Abate alla Gazzetta: “Allenatore per vocazione. Tutto sul mio Milan”

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Questa mattina, sulla Gazzetta dello Sport, c’è una bella intervista dell’allenatore del Milan Primavera, Ignazio Abate, rilasciata a Luca Bianchin. Abate parla a 360 gradi sul progetto Milan, le difficoltà in campionato e l’importante traguardo raggiunto in Youth League.

I dubbi iniziali sulla sua carriera di allenatore:

“Io pensavo sarei diventato un dirigente, infatti ho completato il corso da DS. L’unica a non crederci era mia moglie. Mi diceva – “farai l’allenatore” – e io – “No, impossibile”. Mi sono iscritto al corso per completare la formazione ed è stato un colpo di fulmine. Farfalle nello stomaco, vocazione che ti prende la testa. Mi capita che qualcuno mi parli e io guardo nel vuoto: sto pensando alla partita o alla squadra”

Il progetto del suo Milan:

“Si, sono convinto che stiamo gettando le basi per il futuro della Primavera. Io amo costruire da dietro e avere la palla perchè è con la palla che si migliora. E faccio giocare i giovanissimi senza paura di mandarli in campo con i più grandi”

Alcuni nomi chiave di questa squadra. Coubis:

“Si, l’ho voluto responsabilizzare. Parla poco ma penso possa trainare il gruppo”

Lazetic:

“Sono contento. È umile, ha atteggiamento positivo: è un esempio per tutti i compagni”.

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Chaka Traore:

“Ha qualità oltre la media e grandi doti fisiche. Può fare 20 gol all’anno ma deve trovare continuità”

El Hilali:

“Ora ha responsabilità. Mi aspetto tanto dal punto di vista mentale per far crescere i compagni”.

Cuenca e Scotti:

“Cuenca è stato sfortunato; è arrivato senza preparazione e si è fatto male ma ora ha quasi recuperato. Scotti è un 2006. L’ho portato in primavera a 15 anni. Devi avere una personalità non indifferente per reggere”.

L’ottimo percorso di Palladini e Bocchetti, dalla Primavera alla serie A:

“Grazie ad allenatori come loro, il livello della Primavera si è alzato molto”

Il giovane allenatore a cui si ispira:

“De Zerbi mi sembra un top. Io però sono fortunatissimo e lavoro vicino a Pioli che umanamente è fuori dal normale e tatticamente all’avanguardia. Quando posso mi fermo a vedere i suoi allenamenti o mi faccio spiegare come preparerà una partita. Mi apre la testa”

 Una considerazione sui giovani d’oggi:

“Molto diversi da noi, forse più svegli. Di sicuro con meno rapporti personali. Sono sempre molto sui sociale ma nel calcio valgono le regole di sempre. Devi fare gruppo, avere educazioni e rispetto, sapere che se non soffri ora non potrai giocare domani. Alcuni mi guardano storto, poi capiscono che lo faccio per il loro bene. In generale li sento vicini, loro si confidano”.

Come vede il calcio del futuro:

“Sarà fondamentale leggere le situazioni tattiche individuali che cambiano in un secondo. E il portiere sarà ancora più determinante”.

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Photocredit: acmilan.com

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