Strasser: “Il gol di Kalulu come il mio! Ibra? Ricordo la rissa con Onyewu…”

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Chi se non Rodney Strasser per avvicinarsi a Cagliari-Milan: tutte le parole dell’ex centrocampista alla Gazzetta dello Sport.

Sul gol di Kalulu con l’Empoli
“Un ragazzo su Instagram mi ha scritto ‘Kalulu come Strasser’. Quando l’ho letto mi ha ricordato bei momenti. In effetti è vero. Pierre, talento purissimo tra l’altro, ha deciso la sfida con l’Empoli all’improvviso. Il mio gol ha pesato molto in chiave scudetto, spero sia lo stesso per lui.”

Sul campionato vinto
“Sì, sono campione d’Italia. Conservo ancora l’orologio che mi ha regalato Ibra”

Il primo ricordo di quella partita?
“Gli sfottò di Cassano. Negli spogliatoi mi prende sottobraccio e inizia a dirmele di tutti i colori. Era felice per me, una persona d’oro. Dopo il gol non ho capito più nulla. Quando i milanisti mi incontrano per strada mi ringraziano. ‘Ci hai fatto vincere lo scudetto’, dicono. Undici anni dopo. E io sorrido”.

Allegri che le disse invece?
Bravo, hai fatto il tuo dovere, ora non mollare. Stessa cosa Ibra, uno che mi ha sempre voluto bene. So che da fuori sembra un arrogante o il cattivo della storia, ma non è così. Ho conosciuto un ragazzo con l’ossessione della vittoria”.

Oggi è ancora lì, a quasi 41 anni.
“Incredibile, resta il numero uno. Le partitelle erano sempre un caos. Quando perdeva teneva il muso fino al giorno dopo”.

Ricorda la rissa con Onyewu?
“Sarà durata trenta secondi, ma è stata assurda. Ho visto due giganti di due metri prendersi a pugni, con noi increduli a guardare. Il problema non erano loro, ma chi si è messo in mezzo per dividerli, cioè anche io. Come li sposti due così? Ci siamo messi d’impegno in quattro…”.

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E lei come arrivò al Milan?
“Giocavo in Sierra Leone, sono cresciuto in una famiglia di calciatori. Nonno, papà e mio fratello. Dopo qualche torneo in giro per l’Europa mi chiama il Milan. Avevo 17 anni, faccio il provino e torno a casa. Dopo un mese firmo il contratto. Mio padre avrebbe voluto un figlio studente, ma ha vinto il calcio”.

La squadra di Pioli ha qualcosa della sua?
“Non credo. Questo Milan è forte e mi piace, ma nel mio c’erano campioni. Inzaghi, Ibra, Pato, Seedorf, Gattuso. Facevi fatica a fare la formazione, ogni volta dovevi lasciare in panca qualcuno. Di questa squadra, forse, nessuno giocherebbe titolare nella rosa che ha vinto il titolo undici anni fa”.

Chi l’ha sorpresa di più?
“Tomori. Il calcio italiano è tosto per un difensore, lui è stato bravissimo a capire subito le cose. Thiago Silva, ad esempio, si allenò a Milanello per un anno prima di giocare partite ufficiali. Lo ha aiutato. L’inglese, invece, si è calato subito alla grande. Stimo anche Tonali, leader vero”.

È un Milan da scudetto?
“Credo di sì. Undici anni senza titolo sono tanti, troppi. Spero di essere allo stadio quando festeggeranno”.

La sua carriera non è andata come sperava.
“Ho avuto un paio di brutti infortuni, il primo alla caviglia e il secondo alla spalla, ma avrei potuto fare di più. Due anni fa sono andato in Finlandia per ritrovarmi, ora sono in Lituania. Vediamo come va”.

Sabato chi decide Cagliari-Milan?
“I tre punti sono fondamentali, poi chi segna segna”.

Magari il suo amico Ibra.
“O forse ancora Kalulu, me l’hanno anche scritto…”.

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