Inter-Milan, Abbiati: “Su Kallon ho avuto… c**o! Maignan top ma Donnarumma…”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Intervistato dal sito della Gazzetta dello Sport (che ha intervistato anche l’allora rivale Mohamed Kallon), l’ex portiere del Milan Christian Abbiati ha parlato della paratona nel 2003 contro l’Inter, della possibile rimonta finale e di Maignan/Donnarumma.

Inter-Milan, Abbiati ricorda la parata su Kallon nel 2003

“Direi tibia-polpaccio, ma ginocchio no. Semmai… parastinco. Santo parastinco. La parata più importante della mia carriera in realtà è quella di Perugia su Bucchi (maggio 1999, Perugia-Milan 1-2, partita che consegnò il 16° scudetto). Era l’anno dell’esordio, l’anno in cui da terzo divenni primo, il primo scudetto, una parata simile allo scadere, tutto un insieme di cose. Ma le dico che a ripensarci, il ricordo più bello che ho della semifinale con l’Inter è la corsa a fine partita verso la curva Sud e l’abbraccio con Nesta: l’arbitro aveva fischiato e lì per lì non avevamo capito se aveva fischiato un fallo o la fine della partita. Comunque, se devo assegnare un aggettivo alla parata su Kallon, allora dico iconica. Istinto o ricerca? Posso dire anche c**o… (ride). L’istinto c’è ovviamente, gli vai addosso e cerchi di coprire più porta possibile. In termini tecnici c’è il posizionamento. Diciamo 60% tecnica, 20% e 20%… fortuna. Oltre alle due già dette aggiungo quella su Thiago Motta in un altro derby (aprile 2011), perché poi abbiamo vinto uno scudetto”.

L’esultanza dopo la parata: Kallon le ha detto qualcosa?

“No, nulla. Ricordo solo che a fine partita scese di colpo tutta l’adrenalina accumulata. Ricordo anche di essere corso verso la curva, di essermi arrampicato sulla rete di protezione assieme a Fiori, lui mi abbraccia e cadiamo. La rete per fortuna in qualche modo ci ha tenuto altrimenti saremmo finiti dentro il fossato. Un casino totale. Arrivare in finale dopo aver superato l’Inter era il massimo”.

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Abbiati su Inter-Milan, “tour de force emotivo” come lo definì Maldini?

“Eh sì. Ma con un distinguo: la settimana che ha preceduto la prima partita ho vissuto una tensione tutto sommato normale, la cosa davvero tosta sono stati i sei giorni fra andata e ritorno. Tensione a mille, una pressione assurda. Avevi il terrore di farti male in allenamento, io non sono mai uscito di casa, in modo da evitare qualsiasi guaio. Facevo casa-Milanello-casa, anche per questione di concentrazione. Magari beccavi un interista che ti diceva qualcosa, ma valeva anche per i tifosi milanisti. A Milanello si respirava tensione a ogni angolo, erano tesi tutti, dal cuoco al giardiniere alla signora delle pulizie. Era tutto preciso e perfetto, tutti avevano l’ansia di fare le cose al meglio. Ancelotti è stato bravissimo a gestire la tensione, che aveva anche lui senz’altro, forse persino più della nostra. Ma non la faceva trasparire. La sua grande forza è anche quella”.

Su Carlo Ancelotti

“In realtà la cosa più bella riguarda Ancelotti, che mi ha fatto i complimenti dicendomi che mi ero sempre allenato bene e che era giusto mi godessi quel momento. Può sembrare banale, ma è la cosa più bella che possa sentirsi dire un giocatore”.

Abbiati sul Milan di oggi, arrivato alle semifinali contro l’Inter: stupore?

“No, direi di no. In realtà ero abbastanza fiducioso per il gioco che ha il Milan. L’anno scorso ha dimostrato col gioco e col gruppo di essere un’ottima squadra. Ovvio, immaginare addirittura una semifinale era difficile, però da tifoso ci speravo. E’ una squadra che gioca un buon calcio, affronta le avversarie più complicate a viso aperto e spesso ne esce facendo un’ottima figura. In generale occorrerebbe dare un po’ più di credito a questo allenatore e a questa squadra. Io ho sempre difeso il lavoro fatto da club, squadra e tecnico. Parliamo di un Milan che ha già vinto. Pioli ha fatto un lavoro assurdo, straordinario. Averne, di allenatori così. Oggi sento la pressione anch’io perché la gente mi ferma, mi fa domande, mi chiede come andrà. Magari, lo sapessi…”.

“Il finale di stagione passerà dalle parate di Maignan. È una regola non scritta che ho sempre pensato: se non prendi gol, prima o poi lo fai. Se la gioca con Courtois. Mi ha stupito, sì, ma solo perché non lo conoscevo. Pesante senza dubbio la sua assenza, però vorrei anche dire che non sono d’accordo con tutte le critiche a Tatarusanu. Non ho visto grandissimi errori, magari gli è mancata la parata decisiva però per me si è comportato bene. Troppo facile accusare il portiere di riserva quando mancano i risultati”.

Su Donnarumma

“Il mio pupillo però, anche se tanti storceranno il naso, resta sempre Gigio. Per me è una forza della natura, poi è ovvio che gli errori si fanno. Ma è talmente giovane ancora. Il problema di base è che i giocatori italiani, quando vanno all’estero, li seguiamo di meno. Io invece lo seguo con costanza, anche perché ritengo di avergli dato qualcosa anch’io, e dico che fa cose che vedo fare a pochi. Vorrei ricordare che ci ha fatto vincere un Europeo. A lui succede come succedeva a Buffon: quando sbaglia pare sempre che cada la luna. C’è poca tolleranza nei suoi confronti, probabilmente anche per ciò che è successo col Milan”.

Abbiati su Inter-Milan

“Quarto posto o finale? Finale tutta la vita… Penso che sia veramente difficile, ma bisogna provarci per non avere nessun rimpianto… Non capita tutti i giorni di giocare una semifinale di Champions. Io spero tanto in Leao, sarà fondamentale. È un fenomeno, Pioli lo sta migliorando tanto ma lui ha delle qualità assurde. Forza Milan!”.

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