Il Milan non ha dimenticato Jens Petter Hauge

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Andrea Roderi
Studente universitario, appassionato di radio, podcast e Milan. Aspirante giornalista professionista.

Tre anni fa il debutto di Hauge con il Milan. Un pezzo di Scudetto è anche suo e i meriti non vanno di certo dimenticati.

Come ricorda Tuttomercatoweb, tre anni fa Hauge debuttò con la maglia del Milan in occasione della sfida allo Spezia a San Siro (vinta 3-0 grazie a Leao e Theo Hernandez). Era un Milan diverso, in una Serie A diversa. Quell’anno, trascorso quasi totalmente con gli stadi vuoti causa Covid, il tricolore si sarebbe cucito sul petto dei nerazzurri, ancora guidati da Conte e Lukaku. Poi, il giovane norvegese preso dal Bodo Glimt in estate è diventato parte delle rotazioni di mister Stefano Pioli, che ancora non aveva uno Scudetto tatuato sull’avambraccio. 24 presenze e 5 gol, in fondo neanche così male per un esterno catapultato nel giro di qualche settimana in uno dei cinque principali campionati europei.

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Hauge, un pezzo di Milan

Solo un anno in rossonero. Di solito, non basta così poco per entrare nel cuore dei tifosi del Milan, ma nel caso di Hauge, in un certo senso, è diverso. Sarà il tifo per i nostri colori che Jens ha sempre dimostrato anche dopo la cessione al Francoforte, testimoniato da storie Instagram e dai commenti lasciati sotto i post degli ex compagni, sarà per il viso pulito e innocente comparso a San Siro come una meteora, e poi rapidamente sparito, così come era venuto. Sempre in silenzio, pronto a entrare in gioco in qualsiasi momento Pioli ne avesse avuto bisogno, dando tutto per la maglia e segnando anche qualche rete importante (spesso, con il piattone destro, a fil di palo, quasi un marchio di fabbrica).

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Un anno di addii

In quel Milan, che dopo anni riuscì nell’impresa di qualificarsi in Champions League mettendo fine a una spaventosa e interminabile assenza, ci fu anche la sua firma, anche se, spesso, rimane un po’ nascosta dietro altre, quelle dei protagonisti dello Scudetto dell’anno successivo. La passione e l’amore di un giocatore per una squadra, come quella di Hauge per il Milan, si misurano spesso nel confronto con il comportamento degli altri. Quell’anno, di addii dolorosi e gonfi di bile ce ne sono stati parecchi. A fine stagione, Calhanoglu appare in un post del profilo ufficiale dell’Inter nell’atto di ridipingere Milano in tinte nerazzurre, mentre Donnarumma parte inseguendo i soldi del Paris Saint Germain. Un anno dopo, il 22 maggio 2021, Romagnoli alza al cielo di Reggio Emilia il diciannovesimo scudetto della nostra storia. Sono sicuro che nessuno di voi avrebbe voluto vedere Gigio o Hakan di fianco ai nostri campioni… Hauge, però, sì. In quel gruppo rossonero festante ci sarebbe stato benissimo. Non scendiamo nelle ragioni che hanno spinto Maldini e Massara e decidere di lasciarlo partire, instascandosi una plusvalenza tutto sommato piuttosto ridotta. Ci limitiamo a ricordare Hauge come un piccolo pezzo della storia recente del Milan. Forse tra i meno indimenticabili, ma comunque degno di essere ricordato.

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Dov’è finito Hauge

Molti di voi se lo staranno chiedendo, ve lo diciamo noi senza che dobbiate cercarlo in rete. Dopo la breve parentesi al Milan, in cui Hauge si era comunque rivelato come un talento molto interessante, degno del calcio europeo di prima fascia, l’esperienza al Francoforte non è andata esattamente secondo i piani. In Germania, il norvegese colleziona 38 presenze e 3 reti tra Bundesliga ed Europa League. Nella scorsa stagione, per dargli più possibilità di mettersi in mostra, i dirigenti dell’Eintracht hanno scelto di farlo partire in prestito in direzione Belgio, precisamente al Genk. Nella nuova squadra, Hauge è sceso in campo 27 volte, senza trovare la rete in nessuna di queste occasioni. Insomma, si può dire che Jens non sia più riuscito a confermare le buone impressioni che aveva suscitato in maglia rossonera. A 23 anni, con una carriera davanti, non dubitiamo che ci sarà occasione di vederlo nuovamente in grande spolvero. Chissà, magari ancora una volta a San Siro (e speriamo non da avversario).

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