ESCLUSIVA – Simone Barlaam: “Era destino diventassi milanista perchè…”

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Il campione paralimpico Simone Barlaam è stato ospite al nostro consueto appuntamento su Lunch Press

Da dove nasce la tua passione per il Milan: “Alle elementari la mia classe era per la maggior parte tifosa milanista, poi pian piano mi sono cominciato ad appassionare perchè crescendo ho avuto la possibilità di guardare calciatori del calibro di Ibrahimovic, di Pirlo e di Kakà, che è stato il mio calciatore preferito sia come atleta sia come persona. Da lì è iniziato questo amore per il Milan, e una cosa che ho scoperto qualche anno dopo è che mia mamma da giovane usciva nelle compagnie con Gullit e Van Basten. Era un pò destino che diventassi un tifoso rossonero.”

Il tuo idolo chi è stato: “Kakà perchè ho potuto vederlo giocare, ma se parliamo di Van Basten, Shevchenko, Maldini, sono comunque delle leggende rossonere.”

Allo stadio ci vai di frequente: “Ogni tanto si, l’ultima che sono andato a vedere è stata Milan-Liverpool, che purtroppo non è andata bene, ma è comunque stato divertente visto che era da un pò di anni che non andavo allo stadio. Poi San Siro è San Siro.”

Come affronti l’emozione per la presenza del pubblico: “Se c’è tanta folla a me gasa molto, sono un pò come Ibrahimovic, più mi fischiano e più mi gaso! Poi è diverso dal calcio, perchè i fischi li senti solo quando sei fuori dall’acqua, quando sei dentro difficilmente senti la folla.”

Ti condiziona la presenza del pubblico: “A me galvanizza, infatti a Tokyo dove c’era una piscina da 22.000 posti senza pubblico, era quasi peggio che avere il pubblico. Perchè ero solo io con i miei pensieri che rimbombavano nel silenzio che era quasi assordante.”

Come si vive nel villaggio olimpico: “Ci si diverte molto, io purtroppo sono stato a Tokyo nel periodo del covid, e quindi si è perso un pò il dopo gara. Mi ricordo dopo i Mondiali di Londra 2019 c’erano un pò di atleti che si erano trovati in un casinò dopo le gare.”

Cosa si prova a salire sul gradino più alto: “Lì sul momento è difficile rendersene conto, ma io penso di essermi goduto ogni momento, io mi rendevo conto di quello che avevo fatto solo 1 mese dopo le gare. La cosa più difficile è stato vivere con la paura del Covid-19 per tutto il periodo dell’olimpiade.”

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Quante ore ti alleni e quanti sacrifici fai: “Per Tokyo mi allenavo dalle 6 alle 7 ore al giorno, adesso solo dalle 16 alle 17 perchè è un periodo un pò calmo della stagione. Poi adesso sto studiando ingegneria meccanica quindi tra un allenamento e l’altro provo a rimanere a pari con gli studi.”

La vittoria a cui sei più legato: “Oltre all’oro di Tokyo direi il mio primo titolo mondiale, che l’ho dedicato al mio nonno paterno che è venuto a mancare qualche mese prima dell’inizio del mondiale e sono molto legate a quella medaglia.”

Se non avessi fatto nuoto cosa avresti fatto: “Il basket è uno sport che mi appassiona molto, poi a Milano abbiamo l’Olimpia che è una squadra che vince.”

La tua più grande delusione: “Ce ne sono state tante, in questi ultimi anni è stato il 100 dorso perchè non sono riuscito a farla andare bene, però è anche questo il bello dello sport, perchè le sconfitte sono quasi più importanti delle vittorie perchè ti motivano per migliorare e lavorare di più.”

Quali sono i tuoi obiettivi: “A Giugno abbiamo i mondiali in Portogallo che è il primo obiettivo della stagione. Poi cercare sempre di migliorarmi.”

Qual’è la partita del Milan a cui sei più legato: “Forse il primo derby che ho visto a San Siro, e poi la vittoria della Champions contro il Liverpool nel 2007.”

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