De Ketelaere sarà il nuovo “golden boy” del Milan? L’opinione del giornalista

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In un editoriale sulle colonne della Gazzetta dello Sport di oggi, il giornalista Alessandro De Calò ha parlato dell’attesissimo esordio da titolare di Charles De Ketelaere con la maglia del Milan.

“È un momento-De Ketelaere, diciamo così. C’è grande attesa. Vale per i rossoneri, ma conviene a tutto il nostro calcio misurare la luce di un nuovo gioiello. Occhi puntati su San Siro e ricordi che rimandano ad altri inizi importanti, vecchie partite, storie di notti andate. Milan-Bologna sarebbe un match fra i tanti se non ci fosse lui, il “golden boy” venuto dalla Venezia del Belgio. È alla prima da titolare nella Scala del calcio, salvo scherzi dell’ultima ora. De Ketelaere ha classe, genio, stile. Fa sembrare semplici le cose difficili. Sul campo disegna eleganza. L’eleganza è un timbro che lo sradica dall’attualità e lo avvicina all’anima della tradizione milanista. Cesare Maldini, il papà di Paolo, capitano della prima Coppa Campioni portata a Milano, era il difensore più elegante che l’Italia avesse avuto. Nella San Siro rossonera sono passati Schiaffino e Rivera, Boban e Savicevic, Rui Costa e Kakà, assieme al distillato della bellezza di un Van Basten che spuntava verso l’alto come il baby sceso adesso dal Belgio. Altri, tipo Ronaldinho, hanno lasciato briciole indelebili, anche se avevano già consumato quasi tutta la poesia da un’altra parte. Charles De Ketelaere richiama la mistica del vecchio 10, restituisce al calcio – almeno in forma di promessa – qualcosa che sembrava estinto, imbalsamato nelle rievocazioni. Il tormentone che ha preceduto il suo arrivo in Italia è uno degli ingredienti delle enormi aspettative del popolo rossonero. C’era un vuoto da riempire nel Milan, un bisogno di genio e creatività che la conquista dello scudetto non poteva cancellare. Ora non si tratta di capire chi sia davvero De Ketelaere. A 21 anni viene da tre stagioni da titolare e numeri super in Champions. Molti di noi l’hanno già visto anche con la nazionale. Il punto è un altro. Credo che dobbiamo scoprire cosa può essere lui, CDK, nel Milan. Essere e diventare, perché quello che conta è il divenire, un problema che da Hegel in poi è diventato centrale anche nella filosofia.”

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“De Ketelaere diventerà, effettivamente, il nuovo “golden boy” rossonero o la sua è solo luce riflessa, semplice bigiotteria? L’appuntamento con San Siro è un passaggio importante. La platea e il loggione sono esigenti, non perdonano le incertezze, le amnesie, la vaghezza. La prima impressione conta molto. Funziona come a scuola, nelle fabbriche, in ufficio, negli incontri sul web e per strada. Stabilisce un’inerzia, accompagna una deriva. Predispone o indispone. Per dire, Kakà aveva l’aria da bravo ragazzo come De Ketelaere, nel debutto da ventiduenne a San Siro: gli era bastato un amen per strappare applausi visto come toccava il pallone. Nelle giovanili, il belga è cresciuto giocando da difensore centrale, mediano, ala destra, esterno a tutta corsia tipo Perisic, trequartista, falso nueve. Potrebbe essere uscito dalla scuola Ajax. In potenza è un talento totale, tipo De Bruyne al quale viene accostato, come possibile erede. In che ruolo gioca De Bruyne? Non è importante, inventa comunque, manda gli altri in gol e sa segnare. Ha delle visioni. All’età di De Ketelaere, De Bruyne era stato bocciato nel Chelsea. Non penso che a Mourinho fossero sfuggite le dimensioni del suo talento, semplicemente non aveva voluto o potuto aspettarlo. Non gli serviva abbastanza. Eppure De Bruyne era partito alla grande, assist per il gol vincente di Oscar nel debutto del 2013 contro l’Hull City. Poi non aveva trovato spazio. Era esploso l’anno seguente, nel Wolfsburg, prima della consacrazione di Manchester. Bisogna saper aspettare, dunque, avere pazienza. Lavorare sul tempo e perdonare. Leao – che oggi balla oltre ai 100 milioni sul mercato – è un buon esempio, soprattutto se non partirà. Tonali conferma che il maestro Pioli funziona bene nell’accademia Milan. Talento, pazienza, tempo. Ogni vero inizio porta una buona carica di energia. Dev’essere così anche per De Ketelaere. Come cantavano gli antichi ragazzi e le ragazze nel Maggio di Parigi, “Ce n’est qu’un début”. Questo è solo un inizio. Poi viene il resto. Si continua. Eccetera, eccetera.”

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photocredits: acmilan.com

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