Inter-Milan, divario scavato per Garlando: “È successo domenica”

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Luigi Garlando spiega la differenza tra Inter e Milan: si sarebbe vista nell’ultima giornata di campionato

Inter e Milan, al momento, sono distanti 13 punti e due posizioni in classifica. E i nerazzurri hanno una gara da recuperare (contro l’Atalanta) per allungare ancora di più sull’inseguitrice Juventus e, appunto, i rossoneri. Nell’ultima gara di Serie A, a Lecce contro la squadra di Baroni, Simone Inzaghi ha ruotato parecchio la sua formazione sia per necessità che per turnover e, a differenza di quanto fatto dal Milan a Monza, ha portato a casa 3 punti, segnato 4 gol e chiuso con la porta inviolata. Una differenza che, secondo il giornalista Luigi Garlando, rappresenta alla perfezione il divario che si è scavato in classifica. Di seguito, la sua riflessione in un editoriale per La Gazzetta dello Sport.

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Da Monza a Lecce

Come detto, “Inzaghi a Lecce ha cambiato metà squadra rispetto alla vittoria sull’Atletico Madrid”, scrive Garlando. “Non se n’è accorto nessuno”, commenta. “L’imbucata di Asllani per il primo gol di Lautaro era degna di Calha. Nell’azione del raddoppio sono entrate tutte alternative ai titolari. Quando Pioli ha provato a cambiare più di metà squadra a Monza, una settimana prima, ci ha lasciato 3 punti. Ricomposto il vero Diavolo contro l’Atalanta, ha ottenuto un partitone“.

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Questione di panchine

Ecco perché, dopo questa introduzione, la penna della rosea si sofferma su lunghezza e qualità della panchina: “La distanza tra titolari e alternative del Milan è superiore a quella dell’Inter. I quattro esterni nerazzurri, per esempio, si equivalgono. Quando scatta la staffetta in fascia, la squadra di Simone riceve una frustata di energia che Pioli non può permettersi. Il Milan un gioco ce l’ha, anche evoluto, bello, come dimostrato con l’Atalanta”.

Poi, parlando del gioco di Pioli, una sottolineatura curiosa: “È fatto di funzioni mobili, più liquido e imprevedibile di quello dell’Inter, ma anche più difficile da interpretare, specie dalle riserve, perché meno codificato”.

Da qui, allora, si deduce la sua conclusione: Domenica abbiamo capito un po’ meglio perché la capolista ha fatto il vuoto alle sue spalle”.

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