Donnarumma

Donnarumma: “Voglio vincere con l’Italia e voglio il pallone d’oro”

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Donnarumma ha rotto il silenzio e ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Red Bull. Il portiere della nazionale ha spaziato dal suo passato al presente parlando anche dei suoi sogni.

Il portiere promesso sposo del Paris Saint-Germain ha parlato della sua infanzia: “Io abito a Pompei e dormivo con mia sorella perché mio fratello era già fuori. Nella mia cameretta avevo i poster di Buffon, Dida che sono sempre stati i miei idoli. Avevo una cameretta tutta tappezzata di oggetti del calcio. Con mia sorella ho un bellissimo rapporto, è la mia vita. Mi coccolava sempre anche perchè sono il più piccolo della casa“.

Il focus si è poi spostato sugli inizi tra i pali: “All’inizio il mio allenamento non era un allenamento fatto bene e ben strutturato. Era più divertimento dove mi calciavano in porta e non avevo paura. Era molto divertente, quando sei piccolo ti devi divertire. Ho dei bellissimi ricordi di quei momenti. Quando sto riposando mi piace pensare ai momenti belli e anche a quelli brutti che ti insegnano tanto e che ti danno la forza per andare avanti verso i tuoi obbiettivi. Avevo cinque anni quando mio zio, che allenava mio fratello, mi ha portato al campo. Da lì è nata la mia passione per il ruolo del portiere. Il momento più bello è stato il mio primo giorno in porta dove mio zio calciava e io mi tuffavo. Non ho mai avuto paura, ero uno spericolato e forse per questo ho deciso di stare in porta”

Il portiere di Castellammare di Stabia ha poi parlato della sua prima squadra, degli allenatori e di quanto ha pesato la sua famiglia nel suo percorso: “Giocavo al Club Napoli di Castellammare dai 5 anni fino ai 13. All’inizio era un campo di terra battuta e poi abbiamo avuto il sintetico. All’inizio non è stato facile buttarsi su un campo di terra battuta ma lo facevo con grande passione. Andavo a scuola alla mattina e poi non vedevo l’ora di andare al campo perchè era tutto per me. Anche quando pioveva che annullavano allenamento, piangevo e volevo andare. All’inizio c’era mio zio che è stato importantissimo per me. Poi ho iniziato ad allenarmi con mister Ernesto Ferraro che è come un nonno per me. Devo tutto a lui perchè mi ha insegnato a stare in campo e portare rispetto. A mio padre poi devo tutto perchè mi ha insegnato l’umiltà e il sacrificio e se sono qui è anche grazie a lui come per mia mamma. Mio papà faceva il falegname e a volta lo aiutavo. Se sono qui è grazie ai miei genitori”

Si è parlato poi dei sogni da bambino fino all’arrivo a Milano e al Milan: “Il mio sogno da bambino è vincere il mondiale con la maglia azzurra. Mister Ferraro credeva in me e mi diceva che con la passione e il lavoro avrei potuto giocare in nazionale e in Serie A. Per me era un sogno ma vedevo lui che era molto convinto e andavo fuori a provare con le società e da lì quando ho ricevuto la chiamata, sono salito a 13 anni. La prima volta che sono salito dalla Campania a Milano è stato emozionante ma duro. Mia mamma piangeva tantissimo e cercavo di dare forza e mi ripetevo di non mollare. Sono andato in stazione con altri tre amici che dovevano salire con me ed erano stati acquistati dal Milan. Il viaggio è passato in fretta tra foto e musica napoletana e qualche giretto per il treno. Ero emozionato ma anche un po’ giù di morale perchè andavo in una nuova città ma che non conoscevo. Siamo arrivati a Milano e sono venuti a prenderci subito per partire per il ritiro a Pinzolo. Era la prima volta in montagna ed è stato un po’ un trauma. Eravamo in un residence e i primi giorni svegliarsi e non trovarsi a casa è stata dura. Durante la giornata ti dimenticavi un pochino ma alla mattina mi mancava tantissimo casa. Però ce l’abbiamo fatta”

Sull’ambiente trovato al Milan appena arrivato nelle giovanili: “Non è stato facile lasciare casa ma al Milan ho trovato un ambiente incredibile. Nel settore giovanile sono stato benissimo e ci hanno un convitto dove ti fanno sentire casa. Avevamo orari precisi ma senza regole rigide che però erano giuste perchè eravamo piccoli. Nei momenti di difficoltà stavo sempre con i compagni ma ne è valsa la pena”

Sul tempo libero da ragazzo: “Io sono appassionato di videogame e ci trovavamo in stanza a giocare. Non potevamo giocare tantissimo perchè il giorno dopo avevamo scuola e poi allenamento. Non c’era molto tempo per fare altro. Facevamo tante sfide e qualche joystick si è rotto (ride, ndr)”

Donnarumma ha poi ricordato il percorso nelle giovanili del Milan e come ha reagito alla notizia dell’esordio: “Ho giocato metà anno con i giovanissimi nazionali e metà con gli allievi. Poi ho cominciato con la Beretti e mi alternavo in Primavera. Il terzo anno sono andato al ritiro in prima squadre e a ottobre ho esordito in Serie A. Dopo le fasi finali in Primavera mi hanno chiamato e mi hanno detto che avrei fatto il terzo portiere. Poi è successo quel che è successo. Il giorno dell’esordio è stato emozionante e sentivo che c’era qualcosa di diverso in quella settimana. Arrivo al sabato alla rifinitura tranquillo e mi chiama il mister. Mi aveva chiesto se avessi avuto paura a giocare e sapeva che gli avrei risposto di no anche perchè anche se non avevo mai giocato non vedevo l’ora che arrivasse quel momento. Mi ha fatto un discorso, mi ha detto che mi dava fiducia e che ha visto che ero il più forte. Lo ringrazierò sempre tantissimo. E’ stato un pomeriggio lungo. Sono entrato in campo e ho fatto la rifinitura. Per la prima volta ero dall’altra parte ed ero molto emozionato. Quell’allenamento è stato uno dei momenti più emozionanti”

Su come la famiglia ha reagito all’esordio in A: “Ho chiamato mio padre e gli ho detto che avrei giocato e quindi sarebbe dovuto salire per venire a vedermi. Ha preso il primo treno ed è salito a Milano. Con la mia famiglia ho un rapporto incredibile e questo mi ha dato fiducia per restare a Milano

Sulla sua reazione al gol subito da Berardi nella partita d’esordio: “Nella prima partita prendo gol da Berardi del Sassuolo sul mio palo. Dopo un errore così continui a pensarci. Già l’adrenalina della partita ti rende difficile dormire e poi quando c’è un errore continui a pensare a cosa avresti potuto fare. Il giorno dopo arrivo al cempo un po’ demoralizzato, mi chiama Sinisa e mi fa vedere questo gol che ha fatto lui a Toldo sul suo palo e mi ha detto ‘anche i migliori prendono gol sul proprio palo, stai tranquillo e continua a fare come stai facendo che hai tutta la mia fiducia’. Quelle parole sono state molto importanti”

Sulla sua leadership: “Ho sempre pensato che lavorare con umiltà e sacrificio mi avrebbe aiutato a crescere. Lavorare con passione mi ha sempre aiutato e ora le partite le vivo serenamente. Gioco tra i professionisti da 6 anni e questo mi ha portato a farmi sentire un po’ di più anche se sono giovane. Mi ascoltano in spogliatoio anche se sono tra i più giovani o almeno lo spero. E’ giusto che il portiere da dietro si faccia sentire e comandi la difesa. Fai sentire i difensori sicuri e loro fanno sentire sicuro me. Mi danno fiducia e questo è importante”

Sulle abitudini serali e sui sogni per la sua carriera: “La sera quando sono a letto mi metto a guardare qualche partita ma non sempre. Mi piace più guardare partite che sono andate bene più che quelle male. E’ giusto però imparare sia dalle cose fatte bene che quelle fatte male anche perchè si dice che la parata più importante è la prossima. Penso al presente e non guardo al futuro. Spero di essere in campo il più possibile e a 40 anni di dare ancora una mano ai miei compagni in campo”

I suoi obiettivi personali: “Il mio obiettivo è vincere più trofei possibili, vincere con la maglia azzurra e magari un giorno anche vincere il pallone d’oro. Io ce la metterò tutta ma poi vedremo quello che succederà. Non si finisce mai di imparare e giorno dopo giorno si apprendono cose nuove”.

In conclusione un divertente passaggio sulle sue paure: “Ho paura delle lucertole e dell’aereo (ride,ndr) ma sto provando a superarla”.

photocredits twitter.com/Vivo_Azzurro

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