Papin: “Benzema o Lewandowski? Ve lo dico io”

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Intervistato da Tuttosport, l’ex bomber rossonero Jean-Pierre Papin ha provato a giocare il clasico tra Benzema e Lewandowski. Non dimenticandosi ovviamente dei giorni passati in rossonero…

Benzema è il classico 9 e mezzo.
«Karim è diverso, un attaccante completo che sa giocare sia assieme a una punta che da solo al centro dell’attacco. A lui piace segnare, Lewandowski, invece, vive per il gol. Benzema è stato molto intelligente: quando giocava assieme a Cristiano Ronaldo si è messo a sua disposizione e ha fatto benissimo. Poi, quando CR7 è andato via è stato bravo a diventare lui il nuovo leader, l’uomo squadra, quello in grado di vincere le partite da solo».

Di­fficile non convocare in Nazionale uno così.
«Difficile e ingiusto. Non era più possibile ignorarlo dopo la stagione che aveva fatto. Detto questo, la decisione spetta a Deschamps, sebbene non conosca bene le ragioni della sua esclusione né quali siano stati i motivi che lo abbiano portato a riconsiderare la sua posizione. O forse sì, perché Karim è un calciatore incredibile e in Nazionale devono giocare tutti i calciatori incredibili sui quali puoi contare».

Crede che il Barça abbia fatto bene a scommettere su un attaccante di 34 anni?
«Assolutamente sì perché Lewandowski è uno che i gol li ha fatti sempre e continuerà a farli anche a Barcellona. L’importante è che la squadra giochi per lui così come faceva il Bayern Monaco».

Karim e Lewa ricevono il testimone da CR7 e Leo, anche loro duri a “morire”.
«Le carriere oggi si sono allungate perché i calciatori sono seri, seri, seri».

Divagazione. Crede ancora nel tridente Messi-Neymar-Mbappé?
«Ci spero, più che altro, così come ci sperano tutti perché sulla qualità dei tre calciatori non si discute: sono incredibili. Il problema per la loro squadra è che farli giocare assieme può essere complicato».

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Da allenatore preferisce gli attaccanti generosi o i goleador?
«Entrambi. Li voglio tutti e due. Quando uno fa gol m’importa poco se gioca anche per la squadra. Il compito dell’allenatore dev’essere quello di metterlo nelle migliori condizioni possibili. Basta che poi faccia gol…».

A Lewandowski gli hanno rubato un Pallone d’Oro…
«Sì, l’anno scorso lo meritava lui».

Quest’anno, invece, è il turno di Karim.
«Senza dubbio».

Chi è secondo lei il centravanti più forte della storia?
«Difficile fare un solo nome. Il calciatore più forte, probabilmente, è stato Pelé. Per quanto riguarda i centravanti, invece, ho giocato con Van Basten che era fortissimo, ma mi piacevano molto anche Butragueño e Lineker. E anche un certo Papin. Oggi, invece, dico Benzema, Lewandowski e Mbappé».

Il suo Milan era tanta roba.
«È stato un privilegio giocare in quella squadra perché quel Milan era incredibile. Una squadra che non perdeva mai che giocava sempre per fare gol. Ho tanti bei ricordi di quel periodo, sia in campo che fuori. Tutti ricordano il mio gol al Porto che è stato bello e importante, ma nel calcio quello che conta è vincere titoli e noi in quei due anni abbiamo conquistato due campionati e una Coppa dei Campioni perdendone un’altra soltanto in finale contro l’Olympique di Marsiglia».

Sente ancora qualcuno dei suoi ex compagni?
«Quello con cui parlo spesso è Marco Simone, ma sono in contatto con tutti perché, oltre a essere compagni di squadra, eravamo amici. E l’amicizia è sempre molto importante in uno spogliatoio perché per un amico corri di più».

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