Serra, Milan-Spezia

Rocchi torna sull’episodio Serra: “Solo i giocatori hanno capito”

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Il designatore arbitrale dell’AIA Gianluca Rocchi ha riaperto una ferita importante dal palco del Social Football Summit, quella legata all’episodio del gol annullato a Junior Messias dall’arbitro Serra in Milan-Spezia. Di seguito le sue parole riportate da Tuttosport:

Sull’episodio Serra
“Per quanto riguarda il fischio di Serra contro il Milan, è bello come gli unici a capire il momento sono stati i giocatori stessi. Al di là di tutto quello che si dice al di fuori, solo noi e i giocatori possiamo capire quello che succede in campo. Ai miei tempi poi se arbitravi bene avevi 300 messaggi, se andavi male 2: capivi da quello come era andata la tua partita” .

Sul caso Juventus-Salernitana
“Il comunicato serviva per fare chiarezza. Venivamo accusati di non aver usato una camera che non avevamo. Il sistema non l’aveva. Non potevo crocifiggere un Var e un Avar che non avevano quelle immagini. Se avessero avuto quella camera il risultato sarebbe stato diverso? Probabilmente si. Se questo caso si potrebbe ripetere? Stiamo lavorando affinché non accada. Come? Ci saranno degli strumenti in futuro che ci daranno una mano”.

Sul problema degli arbitri italiani
“Gli arbitri italiani parlano un po’ troppo e chiedo ai ragazzi di farlo meno. Ogni volta che parliamo creiamo tensioni e capannelli. ‘Comizi’ comunque positivi ma a me l’arbitro che parla troppo non piace. Arbitri permalosi? È un detto che c’è sempre stato, ai ragazzi ho chiesto massima severità. A volte abbiamo esagerato anche noi e i ragazzi sono stati troppo aggressivi. Ho chiesto loro di essere educati ma severi. Perché le nostre squadre all’estero si comportano meglio? C’è un rispetto diverso con le istituzioni”.

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Dialoghi pubblici tra arbitro e assistenti possono funzionare?
“Se lo facciamo come il rugby sì, nella F1 sono filtrati. La prima cosa che verrebbe chiesta sarebbe cosa è stato tagliato. È complesso, chi sta in campo e chi sta fuori deve avere una preparazione comunicativa adeguata. Stiamo migliorando tantissimo, anche rispetto all’anno scorso, ma ci vuole ancora tempo. Da parte degli arbitri c’è apertura totale. Non ci sono segreti. Il problema di trasmettere live è che non c’è un filtro. Quello che avviene in campo lo sentirebbe il mondo intero. Perché nel rugby è possibile? C’è un’altra cultura di come lavora l’arbitro, c’è meno stress con un sistema diverso. Gli arbitri italiani stanno lavorando molto per andare verso una comunicazione che sia ascoltabile da tutti, ma stiamo facendo un percorso di crescita. Oggi non potrei mandare un audio live, perché il livello non è ancora adeguato, ma stiamo lavorando tantissimo. Stiamo facendo un lavoro di formazione enorme, in alcuni casi frenarsi non è semplice perché rischi di limitare la tua spontaneità e diventerebbe un problema al contrario. Quanto tempo ci vorrà? Dipende dai risultati, quando ci rendiamo conto di essere pronti. Poi servirà comunque un’autorizzazione generale della Fifa, non possiamo fare come ci pare. L’importante sarà farsi trovare pronti quando sarà il momento”.

Rocchi, ma gli arbitri sono contrari alla tecnologia?
“Mi arrabbio quando dicono che gli arbitri sono contrari alla tecnologia. Gli arbitri sono più che a favore. L’arbitro ha come primo obiettivo prendersi cura della partita, del risultato – che sia il più trasparente facendo rispettare le regole senza guardare in faccia nessuno – e del calciatore affinché non si faccia male. Deve garantire che quel risultato non dipende dalle loro decisioni. L’unico obiettivo è quello di non sbagliare, ed è una lotta continua costante e quotidiana contro gli errori. Il supporto della tecnologia per noi è stato un sollievo. Senza nessuno che ti aiuti da fuori è complicato. Per un arbitro avere qualcuno che ti dice qualcosa che hai sbagliato non è il massimo della vita. Non è piacevole, l’arbitro che non sta male per un proprio errore non è un arbitro. Il Var è un arbitro o che ha arbitrato fino al giorno prima ma deve avere tanta esperienza con la tecnologia. Un grande arbitro da Var può diventarlo anche chi non ha talento ma studia e lavora”.

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Serra, Milan-Spezia
Photocredits: acmilan.com

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