Condò: “Con De Ketelaere l’orchestra di Pioli può sognare”

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In un editoriale su Repubblica, Paolo Condò ha analizzato il Milan di Pioli alla luce dell’arrivo di Charles De Ketelaere.

“Nella percezione di molti, l’attivismo sul mercato di Inter e Juventus a giugno – dai ritorni di Lukaku e Pogba all’ingaggio di Di Maria – aveva spinto il Milan fuori dall’inquadratura delle candidate al titolo. Sulla valutazione pesava anche la questione, mai del tutto chiarita, dei rinnovi di Paolo Maldini e Ricky Massara, giunti in un momento troppo estremo – l’ultimissimo giorno utile – per essere casuale: non solo la vendita del club, tuttora avvolta nelle nebbie di un prestito al compratore che lascerà il fondo Elliott in sostanziale controllo, non avrebbe portato in dote un extra-budget, ma cara grazia che venissero confermati i dirigenti artefici dello scudetto. Luglio ha rimesso un po’ le cose a posto. Per due motivi: il primo è che le “fuggitive” hanno perso momentum – tra il menisco di Pogba e la rinuncia a Dybala – il secondo è che le squadre sono tornate in campo. E quando c’è da giocare il Milan continua a farsi preferire, anche perché il suo telaio è l’unico a essere rimasto quasi inalterato; è uscito Kessie – perdita importante per senso tattico e copertura – sono entrati Pobega e Adli, più portati all’incursione che al presidio. Ma l’inserimento più importante è ovviamente quello di Charles De Ketelaere, perché aggiunge classe ed efficacia in una zona di campo tra le meno sviluppate della scacchiera, e perché – come hanno rilevato in molti – il suo acquisto è coerente con la politica di questo Milan. Si arriva così alla spiegazione del motivo per cui lo scudetto abbia colto molti di sorpresa, e quegli stessi ora siano riluttanti a immaginare un bis. Tagliando la questione con l’accetta, esistono due modi per accrescere il valore di una squadra: acquistare giocatori nuovi più forti di quelli vecchi (rafforzamento dall’esterno), oppure assemblare un gruppo di giovani talenti e farlo crescere nel tempo (rafforzamento dall’interno). Generalmente chi arrischia un pronostico fotografa quanto i giocatori abbiano fatto fin lì in carriera. Il Milan, invece, ha navigato sottotraccia fino allo scudetto perché la qualità dei suoi uomini, da Maignan (27 anni) a Theo (24), da Tomori (24) a Kalulu (22), da Tonali (22) a Leao (23), è cresciuta a dismisura nel corso del campionato.”

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“Se ancora oggi diamo un’occhiata alla formazione, ogni ruolo tranne quello di centravanti è coperto da giocatori che devono ancora raggiungere il loro picco. Lo stesso terzino destro, Calabria (25), con Pioli ha registrato una crescita impetuosa. Sceglierlo come nuovo capitano è stata un’ottima idea. De Ketelaere (21) vanta un curriculum di 16 partite di Champions, il che lo pone già oltre tutti i compagni succitati. È stato scelto per essere il leader tecnico del progetto, un po’ come accadde a Kakà nel 2003: il paragone fra i due, molto citato, è forte ma non insensato. Il Bruges l’ha tirata per le lunghe nella speranza che arrivasse dalla Premier un’offerta più ricca per il club e più allettante del Leeds per il giocatore. Non è successo, e così il Milan europeo del passato ha esercitato il suo potere di attrazione. Per l’ultima volta: De Ketelaere aveva sei anni quando il Milan di Kakà vinse la Champions 2007. I talenti della prossima generazione non avranno memoria dell’antica grandezza, il che consegna a Pioli il primo obiettivo della nuova stagione: rinfrescare le glorie di Champions col passaggio della fase a gironi – traguardo minimo, l’urna numero 1 aiuterà in questo senso – e magari un posto nei quarti. Caduto molto in basso nel 2015 (decimo a 52 punti), il Milan da lì è ripartito – attraversando le note turbolenze societarie – in un crescendo interrotto soltanto nell’anno della pandemia e che nelle ultime due stagioni ha segnato autentici balzi: prima da 66 a 79, ed è stato secondo posto, poi da 79 a 86, ed è stato scudetto. Stefano Pioli merita ogni riconoscimento per la capacità di crescere le individualità sempre dentro a un contesto di squadra, nel quale gli aiuti reciproci per riequilibrare la chiarissima vocazione offensiva sono uno spettacolo tattico. In tre stagioni Pioli ha retto la pressione di una partenza zoppicante – decisivo in quel caso il supporto di Ibrahimovic, che continuerà a fungere da coperta di Linus – ha aumentato il voltaggio il secondo anno, ha rifinito gli ultimi dettagli (10 gol presi in meno, da 41 a 31, ecco un’altra chiave-scudetto) il terzo. La scommessa della quarta stagione è assecondare l’ulteriore salto di qualità del gruppo giovane per mantenere le distanze in Italia e riaffacciarsi in Europa.”

“Qualche mese fa il Milan aveva accettato di partecipare alla tournée americana con Juventus, Real Madrid e Barcellona, i tre club in contenzioso con l’Uefa per il progetto della Superlega. Ceferin non ha mancato di comunicare al Milan il proprio malumore – la strategia di fare terra bruciata attorno ai tre club è conclamata – e il gruppo Elliott ha evitato il braccio di ferro: erano i giorni in cui l’Equipe aveva raccontato dei suoi legami con il Lille, il timore di una grana legale probabilmente ha giocato un ruolo. Sempre in quei giorni Elliott ha messo il Milan in vendita, accordandosi con Red Bird malgrado l’offerta di Investcorp – inferiore di un centinaio di milioni – non prevedesse il prestito da parte del venditore: il che fa pensare che Elliott gradisca rimanere nella proprietà rossonera per estrarne ulteriore valore. I fondi del resto ragionano così, devono far soldi per ripagare gli investitori, e quei 600 milioni di prestito a Red Bird grondano evidenti interessi. Quel che preme ai tifosi, comunque, è che qualsiasi strategia finanziaria mantenga come stella polare il risultato sportivo: fin qui è successo, e non perché i Singer – come a volte si racconta spargendo fiumi di retorica – si siano appassionati al calcio. L’hanno fatto perché funzionale ai loro disegni. In questo quadro, il passo successivo è il rinnovo di Leao a cifre che non resteranno sotto al tetto degli ingaggi. Ma ogni regola ha la sua eccezione, e non sempre c’è un Maignan pronto a rilevare un Donnarumma. Se vuoi salire un giorno oltre i quarti di Champions, Leao va blindato. Whatever it takes.”

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