Maldini: “Buone possibilità per il rinnovo di Leao, anche se…”

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Intervistato sulle colonne della Gazzetta dello Sport, il Direttore dell’Area Tecnica del Milan Paolo Maldini ha scoperto le carte sul rinnovo di contratto di Rafael Leao. Diverse dichiarazioni dell’ex difensore sono state rilasciate ieri pomeriggio, quando è stato super-ospite al Festival dello Sport di Trento, organizzato ovviamente dalla Gazzetta dello Sport (QUI per l’intervista integrale).

Lo scudetto 2022 avrà sempre un posto nella vita di Paolo Maldini. Chiudendo gli occhi, quali immagini tornano in mente?
«Il giorno di agosto in cui ho firmato per il Milan. I momenti di difficoltà, in cui non mi sentivo né pronto né adeguato. Poi l’ultima partita e la festa in piazza Duomo».

Il tema più delicato nel post-scudetto: il rinnovo di Rafael Leao. Qual è la situazione?
«Leao ha una situazione difficile che deriva dal passaggio al Lilla, questo lo sta condizionando molto e ha fatto sì che i nostri interlocutori spesso siano cambiati. Rafa però è grato a noi e a me interessa quello che ci dice lui».

E lui che cosa dice?
«Rafa capisce che il percorso nei prossimi anni deve essere al Milan, lo capisce e ce lo dice. Poi ci sarà una trattativa ma noi sappiamo che i giocatori forti vanno pagati per il loro valore. Se la squadra crescerà ancora, Leao avrà tutto per competere al massimo. Poi certo, non esiste un incedibile per tutte le squadre del mondo».

Possiamo dire che ci sono buone possibilità di trovare un accordo con lui e lo Sporting?
«Sì, con lui sì. Con lo Sporting Lisbona noi non c’entriamo nulla».

Intanto, avete puntato su De Ketelaere. Perché lui?
«A dire la verità, noi abbiamo provato a prendere Botman. In quel caso, per la trequarti avremmo virato su un prestito. L’idea era non prendere giocatori medi, noi dobbiamo prendere giocatori di grandissima prospettiva e Charles è uno di loro. Dobbiamo aspettarlo ma abbiamo pochissimi dubbi su di lui».

Per Maldini è un giocatore forte, si può dire?
«Sì, è forte da tanti punti di vista, è 1.92, è forte di gambe, è forte di testa, ha caratteristiche di altissimo livello».

Ibrahimovic invece come sta?
«Al rinnovo, gli abbiamo detto subito che deve considerarsi un calciatore al 100%. Ha un po’ questa ansia di dover smettere ma deve stare tranquillo, la vita gli ha sempre sorriso».

Che farà dopo, nella vita?
«Farà Zlatan. Punto. Quello è il suo ruolo».

E Giroud, l’uomo del momento, che giocatore è?
«Giroud è un campione. Ha vinto un Mondiale, è esemplare, umile, lavora duro. E nei momenti difficili, chi viene fuori? Il campione».

Giroud è stato preso da Maldini e Massara per un milione. Si può raccontare un dietro le quinte di questa coppia di successo ma silenziosa?
«Ricky ha la mia età e una visione diversa dalla mia. È un grandissimo conoscitore di calcio e un grandissimo lavoratore, condivide i miei principi della vita. Viviamo in simbiosi, siamo una coppia di fatto».

C’è un giocatore che vi ha fatto litigare?
«Vi faccio un esempio diverso: Kjaer. A me piaceva ma non lo conoscevo nei dettagli, invece lui ha insistito davvero molto per prenderlo».

Esiste un calciatore per cui avete detto un no, ancora non pubblico, a una straniera?
«Beh, c’è stato un “non vi presentate neanche”».

Per Theo?
«Lo avete detto voi… Beh, non solo per lui, anche per altri. Se poi si presenteranno, vedremo: i più forti vorremmo tenerli, non abbiamo bisogno di cedere, ma gli incedibili non esistono più».

Un’estate fa non avevate grande budget, eppure è noto il messaggio mandato a Gordon Singer a Natale 2021: vinciamo lo scudetto.
«C’era una idea da trasmettere, l’idea che potevano vincere. Io sono un grande sognatore. A Natale non avevamo budget, poi la Juve ha preso Vlahovic, l’Inter Gosens e allora un piccolo budget è spuntato. Io allora ho detto “non lo voglio, siamo forti così”. La cosa bella dello scudetto scorso è questa, tutti sono stati protagonisti, anche Tatarusanu e mio figlio Daniel. Nessuno è rimasto a margine, grazie anche a Pioli che in questo è veramente fantastico».

A proposito, com’è Pioli nel privato di Milanello?
«Di lui non conoscevo la carica, l’energia che sprigiona. E’ incredibile. Non prende alibi, è un leader nato, ci diciamo le cose e allora discutiamo, litighiamo, Stefano è un sanguigno».

Dai Singer a Cardinale. Com’è questo personaggio che ancora non conosciamo?
«Gerry ha energia e ascolta, questo mi piace molto. L’idea trasmessa è di continuità tra Elliott e RedBird, che ha preso un club risanato e adesso dovrebbe riuscire a risalire verso obiettivi più grandi».

Cardinale ha fatto promesse?
«Io non ho promesse, ma posso farne una: non andremo mai oltre i limiti economici. Per competere, dovremo aumentare i nostri ricavi e il nostro monte ingaggi. In questi tre anni i ricavi sono molto aumentati, è normale che ora si debba andare anche a investire. Siccome si parla di continuità tra proprietà, è arrivato il momento, con gradualità, di rispettare il progetto che prevede un incremento dello sforzo economico in base ai ricavi. Non faremo niente che non sia nelle nostre possibilità economiche. La ventesima della Premier ha budget superiore al nostro, noi abbiamo storia e più idee».

Altri tempi rispetto a Berlusconi. Il presidente si fa sentire?
«Mi ha chiamato ultimamente per consigliarmi un acquisto, ma non vi dirò mai quale… Spesso chiama Pioli e la cosa che consiglia più spesso è non giocare troppo col portiere, cosa che noi facciamo. Quando Maignan rilancia a 80 metri e facciamo gol, dice “avete visto?»”.

E Galliani? Qui al Festival ha detto parole bellissime sulla famiglia Maldini.
«Galliani è milanista, ma milanista milanista. Vi racconto questa: quando l’arbitro non ci ha dato quel gol con lo Spezia, dopo 15 giorni è andato ad arbitrare il Monza. Entrato in spogliatoio, Galliani lo ha travolto: “Ma come si permette?”. Negli anni io e Galliani abbiamo avuto qualche incomprensione ma ora il rapporto è fantastico. La nostra era una visione un po’ miope di chi fosse l’altro, ora devo dire che è un grandissimo dirigente. Lunga vita a Galliani».

Sentite di essere pronti per le grandi notti europee di primavera, come ai loro tempi?
«La voglia c’è: siamo il Milan e la storia parla per noi. Siamo più forti del 2021 anche se no, non siamo pronti ad arrivare sempre in semifinale o finale. E’ un discorso matematico: se hai ricavi di un certo tipo, arrivi a un certo risultato».

I ricavi chiamano il discorso stadio. Meglio uno stadio con l’Inter o da soli?
«Non è un problema condividere lo stadio. San Siro è pieno di ricordi per me e i milanisti ma la domanda è un’altra: vogliamo vivere di ricordi o creare qualcosa di nuovo?».

Quello che resta invece è il ruolo di Paolo Maldini, garante dei milanisti.
«Mi sento un garante del tifoso, lo sento più di tanti altri e sì, è questo che mi piace del mio ruolo».

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Photocredits: acmilan.com

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