Com’è diventato il Milan un club da un miliardo di dollari? Lo spiega Stylsvig

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Il responsabile della generazione di entrate (Chief Revenue Officer in italiano) del Milan, Casper Stylsvig, ha parlato nel podcast dell’imprenditore ed investitore Joe Pompliano. A lui ha raccontato di strategie attuate al club rossonero e molto altro.

Queste alcune delle sue parole nell’interessante e lunga intervista, intitolata “Come il Milan è diventato un club da un miliardo di dollari”: “Quando ti attieni alla tua strategia non cadi nella trappola della pressione di tifosi, fattori esterni, media o cose simili. Direi che abbiamo cambiato il modo di gestire un club, soprattutto in Italia”. Poi, aggiunge: “Siamo molto orgogliosi del nostro percorso. Non è stato facile, ma sapevamo che era la via giusta. Come in ogni business non puoi permetterti di perdere 200 o 300 milioni all’anno. Alcuni lo stanno facendo, ma non è sostenibile”.

Parla anche dei diritti televisivi: “In questo momento sono ancora la principale fonte di entrate per un club come il Milan. Nel percorso che stiamo portando avanti, l’aspetto commerciale avrà un impatto molto maggiore”.

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Sull’espansione internazionale:Siamo uno dei, se non il più grande club in Italia e la crescita che stiamo vedendo è anche fuori dal confine nazionale. C’è un grande interesse per il brand anche nei mercati chiave”.

Come si fa ad avvicinare i tifosi ad una squadra che non hanno mai visto dal vivo, e che magari non vedranno mai? “Negli ultimi 4 anni, da quando Elliott ha rilevato il club, abbiamo dovuto pensare in maniera diversa, perché non stavamo performando sul campo. Allora avevamo bisogno di vie alternative per promuoverlo. Allora durante la pandemia abbiamo organizzato un concerto digitale nel quale abbiamo avuto alcuni dei più grandi performer suonare dal loro salotto, si chiamava “From Milan with love” e lo abbiamo organizzato insieme a Roc Nation. Se fai tutto questo genere di cose per promuoverti, hai l’opportunità di attrarre diversi tipi di audience”.

Il Milan è una compagnia d’intrattenimento o una squadra di calcio? “Dipende da chi lo chiedi (ride, ndr). È una domanda davvero delicata. Dal mio punto di vista devo dire che il prodotto principale è sicuramente il calcio, ma io penso che dobbiamo vederci anche come una compagnia d’intrattenimento. E la ragione per cui lo dico è che dobbiamo essere certi che quando i risultati sportivi non arrivano, la gente si senta comunque intrattenuta. Quello che dico sempre al mio team è che se noi non possiamo controllare il campo, possiamo controllare l’extra campo”.

Parla anche della crescita post Scudetto: “Abbiamo visto che sul lato della vendita al dettaglio e dell’e-commerce c’è stata una grandissima crescita. Ma penso che la cosa più importante sia mostrare al mondo che la tua strategia sta funzionando bene. Vediamo che c’è più interesse quando sei campione, ma ciò non può accadere tutti gli anni, perché è incerto. Bisogna saper rimodulare il lavoro. Ovviamente dobbiamo cogliere l’occasione, ma se non vinciamo non voglio sentire scuse perché non vendiamo”.

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