Avv. Intrieri: “Inchiesta Milan, si parte da un assunto sbagliato” (ESCLUSIVA)

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

L’inchiesta sul Milan e l’intrusione negli uffici della sede: il punto di vista dell’avvocato Cataldo Intrieri

Intervenuto ai nostri microfoni durante il Talk su Youtube, l’avvocato Cataldo Intrieri ha affrontato il tema (sul quale già lunedì si era esposto) dell’inchiesta sul Milan. Dalla sua grande esperienza, diversi spunti interessanti. Il primo, il presupposto sbagliato da cui si è partiti con l’indagine.

FIGC: un presupposto errato

“Non essendo difensore degli indagati, punto sui fatti. A me questa indagine ha ricordato alcune di quelle che avvenivano ai tempi di Mani Pulite quando, tramite alcune contestazioni, più o meno evanescenti, si trovava un pretesto per entrare negli archivi e negli uffici dei partiti politici per poter trovare, tramite sequestro di documentazione, qualcosa con cui poter poi impancare un processo o un’accusa. Allora le contestazioni iniziali erano la violazione della legge sui partiti o il falso in bilancio. In questo caso, mi colpisce la contestazione con la quale viene giustificata un’attività estremamente intrusiva negli uffici del Milan”.

Poi, entra nello specifico delle accuse al club:

“Si tratterebbe un reato, senza essere esasperatamente tecnico, che si chiama ostacolo alla vigilanza pubblica. Riguarderebbe il non aver cooperato o l’aver informato male un’autorità pubblica, un ente dello stato, sulle condizioni patrimoniali della società e del proprietario. Quel che mi ha colpito molto è che qui non c’è nessuna autorità di vigilanza pubblica, perché la configurazione che ne dà la Procura di Milano parte dal presupposto che la FIGC sia un ente pubblico. E che quindi svolga un’attività di pubblica vigilanza. Io parto da questo presupposto: la FIGC non è un ente pubblico e lo dicono due sentenze importanti di due autorità giurisdizionali”.

E spiega:

“Stiamo parlando della Corte di Giustizia europea e del Consiglio di Stato che nel 2021, essendo stati chiamati i causa proprio dalla FIGC, a cui era stato contestato di non aver seguito in un appalto le procedure che devono seguire gli enti pubblici, aveva sollecitato i due organi sulla natura del proprio ente. Entrambi hanno detto con chiarezza che le federazioni sportive sono associazioni private. Possono svolgere attività di interesse pubblico, ma sono private. Qualcuno ha sventolato una lontana sentenza della Cassazione di 11 anni fa che, intervenendo proprio sulla Covisoc, aveva detto che la Federcalcio era un’associazione privata e che però, siccome la vigilanza sulle società di calcio e sulla regolarità della competizione ha un pubblico interesse, allora la funzione è pubblica. Ma è un’unica sentenza, che è stata superata come importanza, valore ed efficacia da queste due ultime pronunce”.

Infine, conclude così il suo discorso ull’inchiesta sul Milan:

“La faccio breve: in buona sostanza, vi è incertezza. C’è stato un ente pubblico di vigilanza, la cui attività è stata ostacolata? È dubbio oggi che ci sia un ente pubblico che possa definirsi tale. Quindi, sotto il profilo della responsabilità della società e dei suoi dirigenti, allo stato c’è un’incertezza sul fatto che esista un reato che giustifichi un intervento e una perquisizione. Non è sicuro. Sotto il profilo della responsabilità degli indagati, è un valore importante, perché uno deve saperlo prima se la sua attività integra un altro illecito. Una situazione di incertezza normativa o legislativa esclude che possa esserci una responsabilità penale. E questo è il primo discorso: si apre un’indagine e non c’è la certezza che sia stato commesso un reato, viene meno un requisito fondamentale“.

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