Ibrahimovic: “Mio padre mi faceva guardare Muhammad Ali, voglio ancora essere il migliore”

DiDavide Giovanzana

Mar 29, 2022
Ibrahimovic

Durante la sua visita a Maranello e Fiorano, Zlatan Ibrahimovic ha rilasciato una lunga intervista anche a Sky Sport.

“La mia passione per le auto non è un segreto, mi serve per staccare dal lavoro. Nel corso della stagione sei concentrato al massimo, richiede tante energie e forza. Non appena lascio il centro d’allenamento cerco di staccare il più possibile. Sono molto fortunato e felice che il calcio mi abbia portato in posti che magari non avrei visto in vita mia”

Sul calcio e su quello che gli ha dato
“Il calcio è la mia passione, volevo diventare il migliore al mondo. Ero a prova di proiettile, dove sono cresciuto io, dove tutto quello che si faceva, volevo essere il numero uno in tutto. Se non ce l’avessi fatto nel calcio, non so cosa avrei fatto, ma c’era solo il calcio. Sono cresciuto in un piccolo quartiere di Malmo, Rosengard. La gente diceva che era un ghetto, ma per me era il paradiso. Avevo tutto: amici e il pallone. Il pallone fa felice la gente. E’ un bel posto in cui vivere, buttavo qualche soldo a qualche ragazzino per prendere il latte e lui lo faceva. Mia mamma faceva la donna delle pulizie, non ha avuto una vita facile. Le ho detto di smetterla di lavorare e che sarebbe andato tutto per il meglio. Quando ho firmato il mio primo contratto, la mia vita è diventata più facile. Sono passato dal rubare biciclette a prendere la patente e comprare un auto. Credo che a dieci anni Zlatan fosse matto, diceva di essere il migliore. Ma a 40 anni Zlatan è ancora matto e continua a dire di essere il migliore. Mio papà mi faceva guardare Muhammad Ali, mi piace quel carattere. Parli per dimostrare chi sei, parli perché sei sicuro di te stesso. Non sono venuto al mondo per convincere la gente ad apprezzarmi. Ad esempio con i miei compagni di squadra bisogna che ci sia rispetto, non che ci piacciamo. A me non importa essere amato o meno, alla fine mi ameranno comunque, quindi va bene”.

“Quando prendi Ibra prendi una Ferrari”
“Sono la stessa persona di sempre perché ho deciso di essere sempre lo stesso Zlatan. Qualsiasi cosa mi succeda, sarò sempre lo stesso. Non dimenticherò mai le mie radici, è dove tutto è cominciato. Ho sempre detto ‘quando prendi Ibrahimovic prendi una Ferrari’. Non prendo le macchine per far vedere agli altri che le ho, è una passione che ho, è adrenalina. E’ un problema per tutti i giocatori perché in campo l’adrenalina la senti. Ci svegliamo, ci prepariamo, ci alleniamo e ci risposiamo. Il giorno dopo lo stesso e lo fai per vent’anni: questo ti fa scorrere l’adrenalina nelle vene. C’è un motivo che dico che sono una Ferrari in campo. Come ho detto, quando prendi Ibra prendi una Ferrari. Un giorno smetti di giocare e viene meno anche l’adrenalina. Quando finisce, devi andare avanti, ricominciare da zero. Ma l’adrenalina è una cosa pazzesca. Voglio giocare il più lungo possibile, fin quando non vedrò qualcuno più forte di me. Quindi continuerò a giocare. Voglio solo godermi la vita, affrontare un giorno alla volta, ‘Carpe Diem’, godermela”.

Sui ricordi, sul Milan e sulla sua carriera
“Il mio ricordo più bello legato al calcio è ad ogni trofeo che ho vinto. Ho vinto ovunque, ma non sono mai soddisfatto. quando vinco qualcosa, voglio sempre di più: scopro il gusto che ha, e voglio sempre qualcosa di più. Gioco nel Milan con tanta emozione, è una squadra che mi ha dato tanta gioia. Credo che ho trascorso nel Milan più anni in qualsiasi altro club che ho rappresentato. Io rappresento il Milan al meglio delle mie possibilità e cerco di dare il massimo al club, per aiutarlo a tornare dove è stato un tempo. A dieci anni non sai cosa hai nei sogni. Se dovessi dirlo oggi cosa sognerebbe un ragazzino di dieci anni beh, sognerebbe tutto quello che ho fatto io. Non ho vinto la Champions League, però mi sono divertito. E’ un torneo incredibile, ho segnato un paio di gol. Mi sono divertito e ho avuto la possibilità di giocare contro le migliori squadre e contro i migliori giocatori d’Europa. Credo che tutto sia deciso dal destino. Non possiamo tornare indietro e rimpiangere le cose, ci convivi e vai avanti. Quel ragazzino sognava di raggiungere tutti i ragazzini che ho raggiunto io. Ho reso orgoglioso quel ragazzino, così come lui ha reso orgoglioso me”.

Sul futuro
“Come faccio a giocare a calcio a 40 anni? Penso che sia merito della testa, la passione per il calcio è la stessa di sempre. Ora a caricarmi c’è la gente che dice che io sia vecchio. Vado in campo e dimostro che loro si sbagliano. Credo che il calcio sia il modo per ritrovare la strada giusta. Sono andato in America, mi sono sentito bene e sono tornato. Non sono ancora morto. Fai una cosa perché la vuoi fare, io la faccio con il cuore. Prima correvo dietro la palla, ora l’aspetto.”

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Ibra

photocredits: acmilan.com

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