“No, troppo e impossibile”: Padovan e il ruolo di Ibrahimovic

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Quale ruolo al Milan per Ibrahimovic? Tre ipotesi sono escluse da Padovan: le voci sono definite “fastidiose e controproducenti”

Da giorni, se non da settimane, si discute del (possibile) futuro di Zlatan Ibrahimovic nuovamente all’interno del Milan. Dopo aver appeso le scarpette al chiodo poco più di 5 mesi fa, lo svedese sta ora dedicandosi, come da lui stesso dichiarato, alla famiglia e agli affetti. Tuttavia, i rumors dalla stampa si sono fatti più insistenti nell’ultimo periodo, complice il periodo no della squadra di Stefano Pioli. Ma in che veste può tornare Zlatan? È la domanda che si pone Giancarlo Padovan, il quale scrive un editoriale sul tema per Calciomercato.com.

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Tre ruoli menzionati, nessuno fattibile?

Tra le tante ipotesi sollevate dai quotidiani sull’eventuale futuro dello svedese, nessuna convince il giornalista. Vicepresidente, direttore sportivo o vice allenatore: tre strade non percorribili. Padovan lo spiega così:

“Ibrahimovic è tornato di moda. Non che sia mai stato dimenticato dai dirigenti e dai tifosi del Milan, ma dopo il tracollo dei rossoneri in Champions e il pareggio, subito in rimonta, a Napoli, la possibilità che entri da dirigente è tornata ad essere concreta. Il problema è che manca il ruolo. Vicepresidente? Sarebbe troppo e, poi, ci sarebbe il rischio di non essere operativo. Direttore sportivo? A parte che c’è già, e che al mercato pensano soprattutto Furlani e Moncada, in Italia serve un’abilitazione che allo svedese manca. Vice di Pioli? Assolutamente no, perché Ibrahimovic non ha studiato da allenatore e non possiede neppure la licenza C, il grado più basso, dei riconoscimenti necessari”.

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Voci spiacevoli

Infine, l’editoriale dell’esperta penna si chiude con una riflessione su quanto si vocifera da qualche settimana a questa parte. In particolare, le voci vengono definite, addirittura, “controproducenti“. Spazio anche al pensiero dei tifosi:

“Resta il ruolo di consulente del presidente o della proprietà e quello, assai discutibile, di tutore di Pioli. Ora io sono del tutto d’accordo con quei nostri lettori che hanno scritto quanto segue: un allenatore non può minimamente accettare di avere un tutore, oltre che una mancanza di rispetto sarebbe una diminutio. Meglio, a quel punto, dimettersi e lasciare il campo ad altri. Sono sicuro che né Gerry Cardinale, né il presidente Scaroni commetterebbero una tale leggerezza, quindi sono propenso a credere che le voci, ogni volte più insistenti, di un ritorno di Ibra siano solo fastidiose e controproducenti”.

A proposito della volontà dell’ex giocatore si è espressa, in esclusiva ai nostri microfoni, la giornalista Monica Colombo.

“Ibra non vuole un ruolo di mera facciata, il Milan all’inizio voleva proporgli un ruolo di ambassador, lui ha rifiutato. La società non voleva affidargli nessun ruolo operativo, anche perché di Ibra si teme la personalità. A Maldini si imputava la troppa trasparenza con i media e lo stesso sarebbe con Ibra. Cardinale vorrebbe fargli fare il suo consulente personale. Zlatan aspira a un ruolo a Milanello, non vuole stare dietro a una scrivania”.

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