Giroud: “Scudetto, si può fare! Servono lucidità, umiltà e lavoro duro”

DiDavide Giovanzana

Mar 23, 2022

La Gazzetta dello Sport apre questa mattina con una lunga intervista ad Olivier Giroud: il francese non si nasconde, vuole lo scudetto.

Il numero 9 rossonero ha parlato dal ritiro della Nazionale Francese a Clairefontaine: “Se sono qui lo devo alle prestazioni con il Milan, dove mi sono integrato al meglio, ma anche al lavoro quotidiano con il magnifico gruppo di compagni, e con lo staff di Pioli”.

Con la sua doppietta nel derby derby ha affondato l’Inter, ma per lo scudetto ci sono sempre Napoli e Juventus.
«L’Inter non è affondata e rimane un pericolo come il Napoli e la Juve. Siamo coscienti che lo scudetto sia alla portata, ma bisogna rimanere lucidi, umili, continuare a lavorare duro fino alla fine. Abbiamo solo delle finali da giocare, le affronteremo al 200 per cento per realizzare il nostro obiettivo che poi è anche un sogno: riportare al Milan lo scudetto, undici anni dopo l’ultimo».

Lei sognava anche di vincere la Premier League, ma lo scudetto quindi le andrebbe bene lo stesso?
«Certo che sì, perché è un altro sogno d’infanzia. È vero, da ragazzo seguivo molto l’Arsenal dei francesi, ma tifavo molto il Milan del mio giocatore preferito Shevchenko. Sarei davvero fiero di fare vincere il Milan come lui».

Il suo amico Mathieu Flamini, che vinse lo scudetto 2011, dice che quel Milan aveva più stelle, ma la stessa osmosi di questo Milan. D’accordo?
«C’è una perfetta alchimia tra i giocatori di esperienza e i giovani. Vedo gli ingredienti giusti e il giusto equilibrio che mi fa ben sperare. Non nego che allora c’erano grandi star come Ronaldinho, Pirlo, Nesta, Seedorf, Inzaghi. Insomma era il grande Milan ma anche questo Milan ha qualche nome importante e soprattutto molti giovani che fanno ben sperare per il futuro».

Oggi come ieri c’è Ibrahimovic, uno dei suoi idoli all’epoca.
«Gli ho raccontato che i miei amici mi regalarono la sua maglia del Barcellona. Ci ha riso un po’ su senza prendermi troppo in giro. Allora ero agli inizi e lui già al top. Mi piaceva per lo stile e la personalità in campo. Sono fiero di poterci lavorare insieme, imparare ogni giorno anche da lui. E’ quasi un fratello maggiore e un elemento molto importante per tutti».

Gli ha regalato la sua maglia con la quale ha vinto la Champions League?
«Non è il mio modo di fare, ma ci siamo scambiati le maglie: ci tenevo ad avere un ricordo di questo nostro periodo insieme al Milan».

Ibrahimovic ha quarant’anni. Anche lei, che ha un contratto fino al 2023, potrebbe restare a lungo al Milan?
«Condividiamo la stessa voglia e determinazione di andare oltre i limiti e continuare a dare il nostro contributo. Non so se giocherò fino a quarant’anni, ma voglio rimanere al vertice finché il fisico me lo permette. Mentalmente sono già pronto. Al Milan sto bene, i tifosi mi hanno accolto benissimo, ho sfruttato al meglio questa opportunità ritagliandomi il mio spazio. E’ chiaro che sul medio periodo ho voglia di restare per un altro po’ al Milan».

Finora che cosa le è piaciuto di più e di meno della Serie A, rispetto alla Premier League?
«Non mi aspettavo tanta intensità anche contro squadre sulla carta meno forti. Tutte pressano e vanno in marcatura a tutto campo, attaccano per vincere, prendendo rischi, senza timore. Dell’Atalanta si sapeva, ma abbiamo faticato pure con Salernitana o lo Spezia di Thiago Motta, al di là dell’episodio arbitrale controverso. E sarà dura anche al ritorno con Torino e Verona. Bisogna restare concentrati perché è un campionato davvero competitivo. Poi, si possono migliorare i terreni di gioco: in Premier sono davvero perfetti. Ho visto qualche spogliatoio un po’ piccolo, ma ce ne sono pure in Premier. La verità è che è un calcio che mi piace».

È un Milan molto francese: chi l’ha sorpresa di più tra Hernandez, Maignan e il giovane Kalulu?
«Theo non è una sorpresa, ma è impressionante. Non è un caso che sia in nazionale. Mike lo stesso: è il futuro della Francia tra i pali, quando Lloris smetterà. Pierre mi ha sorpreso per la facilità della sua polivalenza, da centrale sta facendo grandi cose. E’ giovane ma dimostra molta maturità. Sono felice per lui, si merita tutto perché lavora duramente».

Maignan è stato di nuovo vittima di insulti razzisti.
«Purtroppo ci saranno sempre degli imbecilli negli stadi e fuori. E’ difficile combattere il razzismo. Non spetta a me dire che cosa va fatto a livello istituzionale, ma è indispensabile che anche noi giocatori alziamo la voce per continuare a opporsi alle discriminazioni».

Mondiale: meglio con o senza Italia?
«Non sarebbe lo stesso senza i campioni d’Europa. Con l’Italia si alza il livello di competizione e la festa è più bella. Ho davvero voglia che i miei amici italiani si qualifichino».

Le mancano cinque gol per eguagliare il primato di reti di Henry in nazionale. Meglio il record o un altro Mondiale?
«Il Mondiale è il Sacro Graal. Vincerne un altro sarebbe straordinario e vale molto di più delle statistiche personali. Il calcio è uno sport collettivo».

Con Mbappé ormai va tutto bene, dopo lo screzio prima dell’Europeo: gli consiglia di restare al Psg o di andare al Real Madrid?
«In realtà c’è stato molto rumore mediatico per nulla, e lui deve fare quel che gli consiglia il cuore».

Shevchenko ha chiesto ai russi di scendere in piazza contro la guerra.
«E’ un periodo difficile, ammiro la sua battaglia e che sia esposto in prima linea per difendere il suo Paese. Lo sostengo pienamente».

E’ più bello vivere a Londra o a Milano?
«Londra è una città gigantesca cui rimango molto legato, ma Milano ha una dimensione umana che apprezzo. Mi piace la cucina italiana, ho scoperto un buon ristorante sotto casa, lo Zenzero, e ho già visitato il Duomo. La città poi la ammiro anche dalla mia terrazza».

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