Ibrahimovic: “Balotelli come Leao? Uno in campo, l’altro in tribuna”

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Piero Mantegazza
Nato in provincia di Como nel 2000, laureato in Economia dei beni culturali e dello spettacolo. Ho mosso i primi passi nel giornalismo a “La Provincia di Como” per poi passare a Radio Rossonera. Raccontare lo sport è la mia passione: calcio e tennis non devono mai mancare. Fin da bambino il focus è il Milan, che è come una seconda famiglia. Innamorato delle bandiere e delle loro ineguagliabili storie, ormai sempre più in via d’estinzione

Zlatan Ibrahimovic ci regala sempre qualcosa di speciale: il dibattito si accende per il confronto tra Leao e Balotelli

Zlatan Ibrahimovic è intervenuto dal palco del Festival dello Sport organizzato da Gazzetta: lo svedese si scalda per la domanda del giornalista sul paragone tra Leao e Balotelli.

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Com’era il bambino Zlatan? “Facevo tanti casini, come tutti i bambini. Ero sempre in giro a giocare a calcio. Ero sempre col pallone, dove andavo me lo portavo dietro e giocavo a calcio, anche se tutti mi dicevano che non ero un talento. Era la mia energia, la mia adrenalina. Poi facevo anche cose che non si possono fare, ma si impara e si cresce”.

Le sue origini, sempre con lui: “Diventi più maturo, ha più esperienza. Ora ho due figli. Ma la tua identità è sempre quella. Ma lo fai con eleganza e in un’altra maniera”.

Il paragone con van Basten all’Ajax: “All’inizio era molto difficile, tutti si aspettavano che ero il nuovo van Basten. Ma non ero ancora a quel livello, era la mia prima avventura fuori dalla Svezia. Ero da solo con tanta pressione. È stato un trasferimento record, si aspettavano magie tutti i giorni. Ma non ero pronto, mi pesava quel paragone e non era facile. Mi ha quasi fatto tornare indietro in Svezia. Ma non ho mai mollato, avevo sempre fiducia in me stesso. Ma in alcune situazioni non dipende solo da te, ma piano piano, mentalmente soprattutto, diventavo più forte. Il secondo anno è andato meglio, il terzo anno ho fatto il battesimo a tutti”.

Mino Raiola: “La mia carriera è iniziata con lui. Era il terzo anno all’Ajax. Come ho conosciuto Mino ho fatto l’arrogante, e anche lui. Dopo un po’ ho mollato, perché mi serviva veramente Mino. E dopo tre mesi mi ha portato alla Juventus. Il primo incontro? Eravamo al sushi. Arrivo con una bella macchina, un bell’orologio, una bella giacca. Entro con Mino, lui fa un ordine come se fossimo in 8 persone. Mi fa: “Ci penso io, non preoccuparti”. Parliamo di tante cose e mi tira fuori dei fogli, con i gol e le statistiche degli altri attaccanti: Vieri, Sheva, Inzaghi. Avevano statistiche differenti da Ibracadabra. Le mier statistiche erano: 20 partite, 5 gol. Con queste statistiche dove ti porto, mi ha detto. Io gli ho detto che con altre statistiche anche mia mamma mi vendeva, per questo mi serviva lui per fare il miracolo. Ho conosciuto una persona fantastica, è diventato come un papà e un amico. Un advisor, tutto quanto. Quello che passavo, lo passavo con lui. Ci parlavo tutti i giorni. Siamo cresciuti insieme nelle nostre carriere. Siamo diventati forti insieme, lui è diventato più forte di tutti nella sua categoria ed io nella mia. Poi un’altra cosa su quel pranzo. Mi chiede: “Puoi diventare il più ricco o il più forte del mondo?”. Io rispondo: “Il più forte”. Lui: “Bravo, il più forte diventa il più ricco”. Questo era Mino”.

La malattia di Raiola: “Ero con Mino quasi tutti i giorni nel suo ultimo periodo di vita. Non era facile, quando vedi una persona in difficoltà è difficile. C’era tanta emozione. Volevo togliergli il pensiero fisso della malattia, gli portavo energia e positività invece di parlare della sua malattia. Lui pensava sempre agli altri e non a se stesso. Era sempre dietro i giocatori, venivano sempre prima loro e poi lui. Ed è stato così anche negli ultimi mesi. Metteva me davanti a tutti e non se stesso. Mi ha detto di fare quello che mi rendeva felice. È stato molto forte, era forte”.

Dopo la Juve eri in bilico tra Milan ed Inter: “Mino parlava con tutte e due. Eravamo più vicini al Milan, poi loro dovevano giocare un preliminare per la Champions e mi chiedevano di aspettare per capire la situazione. In quel momento l’Inter ha capito e ha fatto in fretta: hanno chiuso il deal prima del Milan. Mino diceva che il primo che arrivava firmava. E l’Inter lì è arrivata prima”.

Su Balotelli: “Quando un ragazzino ha l’occasione di sfruttare il suo talento… Lui ha avuto tante occasioni, non ne ha presa neanche una. Ce ne sono tanti che vogliono avere solo un’occasione, lui ha perso tutte le occasioni che ha avuto lui”.

Dopo il tacco di Leao in Champions… “No no, non si può neanche paragonare. Se fa gol la è un genio. Solo i geni capiscono cosa devono fare lì. Per questo lui è in campo e Balotelli è in tribuna”.

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