Dani Alves duro con la Juve: “Non potevo iniziare a giocare così a 33 anni…”

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Il terzino brasiliano Dani Alves ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport. Il giocatore è impegnato in Qatar per i mondiali con la nazionale verdeoro ed è da qui che parte la sua lunga riflessione.

“Sono qui per aiutare — dice — ma in campo, non fuori eh? Ma quale leader dello spogliatoio, io mi sono preparato per giocare!”. Questa l’intervista completa:

Lei gioca da oltre vent’anni, com’è cambiato il calcio? “È diventato molto fisico, i giocatori oggi sono delle bestie atleticamente. Però il calcio resta uno sport per chi ha i piedi buoni, per chi sa far circolare la palla, colpirla bene, fare un assist. Correre è un altro sport. La gente si sta fissando molto su questa cosa del fisico e mi è venuto un dubbio: il calcio è di chi corre di più o di chi gioca meglio?”.

E lei, come sopravvive? “Con la passione. Per me il calcio resta un gioco, e quanto più controlli il gioco più aumenti il tuo potere decisionale. Alle nuove generazioni faccio sempre lo stesso esempio: come fanno a passare di livello nella Playstation? Migliorando nel gioco. Io sono ancora competitivo perché amo il calcio. Giocavo quando non guadagnavo nulla, e l’amore è lo stesso di allora. Adoro questo sport per la felicità che può portare alle persone. Gli altri eseguono ordini, il mio ruolo nel calcio è sempre stato quello di rompere gli schemi”.

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Sui terzini c’è sempre un dibattito: ‘attacca ma non sa difendere’ si dice spesso. “La gente non sa cosa dice. Dipende sempre dalla squadra in cui giochi. Se tu metti un giocatore estremamente difensivo nel Barcellona non ha senso, e allo stesso modo un laterale offensivo in un team che predilige la difesa non è nel posto giusto. Un esempio: io nella Juve. Quella Juve era una squadra che strutturalmente era fatta per difendere. Io spingevo ma la cosa finiva per entrare in conflitto con l’idea della squadra, e per questo non giocavo quanto mi sarebbe piaciuto. Bisogna scegliere il giocatore adeguato alle esigenze della squadra”.

Per questo è rimasto poco? “Sì. Hanno preso un giocatore con un potenziale offensivo bestiale, ma non gli serviva un tipo così. Non avevo mai calciato lungo in vita mia, non potevo certo cominciare a 33 anni. Hanno fatto la scelta sbagliata”.

A proposito di Juve e Brasile. Cosa mi dice di Danilo? “Che è il giocatore con cui mi trovo meglio, nonostante giochi nella mia stessa posizione. Stiamo bene perché quando siamo insieme cacciamo via la noia. È una persona di grandissima intelligenza, che adora il calcio. È l’unico con cui posso parlare di altre cose, la conversazione con lui è avanzata, evoluta. In campo siamo diversi, ma visto che il calcio non si gioca in un solo modo ognuno può essere utile”.

Laterali di suo gradimento? “Sono un fan di Joao Cancelo, poi James del Chelsea e Alexander-Arnold, uno che, per tornare sul discorso delle caratteristiche di ognuno, con un lancio di 50 metri salta due linee di pressione. E poi Dani Alves, mi sembra fortissimo!”.

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Il Brasile è tornato ad essere creativo. Merito di Tite o della grande quantità di talento? “Le due cose, la squadra si è adattata al calcio moderno senza perdere la sua essenza. Il Brasile oggi non ha eguali per quantità di giocatori brillanti, però siamo anche molto equilibrati.  Sono in nazionale da 16 anni e questo è il miglior momento per noi a livello di giocatori”.

Siete i favoriti? “Il Brasile è sempre favorito, per tradizione e storia. Cose che contano in questi tornei. Abbiamo sofferto negli ultimi anni ma ora abbiamo costruito un gruppo con la buccia molto spessa: per qualità umane delle persone questo è il miglior spogliatoio del Brasile da tanto tempo”.

Cos’ha Tite di speciale? “La capacità di gestione. Tira fuori il meglio da ogni persona. Il gruppo è ampio, va curato, lui ha leadership e si muove bene”.

Mbappé e Neymar. “Un grande giocatore deve sempre sapere e capire chi ha accanto, i compagni potenziano le tue qualità. Mbappé è un fenomeno però non ha ancora capito che chi gioca con lui in attacco è più fenomeno di lui. Neymar e Messi sono unici: vedono e fanno cose che nessuno vede o riesce a fare. Devi essere intelligente per approfittare del loro potenziale, sono i due geni del calcio. Io penso di saper toccare bene la palla, ma quando giocavo con Leo la palla la davo a lui, e se gioco con Ney, la palla la do a lui. Se Mbappé dà la palla a quei due fa 150 gol”.

Vinicius e Rodrygo. “Io sono un grande ammiratore di Rodrygo. È incredibile, un prodigio. È sfacciato nel modo di giocare, ha grande personalità. Parlo di lui ai miei amici da quando era nel Santos, diventerà un grandissimo. Vinicius è diverso: ha una componente spettacolare, è bestiale nell’uno contro uno per potenza e dribbling ma deve migliorare nel gioco associativo. Sono due ragazzini e hanno vinto la Champions col Real Madrid!»

È il giocatore che ha vinto di più al mondo. Quanti titoli sono per lei? “La gente conta ciò che vuole, per me sono 48”.

Col Mondiale 49, poi un altro per arrivare a 50. “Può essere!”.

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