L’ex Milan e l’aneddoto su Leao: “Era timido e silenzioso, poi…”

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Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, l’ex terzino di Milan e Nazionale croata Ivan Strinic ha parlato della sfida di stasera tra i rossoneri e la Dinamo Zagabria, aggiungendo qualche aneddoto sul suo anno a Milanello.

Ivan, lei conosce molto bene il mister.
“Mi convocò a Euro 2016. In Croazia è visto come un fenomeno perché ha allenato la nazionale. Di sicuro avrà preparato la partita nei minimi dettagli. Ricordo sedute video infinite per analizzare l’avversario e ore di allenamenti tattici. Nel 2016 uscimmo agli ottavi contro il Portogallo, un bel percorso”.

E la Dinamo? Il Milan cos’ha da temere?
“L’effetto sorpresa. Non hanno nulla da perdere e lo hanno dimostrato battendo il Chelsea, ma anche qualche anno fa contro l’Atalanta, con un bel poker. Sulla carta non c’è partita, ma mai dire mai”.

Il più pericoloso resta Orsic, il giustiziere della Dea.
“Forte forte lui, ma non è il solo. Occhio anche a Martin Baturina, il numero 10, fantasista dai bei piedi. E poi c’è il solito Bruno Petkovic. Lui l’Italia la conosce bene, ha giocato a Bologna e a Trapani. Può lasciare il segno”.

Quindi non vanno sottovalutati.
“Assolutamente no. Tra i giocatori da tenere d’occhio cito anche Adami, il capitano, titolare in Italia-Macedonia tra l’altro…”.

Domani non ci sarà il suo amico Rebic.
“Un peccato. Lui è così, silenzioso e forte. Si accede all’improvviso. A Milano sta alla grande, spesso mi racconta il mondo rossonero”.

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Ah sì? E cosa le dice?
“Ad esempio che l’arrivo di Ibra, unito a quelli di Maldini e Massara, ha cambiato ogni cosa. Ante cita soprattutto lo svedese. “C’è stato un prima e un dopo Zlatan”, dice. Parla di mentalità, di leadership. Loro tre, insieme a Boban, hanno costruito una grande squadra. Spero vinca di nuovo lo scudetto”.

Lei ha incrociato anche Theo, Leao e Bennacer.
“Ci siamo allenati insieme qualche mese nel 2019, prima che dicessi basta con il calcio giocato. Ricordo Rafael col sorriso. Era timido, silenzioso, chiedeva il permesso per fare qualsiasi cosa. Anche i capelli erano diversi. Ora è un leader tecnico di alto livello. Il giocatore più forte della Serie A”.

Sarà lui l’uomo in più contro la Dinamo, quindi?
“Penso di sì, ma se devo citarne un altro allora dico Calabria. Anche lui è cresciuto molto. Nel 2018-’19 eravamo sempre in camera insieme. Lui aveva 22 anni, io 33, mettevamo la musica ad alto volume e scherzavamo insieme. Oggi è il capitano di una squadra di fenomeni”.

Al Milan nessuna presenza, ma tanti problemi.
“Decisamente. All’inizio ho avuto un problema al cuore, poi ho subito 2-3 infortuni fastidiosi, soprattutto muscolari. A fine stagione parlai a lungo con Boban del mio futuro e di ciò che avevo passato. Non riuscivo più ad andare avanti”.

Così a 33 anni ha detto stop.
“Quando sono tornato a Spalato ho iniziato a stare di più in famiglia, ad accompagnare i miei figli all’asilo e a stare di più a casa, così ho detto stop. Potevo giocare in Croazia o in Bulgaria, ma ho pensato “chi me lo fa fare?”. Quando mentalmente dici stop, poi è tosta ricominciare”.

Impossibile, quindi, non chiederle della sua ultima partita tra i pro’.
“15 luglio 2018. Francia-Croazia 4-2. Noi, talenti e amici, a un centimetro dal sogno. Nonostante sia un rimpianto, di sicuro il più grande della mia carriera, quel giorno resta unico. La nostra è stata un generazione di fenomeni guidata da un grande c.t., Zlatko Dalic, uno che mi fece giocare nonostante mesi di panchina con la Samp. Da gennaio a maggio avrò giocato due partite, finii fuori squadra per aver firmato con il Milan, ma Dalic mi diede fiducia”.

In futuro farà l’allenatore?
“Ancora non lo so. Vorrei prendere il patentino per insegnare qualcosa ai bambini, ma è presto. Ora mi sto occupando di alcune attività immobiliari a Spalato, vicino al mare. Ho tanti progetti, vediamo cosa mi riserverà la vita”.

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photocredits: acmilan.com

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