Shevchenko: “Con la guerra non ho più pensato al campo”

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L’associazione Nils Liedholm ha deciso di assegnare l’annuale riconoscimento 2022 ad Andriy Shevchenko. La premiazione si è tenuta a Villa Boemia, la tenuta che il tecnico svedese acquistò alla metà degli Anni Settanta e dove visse fino alla sua scomparsa avvenuta nel 2007.

Oltre alle parole già riportate da Radio Rossonera questa mattina, l’ex 7 del Milan si è espresso anche su Valerij Lobanovskyj, suo allenatore alla Dinamo Kiev: “Chiaramente ci sono tanti collegamenti. Io sono cresciuto in Ucraina, per noi il nome di Lobanovskyj è stato sempre importante. Un uomo importante non solo come un grande allenatore, ma anche come una grande persona: un vero signore. Quando sono arrivato in Italia, al Milan, ho sentito di Nils Liedholm e tutti ne parlavano con grande rispetto”.

Poi, Shevchenko torna sulla tragedia che sta vivendo il suo Paese: “Il popolo ucraino in questo momento soffre veramente tanto. La guerra va avanti, e proprio ieri sono stati individuati altri attacchi missilistici. La Russia ha mandato più di ottanta missili in Ucraina per cercare di distruggere le infrastrutture critiche, centrali, che danno una mano alla gente, soprattutto adesso che fa freddo. Meglio sentirsi al caldo e avere luce, però, purtroppo, mi sa che l’inverno sarà molto difficile. Io l’unica cosa che chiedo è di continuare ad aprire il vostro cuore per poter aiutare il mio paese e sostenerlo. Grazie ancora a tutti voi che siete venuti per il supporto che date al mio paese”.

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A margine dell’evento, è stato intervistato da un gruppo di giornalisti: “Un paio di giorni fa si parlava di pace, invece ieri hanno mandato un attacco di missili: la cosa più grande da quando è cominciata la guerra”.

Che messaggio bisogna mandare ai bambini italiani? “Io penso che bisogna dire la verità, ma quel che si sta facendo in Italia… Si sta aprendo il cuore, si accolgono rifugiati ucraini, ci sono tanti fondi. Bisogna dar loro una possibilità di inserirsi bene dentro la comunità e cercare di permettergli di studiare e di conoscere la lingua finché la guerra non sarà finita”.

Infantino della FIFA spera nella pace… “Certo che ho sentito, ho visto. Come ho già detto, tanti leader del mondo si stanno impegnando tanto per riuscire a trovare la pace. Io ho detto oggi che devono fermare il fuoco, uscire dalla nostra terra e lasciare tutti in pace”.

Su Lobanovskyj e i suoi duri carichi di lavoro: “Nei primi due anni di carriera qui a Milano ho dovuto allenarmi un po’ a parte per mantenere i carichi fisici, perché non potevo smettere. Sono stato abituato ad allenarmi in un certo modo, ma per tutto ci vuole tempo. Lo facevo per non perdere la mia forma fisica, poi giustamente mi sono ambientato perché comunque erano allenamenti diversi, anche se comunque difficili. Una frase su di lui? Una sua frase classica è «come ti alleni, ti porti in campo»”.

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Cosa rappresenta questo premio per te? Shevchenko risponde: “È un onore ricevere questo premio, perché si dà non solo per il valore dello sport ma anche per i valori della vita. Per me è un grande onore”.

Conoscevi le Langhe, il vino, i tartufi…? “Sisi, certo. È una zona bellissima, chi non conosce il tartufo nero? (ride, ndr)”.

Per te sono arrivati anche videomessaggi di Ancelotti e Zaccheroni, quanto ti manca il campo? “Ho già detto che da quando è cominciata la guerra non ho potuto mai pensare di tornare a lavorare… Aspettiamo che tutto si fermi. Adesso, piano piano comincerò a pensare di tornare”.

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