Giroud portiere, Ibra scherza: “Non è mai troppo tardi…”

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Piero Mantegazza
Nato in provincia di Como nel 2000, laureato in Economia dei beni culturali e dello spettacolo. Ho mosso i primi passi nel giornalismo a “La Provincia di Como” per poi passare a Radio Rossonera. Raccontare lo sport è la mia passione: calcio e tennis non devono mai mancare. Fin da bambino il focus è il Milan, che è come una seconda famiglia. Innamorato delle bandiere e delle loro ineguagliabili storie, ormai sempre più in via d’estinzione

Olivier Giroud si è preso la scena ieri sera, da attaccante si è scoperto portiere: Ibra ha detto la sua sull’episodio

I minuti finali di Genoa-Milan resteranno nella storia, Giroud si è infilato i guantoni e ha salvato il risultato: un Ibra molto divertito lo ha preso in giro. 3 punti pesantissimi del Milan a Marassi, la squadra di Pioli è prima in classifica nel segno di Pulisic e di Giroud. L’attaccante rossonero ha sostituito in maniera egregia l’espulso Maignan: Ibra gli consiglia di valutare un cambio di ruolo.

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Genoa-Milan ci ha regalato diversi spunti e episodi controversi, quello che sta ricevendo più attenzione oggi è il “nuovo ruolo” di portiere di Olivier Giroud. Il francese ha sorpreso tutti tra i pali, nei minuti finali ha salvato il risultato e ha permesso ai rossoneri di scavalcare l’Inter in vetta alla classifica. La società ha deciso di produrre una maglia da portiere che si può personalizzare con “Giroud 9”. Ibra attraverso Instagram ha commentato l’iniziativa del Milan e la prestazione dell’attaccante in porta:

Milan, voglio questa maglia! Giroud non è mai troppo tardi per trovare il tuo vero ruolo”. 

Ibra tra ritiro e futuro

Ibra si è concesso ad una lunga intervista di Piers Morgan sull’emittente inglese Talk Tv:

“Mi sono ritirato solo 3 mesi fa e l’ho accettato perché alla fine non mi sentivo bene. Avrei potuto continuare a soffrire fisicamente e proseguire in campo, ma volevo sentirmi bene e non volevo avere conseguenze sul mio futuro, dove magari finivo a zoppicare mentre faccio qualcosa con i miei figli… ho scelto di fermarmi e penso di averlo fatto nel momento giusto. Ma per essere onesto con te, quando vedo gli attaccanti là fuori, dico che potrei ancora giocare perché farei molto di più e molto meglio di loro. Potrei darti i nomi, ma dico… il 95% di loro”.

“Penso di non aver più bisogno di sentire la folla intorno a me. Ho giocato per 20, 25 anni di fronte a 90mila spettatori. Li ho fatti applaudire, li ho fatti fischiare, li ho portati ad odiarmi, li ho portati ad amarmi. Dopo aver fatto tutte queste cose sento che non ho bisogno di essere quell’aquila che cerca attenzione, perché ora so chi sono. Sono ricordato per ciò che ho fatto in campo, quindi non sto cercando attenzione. Non sto cercando di essere riconosciuto in tutte queste cose, perché se l’avessi voluto avrei scelto di fare il commentatore o l’opinionista. Tantissimi ex giocatori lo fanno perché sentono ancora la mancanza dell’attenzione: vogliono essere visti davanti alla telecamera e lo capisco, perché quando sei in campo ti senti vivo e quando ci torni provi la stessa adrenalina, senti l’erba, senti i duelli, senti il calore, senti l’atmosfera”.

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