Condò: “Non è semplice spiegare perché il Milan non blindi la vetta”

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Nel suo editoriale del lunedì su Repubblica, Paolo Condò esalta l’anima del Milan di Pioli, una squadra che va oltre i propri limiti.

“Irriducibile è l’anima di questo Milan, che mantiene bene in vita il campionato oltre il tramonto del turno 34, capace di dominare e prevalere pure in casa della Lazio dopo esserne stato subissato in avvio, in testa per almeno altri tre giorni sognando un’impresa del Bologna. L’Inter è più forte e molto lascia pensare che nel recupero di mercoledì imprimerà alla sua andatura lo scatto decisivo: se succederà sarà esclusivamente per suo merito, perché mentre il Napoli si è squagliato sul più bello il Milan continua a correre al di là dei propri limiti, come dimostrano i 5 punti guadagnati sulla scorsa stagione, unica delle sette “cugine” europee in attivo con la Roma (Mourinho segna per ora un +3) a fronte dei distacchi anche pesanti delle altre. Lo stesso Napoli di Spalletti, a lungo molto avanti rispetto a quello di Gattuso, da ieri gli viaggia affiancato. Il Milan dell’Olimpico è stato visibile ribellione rispetto a un destino che pareva nefasto: dopo aver subito il gol di Immobile ed essere scampato a un altro paio di occasioni laziali, Pioli ha girato il campo in una pendenza a lui favorevole con la solita brillante superiorità dell’asse di sinistra Theo-Leao. Il resto l’hanno fatto i nonni dell’area di rigore: Giroud ha infilato l’1-1, Ibra ha aggiunto un miracolo alle sue già vaste encicliche con l’assist che Tonali ha convertito in gol. Così, il Milan ha vinto in casa di Inter (okay, derby in trasferta…), Napoli, Roma, Lazio e Atalanta, e ha pareggiato allo Juventus Stadium. Non è semplice spiegare perché risultati del genere — che in passato hanno sempre garantito il titolo — non valgano la blindatura del primato.”

“La risposta è nella superiorità dei primi undici dell’Inter, palese nel derby di coppa, e che consente a Inzaghi un rettilineo finale stretto ma diritto. Cinque partite tecnicamente non difficili, specie dopo aver ammirato la saldezza e perfino la bellezza delle ultime prove. Ma a questo punto è necessario ragionare in termini di punteggio pieno, perché il Milan farà altrettanto.”

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“Nel frattempo, il Napoli è uscito dal giro scudetto in una maniera che, in soli dieci minuti, ha fotografato il suo finale di stagione: non un calo, ma una frana. Fa impressione ripensare a soltanto tre settimane fa, quando la squadra di Spalletti era padrona del proprio destino: nelle tre gare successive, due in casa, ha raccolto un punto, e l’andamento della partita di Empoli è stato la classica lucertola che riassume il coccodrillo. Questo Napoli — un nutrito gruppo di giocatori che sta insieme ormai da anni — conosce infiniti modi di autodistruggersi, e l’assunzione di responsabilità da parte di Spalletti, con quel reiterato “devo pagare io”, assomiglia a una richiesta di chiarimento con il club. L’immediato ritiro sarà un’occasione per farlo, anche se il provvedimento (e quel “permanente” che lo accompagna) riporta l’orologio al novembre del 2019, quando un’analoga decisione avviò la disgregazione dell’ambiente: Ancelotti saltò un mese dopo, la mancata qualificazione Champions dell’anno scorso (che peraltro non avrebbe salvato Gattuso) sembrava l’ultimo frutto avvelenato del famoso ammutinamento, ci si accorge adesso che l’indubbio lavoro di Spalletti, molto lodato nel club fino all’altro ieri, non è servito a ricucire alcunché. La squadra non regge le aspettative create dal suo stesso valore, per vincere lo scudetto dovrebbe giocare bendata e con i tappi di cera nelle orecchie, e non c’è mai rimedio alla prima circostanza negativa. A questo punto il gruppo dovrà essere profondamente ristrutturato, e non ci viene in mente un tecnico più adeguato di Spalletti — può essere in discussione il terzo posto, non la qualificazione alla Champions — per gestirlo: ma a patto che De Laurentiis superi la sindrome da Conte Ugolino che nel tempo l’ha sempre portato a divorare i suoi allenatori.”

“Anche l’altro campionato che pareva in liquidazione, quello che mette in palio la salvezza, ha vissuto ieri a Salerno e a Marassi due picchi emotivi che qualsiasi regista vorrebbe nei suoi film. Stiamo imparando a conoscere Alexander Blessin, un tipo che ha certamente aggiunto qualcosa al nostro campionato. Conosciamo da tempo Davide Nicola, e la forza interiore che in qualsiasi situazione gli vieta di arrendersi. Maggio sarà il più lungo dei mesi.”

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