, il leader del reparto. Ha sempre fatto molto bene, ha grande velocità di base, recupera, anticipa, si fa vedere anche in zona gol. Il gioco del Milan, dinamico e ormai collaudato, aiuta a emergere a esaltare le caratteristiche del singolo: ma lui ci ha messo il suo e anche di più».

Senza più Kjaer chi ha raccolto la sua leadership?
«Il portiere, Maignan. Ha una personalità fortissima, non si limita solo a parare e a farlo benissimo. Gioca, partecipa, spesso è molto alto, dà indicazioni».

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Tomori ormai è una certezza: somiglia a qualcuno dei suoi ex compagni?
«Bravissimo nei recuperi, ha una velocità impressionante. Anticipa tanto, è sempre aggressivo: per caratteristiche mi ricorda Vierchowod».

Spazio anche ai terzini: un voto per Calabria?
«L’ho sempre seguito con simpatia, difeso e apprezzato per la crescita costante. E’ importante avere un giocatore in prima squadra che arriva dal settore giovanile, è un segnale per tutto il club. E’ stato autore di una grande stagione, merita anche la considerazione azzurra».

Di Theo si hanno ancora davanti le immagini del gol all’Atalanta. Ha raggiunto il massimo delle sue potenzialità?
«Complimenti intanto alla società per averlo scelto quando era solo una seconda linea del Real Madrid. Lui ha aggiunto un lavoro per migliorarsi continuamente: ha caratteristiche fisiche uniche, quello che fatto domenica scorsa è una giocata riservata a pochi eletti. Non nel suo ruolo, parlo in generale: è roba da Weah, da Messi. Una combinazione pazzesca di spinta e tecnica. Un gol che se possibile ha esaltato ancora di più San Siro: ero allo stadio, l’atmosfera era davvero incredibile, da pelle d’oca. Per quello, per l’unione che si è creata tra ambiente, squadra, allenatore e società, e per la fame di vittoria questo Milan ricorda davvero le nostre grandi squadre del passato. Dopo anni difficili, lo merita».

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