Marelli: “L’AIA ha due problemi: formazione e vocazione”

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Intervistato dal Corriere dello Sport, l’ex arbitro e opinionista Luca Marelli ha commentato il brutto momento dei fischietti italiani.

Che cosa sta succedendo? Crisi di vocazioni o debolezze nella formazione dei nuovi arbitri?
“Secondo me soprattutto una questione di formazione. Per dodici anni nelle sezioni si è parlato più di politica che di tecnica. La sezione dovrebbe essere un luogo di apprendimento e invece si trattavano tutt’altri argomenti. Non voglio approfondire. Mi sembra che non la nuova dirigenza dell’AIA si stiano facendi passi avanti, però Rocchi si è trovato ad affrontare un’emergenza. Non è un caso abbia lanciato tanti giovani. Ovviamenti questi, i vari Marinelli, Marchetti, Masini, sono più un investimento per il futuro che una sicurezza per il presente. Bisogna lasciare tempo al designatore, che ha fatto un gran lavoro quest’anno. E lo dice uno che dev’essere critico per missione professionale”.

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Formazione a parte, non sembra che nei ragazzi ci sia tutta questa voglia di diventare arbitri
“Quello delle vocazioni è un altro grave problema. Trentalange ha ereditato un’Aia dai numeri molto, molto inferiori a quelli della fase precedente. Nel 2009 avevamo circa 34.000 arbitri, oggi ne abbiamo 29.000. Significa pescare il futuro da un serbatoio il 15% più piccolo. Avere ancora Orsato come top italiano a 46 anni non è positivo. Rocchi sta rischiando molto con i suoi giovani, ma è necessario”.

Il paradosso del VAR: invece di abituarsi allo strumento, gli arbitri ne sembrano sempre più vittime.
“Solo percezione. I dati dell’AIA dicono invece che le decisioni corrette sono intorno al 95%. In questa stagione gli errori accertati sono 13, su un centinaio di decisioni cambiate. Dopo quattro anni e mezzo ancora si considera il VAR una moviola in campo, e non lo è. Ovvio che il rigore negato a Belotti contro l’Inter resta uno sbaglio grave. La soluzione migliore è la separazione delle carriere”.

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