“Infortuni Milan, deve pagare lui! Amicizie e affetti…”: Ordine sentenzia

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Nonostante gli spunti positivi, gli infortuni di Okafor e Pobega hanno reso amara la vittoria del Milan: Ordine punta il dito sul colpevole

La vittoria del Milan di Stefano Pioli sul Monza di Raffaele Palladino si è portata dietro diversi spunti positivi, anche se ancora una volta gli infortuni hanno compromesso il giudizio complessivo sulla partita. A parlarne è stato Franco Ordine, in un editoriale sulle colonne del Corriere dello Sport di questa mattina. Per il giornalista, c’è una figura all’interno dell’organigramma del Milan che deve pagare per la questione infortuni, “senza lasciarsi condizionare da amicizie, affetti, e un sodalizio collaudato con i suoi collaboratori“.

Le note positive del Milan: c’è anche Pioli

Inizialmente, Franco Ordine sottolinea le note positive di Milan – Monza 3-0, dai marcatori Reijnders, Simic e Okafor passando allo schieramento deciso da Stefano Pioli, che ha contribuito a mettere in difficoltà la squadra di Raffaele Palladino.

“C’erano tutti gli ingredienti per decretare la domenica ideale di Stefano Pioli e del suo Milan. L’elenco di segno positivo è stato piuttosto fitto: per li gol maturato, al primo blitz, grazie allo slalom di Reijnders tra i birilli del Monza; per l’esordio vincente di una giovanissima promessa del vivaio rossonero, Jan-Carlo Simic, 18 anni appena, difensore sostituto di Pobega e a segno sul finire della prima frazione con la “garra” di un centravanti di razza; per la fattura del gioco espresso durante tutta la domenica; per il terzo sigillo di Okafor appena arrivato dalla panchina a chiudere la contabilità e a stroncare ogni velleità del Monza; per la possibilità concreta di tenere al sicuro la terza piazza della classifica. C’erano tutti gli ingredienti, appunto. Perché poi ci sono altri due fatti da aggiungere all’elenco precedente. Per dare a Pioli quel che è di Pioli, è opportuno segnalare li disegno tattico particolare col quale il Milan è uscito dagli spogliatoi: difesa a tre, e poi, a sorpresa totale, Pobega utilizzato come difensore di sinistra per liberare Theo Hernandez e consentire a Kjaer, appena rientrato dopo un’assenza molto lunga (quasi due mesi) di non coprire molti metri avendo poca benzina nel serbatoio”.

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“Di sicuro lo schieramento ha sorpreso il Monza che sulle prime è rimasto come disorientato dalle posizioni del francese e dello stesso Florenzi, finito a centrocampo col compito di tessere la tela del gioco. E questo è un merito del tecnico di Parma, capace – nelle curve più insidiose della stagione – di cambiare registro, trovare soluzioni diverse rispetto a quelle canoniche”.

Capitolo doloroso

Nel finale, però, Ordine si concentra ancora una volta su un fattore che sta condizionando e non poco la stagione del Milan di Stefano Pioli: gli infortuni. Per il giornalista, la figura che ha il dovere di risolvere questo problema è una:

“Poi c’è l’altro dato che è troppo importante per restare relegato in un angolo della sfida di ieri: la questione infortuni. Ecco allora il capitolo doloroso che si snoda anche questa volta con due altre “perdite”: prima si arrende dopo 24 minuti Pobega, rimpiazzato da Simic, poi tocca a Okafor toccarsi il retro-coscia lasciando immaginare un altro accidente muscolare 4 minuti dopo aver consegnato al tabellino il 3 a 0 e quindi la sicurezza assoluta del successo, il terzo consecutivo a San Siro. La morale è una sola: nessuna rosa, neanche la più qualificata e affollata di questo calcio, può sopportare una cadenza inquietante come questa, due infortuni a partita. Capitò, con conseguenze molto gravi per risultato (da 0 a 2 a 2-2) prima a Napoli e poi in quel di Lecce. È un ritmo insostenibile. Dice Pioli: «Non ho dubbi sul potenziale della squadra». D’accordo. Ma se questo potenziale non è mai utilizzabile al completo c’è un problema. E il capo dello staff tecnico ha il dovere di risolverlo. Senza lasciarsi condizionare da amicizie, affetti, e un sodalizio collaudato con i suoi collaboratori”.

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