Sacchi: “Solo una squadra costante come il Milan finora”

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Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Arrigo Sacchi ha parlato di un duello quello che nessuno si aspettava poche settimane fa: quello tra Milan e Napoli.

Come ha visto i rossoneri in Europa?
«Una partita da 6. Al massimo da 6+. Non è stata una prestazione ottima, insomma».

Il motivo delle difficoltà?
«I rossoneri hanno sofferto i ritmi molto alti imposti dal Salisburgo. In Europa il pressing è il pane di tutte le squadre, tranne che le nostre. Gli austriaci non avevano grandi campioni, erano quasi tutti ragazzi, eppure hanno saputo tenere testa a una formazione come il Milan grazie all’organizzazione, alla compattezza e al ritmo».

Un passo indietro dopo la vittoria nel derby?
«No. Il derby è stato una partita di Serie A e in Italia si gioca in un certo modo, si fa del tatticismo la prima qualità. In Europa è diverso e il Salisburgo ha fatto capire al Milan che c’è bisogno di perfezionarsi. In generale, però, i rossoneri sono sulla strada giusta e mi sono piaciute le parole di Pioli a fine gara. Ha detto che non era pienamente soddisfatto e questo discorso deve entrare nelle teste dei giocatori».

Errori da correggere?
«A volte il Milan si allunga troppo e quando ti allunghi troppo non sei più una squadra, non riesci più a pressare con i tempi giusti, ti mancano i sincronismi, i giocatori sono troppo distanti tra di loro. Ecco, Stefano deve lavorare su questo aspetto».

A parte l’Atalanta che sta lassù, Milan e Napoli sono quelle che stanno avendo il rendimento più costante. Come ai suoi tempi, ricorda?
«Non posso dimenticare, le sfide contro il Napoli di Maradona erano le più attese della stagione. Al mio primo anno, quando abbiamo conquistato lo scudetto, le abbiamo vinte tutt’e due: 4-1 a San Siro e 3-2 al San Paolo. E da Napoli siamo usciti tra gli applausi. Segno che avevamo fatto qualcosa di straordinario».

Del Napoli che ha tramortito il Liverpool che dice?
«Partita strepitosa, anche se bisogna essere onesti: questo Liverpool non è paragonabile a quello della passata stagione. Almeno per adesso. Il Napoli, comunque, è stato eccezionale e ha regalato divertimento alla propria gente».

Quale può essere, in prospettiva, il problema per il Napoli?
«L’aspetto ambientale. Di più: culturale. E’ una piazza dove si è vinto poco e la storia nel calcio ha un peso. Spalletti cerca di insegnare un calcio moderno e questo è molto apprezzabile, però i suoi ragazzi devono essere sempre al massimo come contro il Liverpool. La continuità di rendimento è il vero problema».

Giocatori da cui si aspetta di più?
«Osimhen è una forza della natura, però a volte c’è e a volte non lo vedi… E poi c’è il caso di Zielinski che ha fatto una partita strepitosa contro il Liverpool: sono dieci anni che deve diventare un grandissimo giocatore, che sia la volta buona? L’impressione è che, dopo una super prestazione, ci sia un calo, una sorta di appagamento: è come se la squadra fosse sazia. Ecco, qui Spalletti dovrà lavorare parecchio per trovare quella continuità di rendimento che è fondamentale per arrivare al successo».

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