“Il Milan che funziona è un esempio scomodo”: l’analisi del giornalista

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In un editoriale sulla Gazzetta dello Sport, Franco Arturi elogia il progetto del Milan: “Spendere tanto? C’è un’altra via per vincere”.

“E alla fine di un bel giro di amichevoli toste, lo squillo vero di luglio è il 2-0, molto stretto, con cui il Milan ha sbancato il Velodrome di Marsiglia, che è pur sempre una delle prime due-tre squadre di Francia. Ma guarda. Eppure finora, per la lotta dello scudetto, si era parlato soprattutto di altri. Le sfortune della Juve, certo. I problemini tattici ancora da risolvere in casa Inter, naturale. Le critiche al Mourinho romanista per aver messo per un tempo la squadra in difesa dell’1-0 al Tottenham, forse esagerate, accidenti. Tutto vero. Però anche al Milan mancavano almeno tre pedine-chiave, a partire da De Ketelaere, acquisto di lusso per le casse di Redbird-Elliot, ma non per chi paga Vlahovic 81,6 milioni o il prestito di Lukaku per una stagione più di 20 milioni. Eppure quei 90 minuti, molto più del 2-0 finale, dicono che gli addetti ai lavori soffrono di forte presbiopia: non vedono ciò che hanno sotto gli occhi. Non si accorgono che l’impianto di gioco di Pioli è vincente, a partire dal recupero della palla nella metà campo avversaria, il segreto di Pulcinella grazie al quale il Milan ha vinto lo scudetto: andate a rivedervi i gol di Giroud nel derby o quelli decisivi nel finale, dalla Lazio al Sassuolo. Il Marsiglia è stato soffocato in questo modo nel primo tempo. Ma c’è altro che rende inaccettabile, per dirigenti, operatori di mercato e tifosi, la forza del Milan.”

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“Perché non si può proprio accettare che Messias sia davvero forte e segni gol di questo genere, al termine di una azione in linea da applausi, e che poi regali assist d’oro. Ed è stata per lui una delle prime operazioni di mercato del Milan: l’ex scaricatore di frigoriferi brasiliano è stato riscattato per una manciata di milioni. C’è chi ne spende 50 ma non è sicurissimo di aver preso meglio. Tanti altri nomi sono inaccettabili in un Milan d’alto livello: da Maignan (al posto di Donnarumma) a Kalulu, da Calabria a Saelemaekers, da Krunic a Bennacer. E non è che ci fosse la fila davanti alla porta di Giroud e Adli. Avete compreso il giochino dialettico: chi giudica perfino deludente una campagna acquisti da 100 milioni avverte il cammino del Milan come una possessione del Diavolo, da combattere con l’esorcista. Non sia mai, infatti, che ci si renda conto, una volta per tutte, che c’è un’altra via per vincere. Il modello Maldini-Massara è avvertito come un pericolo dall’ambiente, tifosi compresi, per questo anche nella stagione che sta per cominciare i pronostici corrono altrove. E c’è un’altra eresia a far paura: i giocatori del Milan visibilmente si divertono in campo ed è bello guardarli quando si esprimono al meglio. Le parole chiave “equilibrio” e “corto muso” paiono entusiasmare meno. Questo vuol dire che lo scudetto resterà automaticamente dove si trova? Certo che no: Di Maria e Lukaku sono molto forti, e anche Dybala. Tutti i giochi sono aperti. Ma tutti, appunto, Milan compreso. E chi teme che i rossoneri possano cadere in pause da appagamento o crisi di umiltà, non era a Marsiglia. P.s.: anche gli oltre 60 mila tifosi, ovviamente quasi tutti francesi, del Velodrome sono un segnale da non sottovalutare. Il Milan è tornato a fare richiamo in Europa. De resto De Ketelaere aveva la porta spalancata per la Premier, invece oggi sarà a Milanello…”

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photocredits: acmilan.com

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