Il Milan del miracolo… biennale

L’ambiente che circonda il mondo del calcio è vulnerabile e umorale, fatto di opinioni che, giustamente, mutano di settimana in settimana. Tifosi, media e appassionati in generale esprimono pareri che possono essere condivisi o meno, e che in quanto tali devono essere rispettati. E’ comunque evidente che ognuno di questi deve essere accompagnato da altro, oltre che da considerazioni e sensazioni personali. Dati, analisi o una qualunque denotazione oggettiva apportano certamente più precisione per argomentare la propria tesi. Del Milan, da due anni a questa parte si parla molto, e per fortuna. Fino all’8 ottobre 2019, si descriveva una squadra senza anima, sostanza e progetto. Nessuno, tra milanisti e non, poteva immaginare che dalla data dell’esonero di Marco Giampaolo si sarebbe invertita una rotta che viaggiava spedita a partire dall’ultimo trofeo rossonero dell’altra era, nel 2012. Perché anche con l’arrivo di Stefano Pioli le cose sembravano non migliorare. Sì, la luce ogni tanto si rivedeva (come in Parma-Milan 0-1 o in Milan-Udinese 3-2, sempre con Theo Hernandez protagonista). Ma quando veniva annunciato il lockdown i rossoneri sembravano ancora in profonda difficoltà, e quell’1-2 contro il Genoa nel deserto di San Siro appariva come un ricordo esemplificativo di quel periodo.

In realtà, l’allenatore di Parma stava solamente mettendo le basi per aprire un ciclo, vincente o meno che sia, per lasciare il suo segno. Come ripetuto più volte da Calabria o Ibrahimovic, per esempio, il momento storico ha fatto scattare la scintilla in lui e in tutto il gruppo. Infatti, dal 22 giugno 2020 il Milan sembra un altro, gioca spensierato e con un’intensità che i milanisti quasi non ricordavano più. Fino al primo di agosto conquista 30 punti in 12 giornate, con uno score di 9 vittorie, 3 pareggi e 0 sconfitte. Ciò che lo distanzia dall’inizio del campionato è un mese e 18 giorni, nel quale prende in prestito Tonali, Brahim Diaz e riscatta Rebic e Saelemaekers. A quel punto il parere di molti, compreso chi scrive, è che sarà difficile proseguire il cammino cominciato in estate, ma che sia obbligatorio provarci. Ripetere prestazioni e risultati è complicato con il peso di una classifica ancora da scrivere. Altra opinione invece, riguarda chi pensa, legittimamente, che si sia trattato di un semplice caso o miracolo di un paio di mesi.

Il Diavolo stupisce ancora tutti. Nell’annata diventa campione d’inverno e conquista un secondo posto che significa Champions League dopo 6 stagioni di mancata qualificazione. A febbraio si rende conto che non è ancora pronto per combattere per il titolo, ma riesce comunque a dimostrare che qualcosa è scattato. Affronta per mesi ogni tipo di avversità: infortuni e voci di mercato non frenano Pioli e la squadra. Campioni? Ibrahimovic, che gioca 19 partite su 38 e Simon Kjaer, che invece diventa perno della squadra al fianco di un nuovo innesto: Fikayo Tomori. Ma com’è possibile che una squadra di giocatori così giovani e/o semi sconosciuti, con la quasi totale assenza di campioni resti nei primi due posti della Serie A per 38 partite su 38? Probabilmente l’assenza di pressione dovuta agli stadi vuoti, si pensa.

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L’entusiasmo dei milanisti, che nel frattempo tornano a riempire San Siro, è alle stelle dopo il ritorno nell’Europa che conta. La rosa si allunga con Giroud, Florenzi e Maignan, per esempio. 11 coppe nazionali e 4 europee in tre: 15 trofei che contribuiscono ad arricchire e potenziare la mentalità della squadra per puntare al bersaglio grosso. Insieme a loro arrivano Messias, Bakayoko e Ballo-Touré, ai quali si aggiungono i riscatti di Tonali e Tomori e il prolungamento del prestito di Brahim Diaz. Fino a questo momento, in 29 giornate il Milan conquista 63 punti, scaturiti da 19 vittorie, 6 pareggi e 4 sconfitte. Ciò significa che da quel famoso 22 giugno 2020 ad oggi ne ha ottenuti 172 (accumulabili solo statisticamente e non evidentemente per una classifica utile). Per fare un semplice confronto, 3 in meno dell’Inter campione d’Italia l’anno scorso (25+91+59).

Ecco perché, quando si parla di miracolo o di casualità, bisognerebbe accompagnare la considerazione a dei dati oggettivi che aiutino a capire perché il Milan dell’ultimo biennio venga descritto come miracolosamente ancora in testa alla classifica. Personalmente, penso che il secondo posto del 2020/2021 e il primo attuale siano semplicemente frutto di un lavoro straordinario, di un’anima e di un progetto condiviso da 3 diverse prospettive: società, staff tecnico e giocatori. Le rose delle due stagioni e mezzo non sono identiche, ma la crescita dei singoli calciatori e le ambizioni dell’ambiente Milan vanno direttamente verso una consapevolezza importante. La consapevolezza di poter arrivare a un titolo che coronerebbe quanto di positivo fatto nel biennio. Ma quel che più può lasciar sereni i tifosi, dal mio punto di vista, è che la squadra non subirà alcun processo se dovesse mancare questo Scudetto. Innanzitutto perché Paolo Maldini ha più volte ripetuto che sono state bruciate le tappe del piano previsto, che avrebbe portato a vincere solo negli anni a seguire. Va aggiunto, però, che all’esterno di Milanello al Diavolo non viene ancora attribuito e riconosciuto unanimemente lo status di serio candidato.

Lasciando da parte il passato, io credo che questo Milan abbia diritto e dovere di credere al primo posto a maggio. La forza dei rossoneri, infatti, non è solo tecnica. Non è superiore a Napoli e Inter negli 11 titolari? Può essere, ma la stessa rosa di Pioli ci ha dimostrato che questo conta poco. Gli infortuni ci hanno accompagnato per la prima parte di stagione, eppure abbiamo scoperto che Kalulu può sostituire Kjaer, o che studiando un centrocampo a 3 si può vincere al Maradona senza un vero trequartista. Oppure ancora, che si possono concedere solo due gol da palla inattiva ad una squadra definita superiore come l’Inter. Poi c’è di più, perché l’entusiasmo e lo spirito di questo gruppo è qualcosa che a Milanello mancava da tempo e che è difficile da spiegare a parole. In ogni caso, opinioni, pareri e giudizi Pioli e i calciatori li smentiscono di continuo, e lo fanno da due anni e mezzo. Il miracolo può esistere per una partita o per qualche mese, ma dopo oltre due stagioni il lavoro va riconosciuto e, soprattutto, rispettato.

Milan-Porto Pioli
photocredits: acmilan.com

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