Giudicare è legittimo, sentenziare diabolico: perchè attendere?

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Giudicare o sentenziare, questo è il problema. Charles De Ketelaere da Bruges è ormai al centro di questo amletico quesito.

Penso sia capitato a tutti confondere il giudizio con la sentenza. Confesso che al sottoscritto è successo più di una volta salvo pentirsene successivamente. Nell’esercizio di sentenza spesso si mischiano gli ambiti e si confondono le famose “mele con le pere”.

Il biondo e talentuoso ragazzo fiammingo, sbarca a Milano questa estate dopo settimane di trattative, intrighi, incontri e offerte respinte.

È il colpo del mercato, si è detto. Nessuno può negarlo ma la sindrome da “football manager” non può aver diritto di cittadinanza nel mondo reale. E spiego.

Il fatto che il Milan abbia deciso di fare il grande investimento su Charles, questo non vuol dire che i 35 milioni spesi avrebbero dovuto impattare sul campo in maniera travolgente un attimo dopo l’acquisto. L’auspicio era quello, senza dubbio, ma il beneficio del tempo va concesso a tutti.

Francamente è un malvezzo tutto italiano fingersi cronista, nascondendo accuratamente il tatuaggio della propria squadra del cuore, e imporre analisi che di oggettivo hanno solo la faziosità da bar dello sport.

De Ketelaere ha il diritto di essere giudicato per quello che sta facendo in campo. Dopo due mesi di stagione a fronte di un investimento quinquennale, l’etichetta di “bidone” o “flop” che da più parti inizia ad essergli appioppata è francamente avvilente.

Poi c’è la “penna geniale” e puntuta che oggettiva le proprie teorie partendo dai costi. Quindi il concetto sarebbe: il giocatore è un “bidone” perché gioca male. Situazione imperdonabile visto il bonifico partito ad agosto direzione Belgio.

Praticamente è come se difronte ad un omicidio un giudice desse l’ergastolo ad un sospettato solo perché in appena due mesi, difronte all’accusa, non è stato in grado di fornire un alibi pur in assenza di prove schiaccianti e definitive.

Se è così grave che un ragazzo di 21 anni proveniente dal Belgio, pagato 35 milioni (bonus compresi)  stia giocando male, allora mi attendo trattati di giustizia economica sul club che un anno fa ha speso 32 milioni per Correa, panchinaro dal rendimento insufficiente o 28 milioni per un Gosens perennemente in infermeria con l’aggravante di un bilancio in sprofondo rosso.

Se io sono deluso dal rendimento del numero 90 rossoenro? Certo che si. L’aspettativa era altissima e la delusione è tanta viste le prestazioni fin qui, ben al di sotto la sufficienza.

Ma non mi stanco di attenderlo. È ancora lontano il giorno dei bilanci. La storia del Milan è ricca di calciatori arrivati in pompa magna ma dopo qualche mese …  masticati e pronti per essere sputati. Gli esempi recenti sono quelli di Leao, Tonali e lo stesso Bennacer ma non sono i soli.

“Per un anno e mezzo ho faticato ad entrare nel gruppo Milan, è stata dura, non ce la facevo. Stavo diventando matto, volevo tornare a casa. Un incubo. La lingua, la città, il cibo, i compagni, il campionato diverso”. Sono le parole di Dejan Savicevic arrivato al Milan nell’estate del 1992. Già, proprio il calciatore che tutti abbiamo imparato a ricordare come il “genio”.

Dejan quando varcò la soglia di Milanello, non era lo sbarbatello promessa del calcio. Era un idolo alla Stella Rossa e due anni prima aveva vinto con la maglia del club di Belgrado e da protagonista, la Champions League arrivando secondo nella classifica del Pallone d’Oro dietro Papin. Non uno qualunque il “genio”. Un vero top.

Eppure malissimo il primo anno. Appena 10 presenze in A con quattro gol, 17 in tutta la stagione, coppe comprese. Non convocato nemmeno per la finale di Champions, persa a Monaco di Baviera contro il Olympique Marsiglia, per la regola dei tre stranieri.

Senza tracimare nella sentenza, quel Milan, esattamente come oggi, l’ha atteso. In sei stagioni con la maglia rossonera, si prese la naturale leadership vincendo tre scudetti, tre Supercoppe italiane, una Supercoppa Europea e una Champions League.

Perché l’estate 2004 non vi ricorda nulla? In prestito dal Chelsea arriva Hernan Crespo. Un fantasma per tre mesi. Il club lo rimette in sesto fisicamente, lo protegge dalle critiche (potete immaginare). Arriva a fine novembre senza aver realizzato un solo gol con la maglia del Milan. Non il massimo per un attaccante.

Siamo a Palermo, stadio “La Favorita”. Avversario i rosanero per l’ottavo di finale d’andata di Coppa Italia. Crespo segna il suo primo gol e da quel 20 novembre non si fermerà più. In 40 partite, tra campionato e coppe, realizza 17 gol in barba ai tre mesi precedenti di astinenza. In Europa ne fa sei in 10 partite. Da ricordare la doppietta nella finale Champions di Istanbul. Ricordiamo solo quello, tralasciando tutto il resto.

Il talento di Charles non merita le sentenze di queste settimane. Alla sua età, forse anche alla sua fragilità emotiva, all’indubbio talento abbiamo il dovere di concedere il tempo necessario. È vero che spesso si è atteso invano potenziali talenti relegati poi all’anonimato storico.

Personalmente sogno che De Ketelaere possa dimostrare di essere la bandiera del Milan futuro. L’attesa è lunga; il mio sogno di te non è finito” scriveva Eugenio Montale nella poesia “Il sogno del prigioniero”.

Io attendo e sogno un De Ketelaere protagonista, e voi?

 

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Photocredits: acmilan.com

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