Gazidis: “Venendo al Milan ho accettato una sfida impossibile”

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Interviste – L’attuale amministratore delegato del Milan è stato intervistato dal The Guardian. Nell’intervista rilasciata, ha percorso il suo cammino da prima di arrivare in rossonero fino al futuro del club.

Queste le sue parole sulla vittoria dello Scudetto: “Ci vuole un po’ di tempo per capirne il significato. Dopo la vittoria per 3-0 con il Sassuolo e la vittoria del campionato c’è stata subito grande euforia. Ma poi ti rendi conto che questo è un risultato davvero monumentale, non solo per quello che abbiamo fatto, ma per come l’abbiamo fatto: è molto diverso. Già all’inizio della stagione credevamo di aver creato qualcosa di speciale sulla base dell’idea di costruire un nuovo Milan attorno a una squadra molto giovane. Penso sia la squadra più giovane della storia moderna a vincere lo scudetto e una delle più giovani d’Europa. C’è anche unità di intenti all’interno del club e con i tifosi”.

Nel 2018 lui ed Elliott approdano al Milan: “Non è stato il mio rapporto con Gordon (Singer, ndr) a convincermi. Mi piaceva l’idea di fare qualcosa di stimolante in un nuovo ambiente, anche imparando l’italiano e una diversa cultura calcistica. E c’era l’idea romantica che potessimo riportare in alto il Milan: la gente diceva che era impossibile”.

Non è sempre stato visto bene dai tifosi, specie all’inizio: “Ci si era scordati che il mio background in realtà nasce dall’area tecnica. Il mio compito nella MLS, per 15 anni, era ingaggiare tutti i calciatori che hanno giocato in quel campionato e tutto ciò che è successo dentro le ‘linee bianche’ era una mia responsabilità. Ho sempre pensato alla strategia e a cosa dovevamo fare con il campionato nel suo insieme. La mia esperienza calcistica, dunque, è stata di natura tecnica. All’Arsenal, Wenger aveva il controllo completo della parte tecnica. E giustamente, in virtù della sua immensa esperienza. Venendo al Milan, molti mi hanno visto come ‘il sudafricano’, che sta per ‘non sa niente di calcio’. Penso che la sensazione fosse: ‘Ecco questo tizio che non sa niente di calcio, che non parla italiano e che rappresenta un hedge fund di New York'”.

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Su Maldini e la necessità di proporre nuove idee: “Il Milan è anche sinonimo di nuove idee. Basti pensare ad Arrigo Sacchi, che qui ha reinventato il calcio. La nostra nuova visione era quella di trovare giocatori che non fossero già grandi nomi. Abbiamo ingaggiato anche giocatori di squadre retrocesse. O altri che erano stati scartati o che non avevano un percorso di sviluppo. Li abbiamo identificati utilizzando moderni analisi e metodi di scouting. Poi abbiamo creato un ambiente in cui Paolo Maldini li ha ‘investiti’ dei valori del Milan. Quella combinazione ha reso il progetto un successo. Così come il fatto che abbiamo avuto coraggio nel portare avanti le nostre convinzioni ad ogni passo”.

Sui valori del calcio: “Senza valori il calcio è vuoto. Così diventano solo 22 milionari che prendono a calci una palla su un pezzo d’erba. Il calcio è un sentimento di comunità e di valori comuni. Io non mi preoccupo per Manchester City, PSG o Newcastle, perché hanno una proprietà incredibilmente solidale. Mi preoccupo per il resto del calcio. È molto più potente creare qualcosa piuttosto che pregare che un individuo ricco o uno stato nazionale ti salvi. È molto importante per tutti noi pensare a questo e spostare il calcio verso un modello più sostenibile, in cui tutti possano partecipare. E in più, che si basi davvero sul merito delle idee piuttosto che sulla disponibilità di denaro”.

Sul futuro del Milan e la possibile cessione: “Ci sono discussioni in atto. Elliott non ha cercato di vendere, sono gli altri che sono andati da loro. Ci sono due gruppi che amano e credono nel modo in cui è stata costruito il Milan moderno. Quindi, indipendentemente dal fatto che Elliott rimanga o che uno di questi gruppi subentri, il progetto avrà continuità. Se resto come CEO? Rimarrei sicuramente per l’immediato futuro”.

Parla poi dei tifosi rossoneri, a lui vicino anche nel momento personalmente più difficile: “Ho sentito un vero senso di appartenenza e sono profondamente grato”.

Infine, sul mix giovani/esperti nel progetto Milan: “Abbiamo 20 o 30 storie che hanno tutte un arco di redenzione o un aspetto nuovo. Tutti i calciatori hanno contribuito a questa nuova storia del club, la quale si sta trasformando in qualcosa di davvero potente”.

photocredits: acmilan.com

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