Boban: “Preoccupato per lo stato di salute di alcuni club europei”

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Ai microfoni della Gazzetta dello Sport, Zvonimir Boban ha parlato dello stato di salute del calcio europeo.

Domani i sorteggi a Istanbul: sarà la Champions più bella di sempre?
«Sì, ma per me tutte le Champions sono state di una bellezza pazzesca, è la competizione calcistica che più ci definisce».

Le emozioni regalate dal Real lo scorso anno furono uniche: si può fare di meglio?
«Ne sono convinto, perché il calcio ci sorprende sempre. Questa Champions ha mille motivi di fascino. Le mie favorite sono Manchester City, Psg e Bayern».

Però l’ultima non è finita nelle loro mani ma in quelle del suo amico Ancelotti e del presidente Perez, tra i maggiori sponsor della Superlega…
«È stata la dimostrazione di quanto l’Uefa sia pulita e che il calcio è imprevedibile, come la vita. Sono molto felice per Carlo e Modrić: si meritano tutto».

Qualche club sogna ancora la Superlega: il progetto è definitivamente archiviato?
«Era un piano assurdo e morto in 2 giorni nell’ aprile 2021. Anzi, possiamo dire mai nato. Qualsiasi progetto calcistico, dove sana competizione e valori dello sport non sono al primo posto, è destinato a finire male. Il calcio appartiene a tutti quelli che lo amano e lo seguono. La Superlega è stato un maldestro tentativo di rubarlo a tutti noi ed è vergognosamente fallito come merita. Ne stiamo parlando anche troppo: non esisterà mai».

Galliani caldeggia una Superlega senza le inglesi per fronteggiare la Premier…
«Adriano è un grande, lo adoro, ma sono rimasto molto sorpreso e deluso dalle sue affermazioni. È come tradire la propria storia calcistica e quella rossonera per la quale lui è stato importantissimo. Quando la serie A dominava nessuno si preoccupava degli altri, neanche lui. Ovvio che vorremmo tutti che le leghe crescessero e ci fosse più equilibrio, dai ricavi alla forza delle squadre. Quando si faranno nuovi stadi, sono sicuro che la Lega italiana potrà competere con quella inglese e vivere un vero rinascimento. Bisognava pensarci già 30 anni fa, ma meglio tardi che mai. Nel frattempo la Premier ha lavorato bene e ha meritato crescita e soddisfazioni. Ci sono dei cicli: questo è il loro».

Il Var, di cui lei fu alla guida del progetto, ha festeggiato i 5 anni: un bilancio ad oggi?
«All’inizio capivo i dubbi di chi lo discuteva, era una reazione naturale e logica, calcistica direi. Ma dopo tutti i miglioramenti e le tante partite corrette da gravi errori, chi lo discute ancora non è intellettualmente onesto. Il Var non solo ha eliminato quasi tutti gli errori più grandi, ma è stato un messaggio di trasparenza del calcio, di risultati più giusti e una forma di protezione verso gli arbitri che possono sbagliare. Il Var non cambia il calcio, lo pulisce. La gente non si lamenta più urlando “Ladri”. A volte ora dice “Ma neanche con il Var…?”, però crede nel sistema calcio e questo non ha il prezzo. C’è voluto coraggio ma adesso è difficile immaginare il calcio senza Var e ne sono orgoglioso».

Come giudica le ultime novità?
«Sono migliorative. A partire dal fuorigioco semi automatico che l’Uefa introdurrà nella Champions gia da quest’anno. Il sistema 3D abolisce le linee che nelle situazioni estreme erano meno chiare. Si velocizzeranno le decisioni e avremo una maggiore fluidità del gioco».

Negli anni del Covid, con gli stadi vuoti abbiamo visto tante simulazioni con urla esagerate: che ne pensa l’Uefa?
«Che è meglio se i giocatori trattengono il fiato invece di urlare per ingannare l’arbitro. La linea dell’Uefa e del nostro designatore Rosetti è di avere un calcio più fisico, all’inglese. E io dico: meno male. Ai miei tempi se dopo aver subito un fallo facevi una sceneggiata, qualcuno dei tuoi ti strillava: “Ma che c… urli, alzati”! Adesso tanti, appena si sentono toccati, si buttano inscenando un dramma inesistente. Tutto questo è scorretto e disonesto: basta. Bisogna avere più rispetto per gli arbitri, gli avversari e il gioco del calcio».

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I Mondiali in Qatar sono attesi con grande curiosità: lei cosa si aspetta?
«Semplice: un bellissimo Mondiale come sempre».

I calendari però sono stati rivoluzionati e i tornei spezzati a metà.
«Bisognerebbe chiedere a chi l’ha voluto cosa pensava in quel momento. Ma sono finiti quasi tutti male, come meritavano. Se immagini un Mondiale in Qatar sei costretto a farlo d’inverno…»

Nulla di positivo dunque nella scelta?
«Solo che i giocatori saranno più freschi: giocheranno dopo 70 giorni dall’inizio della stagione. E le Nazionali piccole potranno tenere aggressività e ritmi più alti di quando si gioca a fine stagione, in estate. Potrebbe esserci più equilibrio».

Il Mondiale senza l’Italia per la seconda volta di fila: se lo sarebbe mai immaginato ?
«Mai, mi dispiace tantissimo, l’Italia è la mia seconda patria».

Quanto perde Qatar 2022 senza l’Italia?
«Tanto, ma anche in Russia l’Italia non c’era e è stato un bel torneo lo stesso».

Il calcio sembra uscito dalla pandemia. Quanto ci vorrà per recuperare i ricavi perduti?
«Quel che è perso è perso, ma per il risanamento ci vogliono due, tre stagioni: quelle decimate dal Covid. Il calcio è più forte delle crisi, basta che non si torni più alle irresponsabili gestioni dei club viste negli ultimi anni».

E’ preoccupato dello stato di salute di alcuni top club come il Barcellona?
«Sinceramente sì, vedremo come andrà a finire».

Il suo tecnico, Xavi, ha chiesto l’introduzione del gioco effettivo contro le perdite di tempo.
«Nutro una profonda stima per un genio del calcio, ma sbaglia. Quando si parla di regole del gioco bisogna pensare bene alle conseguenze reali, avendo rispetto per la storia e le tradizioni del calcio. Quanto tempo si starebbe allo stadio, 4 ore? Con 40 gradi o con -5? E come faremmo con i diritti tv? Quanto servirebbe per battere una punizione, quanto per un corner? Introduciamo un semaforo con la sirena? Nel basket si giocano meno di 50 minuti effettivi e la partita dura quasi tre ore, ma nei palazzetti, al chiuso. Nel calcio sarebbe un disastro. Già adesso ogni partita dura circa un’ora di gioco effettivo. Magari si può migliorare sul recupero da dare, ma senza stravolgere il calcio e americanizzarlo. Il gioco è bello, si segna più che mai: perché cambiare le regole? Se ricordo bene, sempre Xavi aveva proposto di giocare 10 contro 10. L’unica idea peggiore che ho sentito è di eliminare il fuorigioco…».

Se dovesse citare un club europeo ricco ma anche virtuoso, a chi penserebbe?
«Ce ne sono tanti che fanno bene seguendo strategie diverse. Per me contano molto le scelte sportive e sono felice di vedere club che si affidano a tecnici per cicli lunghi senza isterie. Questo offre stabilità. Basti guardare al lavoro di Guardiola e Klopp: semplicemente straordinari».

Ma proprio questi due allenatori si sono lamentati con l’Uefa per le troppe partite…
«Dovrebbero dirlo ai propri club che spingono per giocare più gare europee, da dove vengono i ricavi maggiori, per poter pagare i lauti stipendi di giocatori e allenatori e tenere conti in ordine. Io ne ho vissute di stagioni piene di partite, e non mi dicano che era un calcio diverso perché nel dopo Sacchi si andava a 300 all’ora. Non ho mai sentito Baresi o Gullit lamentarsi e ne giocavano 60 all’anno. Mai sentito Capello o Lippi lamentarsi e vincevano tutto. Klopp e Guardiola con i loro club vincono la Premier da anni e arrivano sempre in finale o semifinale della Champions, hanno le rose di 25 campioni e 5 sostituzioni, non capisco le lamentele. Magari sono alibi ma a loro non servono. Capisco che in Inghilterra si gioca una competizione in più, ma allora facciano una critica alla loro Lega. Ha ragione Čeferin, e senza populismo, sono altri quelli che soffrono, certamente non allenatori e giocatori: noi siamo dei privilegiati».

Da amante del gioco vede novità tecnico-tattiche ?
«Vedo tanti tecnici che giocano a tre dietro e mi dispiace. È un sistema faticoso, con cui non si occupa lo spazio nella maniera corretta, pieno di tatticismi, un po’ retrogrado e che implica teorie sul comportamento dei giocatori che in campo difficilmente trovano applicazione. I fluidificanti e le mezzali corrono troppo e quasi tutti ricevono la palla spalle alla porta o già pressati. Se hai qualità, si può vincere in ogni maniera, ma la storia e i numeri sono impietosi; negli ultimi 30 anni hanno vinto per il 90-95% le squadre che giocavano con 2 esterni e 4 dietro. Quasi nessuna con il rombo e pochissime con i 3 dietro che di solito diventano 5. Negli ultimi anni si vedono raramente i centrocampisti che dribblano, rischiano una giocata verticale, inventano e questo impoverisce il gioco. Nelle scuole calcio sbagliano a credere nel calcio con l’Ipad. Allenatori: il talento va liberato, non imprigionato».

Messi-Ronaldo è definitivamente finita un’era?
«Ci sono ancora, sono fenomeni. Giocano ancora bene ma certo non sono uguali a prima».

È cominciata quella di Mbappe-Haaland?
«Si, sono giocatori assurdi, incredibilmente concreti pur essendo tanto giovani. Mbappe è un miracolo, ha tutto: classe, tiro, visione del gioco, grande tecnica e sembra volare più che correre. Quest’anno sia lui sia il Psg saranno piu forti che mai. Haaland è un vichingo, ha meno qualità ma quasi gli stessi risultati. È una vera forza della natura, un goleador nato. Ce li godremo tanti anni. Leao, se lavora bene, ha ambizioni grandi e rispetto per il suo talento, potrebbe avvicinarsi a loro. Ha fatto importanti progressi, ma il gol per lui deve diventare un obiettivo, non una conseguenza».

La serie A sembra più equilibrata con diverse squadre in grado di lottare per il titolo.
«Mi sono divertito l’hanno scorso, l’equilibrio porta sempre la magia del calcio, credo e spero che sarà un altro anno così».

I nostri club possono essere competitivi ai massimi livelli anche in Europa?
«Mi pare difficile, ma lo dicevamo tutti anche per l’Italia che vinse l’Europeo».

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