Sacchi: “Il Milan sembra avere la pancia piena, a volte con eccesso di protagonismo…”

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Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Arrigo Sacchi ha provato a fare il punto sul momento del Milan: si è rotto qualcosa?

Arrigo Sacchi, ora che lo scudetto sembra utopia, la Supercoppa può lenire le ferite di Inter e Milan?
«Per iniziare, lo scudetto non è un’utopia: il campionato non è ancora chiuso. Ma è anche vero che il Napoli gioca un calcio d’élite, mentre altre grandi, compresa l’Inter e a volte il Milan, scelgono scorciatoie, si accontentano. Spalletti insegna che non si può mai puntare sul singolo senza l’aiuto del collettivo. Che è la trama a rendere di successo un film, non gli attori. Anche un’eventuale vittoria in Supercoppa non cambia questa realtà di fondo».

Sacchi, la trama di Milan e Inter è così deludente per lei?
«L’Inter la trama non ce l’ha, punta quasi tutto sul tatticismo. Sabato giocavano contro una squadra inferiore e, dopo una rete iniziale, hanno lasciato il comando al Verona: è umiliante per i giocatori che devono correre indietro e per i tifosi. Il Milan ha investito negli anni meno dell’Inter, anche perché ha forse più fiducia nelle idee, e l’anno scorso ha compiuto un miracolo. Ora, però, si confronta con la precarietà del successo, come accaduto agli azzurri dopo l’Europeo. Quando vinci inaspettatamente, a volte pensi di essere arrivato…».

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Sacchi, il Milan è quindi calato perché ha la pancia piena?
«A volte sembra così, vedo eccesso di protagonismo. Non parlo solo di Leao, è una questione generalizzata. Fare le cose a metà non basta, questa squadra può vincere solo se è un collettivo e spesso non lo è stato: si allunga troppo, le punte faticano. Ma al Milan possiamo chiedere meno degli altri».

In che senso?
«Ha i conti in ordine, mentre giocare dopo aver fatto debiti enormi, come capita a molte altre, non solo all’Inter, significa barare. Il rosso nei conti nasce, però, sempre da un peccato originale: si punta sulla stella per risolvere. Quella costa, mentre il gioco no».

Perché, al di là del gioco, l’Inter pare aver perso un po’ la cattiveria vista contro il Napoli?
«Non è una lotta uno contro uno, il calcio… Il problema è che l’Inter fatica a fare squadra, non c’è al comando un gioco definito a cui affidarsi sempre, che ci si trovi in trasferta o in casa. La vittoria col Napoli è stata pure illusoria: ha dato 3 punti anche se è stata lasciata la palla agli avversari».

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Cosa è Lukaku visto da fuori?
«Lukaku è stato protagonista di un’altra Inter: il suo ritorno non si può giudicare ancora… Ma perché spendere per avere i migliori se poi non si crea, ma si aspetta solo l’errore altrui? Credo che Lukaku abbia il giusto temperamento, ma paghi la sofferenza dell’ultimo anno e mezzo».

E, invece, cosa è De Ketelaere?
«Entra in campo quasi come un perdente. Confuso. Impaurito. Meglio, però, non dare sentenze definitive: gli stranieri hanno sempre bisogno di tempo. Certo, ora sta soffrendo e si vede».

Pensa che Skriniar e Leao saranno distratti dai loro complicati rinnovi?
«L’avidità non rende l’uomo nobile: questo vale per entrambi. Se hai successo nel calcio, guadagni tanto: è un errore volere più soldi. Meglio tenersi l’amore della gente e stare dove ti stai realizzando».

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Sacchi, ma per la Supercoppa conta più per il Milan o per l’Inter?
«Per entrambe, ma non si vince certo mercoledì, solo nel giorno della partita. Si vince per il percorso fatto. E il percorso di entrambe quest’anno poteva essere migliore, dare più emozioni. L’Inter ha valori individuali superiori e forse per questo è favorita. Mentre il Milan può farcela solo se ritrova umiltà ed equilibrio».

E la sfida in panchina?
«Inzaghi è in tutto e per tutto un tattico, uno che gioca sull’errore dell’avversario. Pioli lo era, ma si è evoluto, è diventato finalmente uno stratega, con idee e principi come pilastri. Anche se a volte ricade nelle vecchie tentazioni… A entrambi consiglio coraggio e spregiudicatezza: che vinca chi ne ha di più. Si gioca a un mese dalla finale del Mondiale: facessero divertire solo la metà, avrebbero comunque vinto entrambi».

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