Zola: “San Siro mi ha messo i brividi, avevo la pelle d’oca”

I più letti

Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Intervistato dal Corriere della Sera, Gianfranco Zola ha parlato di Milan-Salisburgo (che ha visto come opinionista per Prime Video) e del momento del calcio italiano che porta tre squadre su quattro agli ottavi di finale.

Zola, perché non allena?
«Sa che ogni tanto me lo chiedo anch’io? In fondo sono ancora giovane! Tornerò sicuramente in panchina ma ci sono fasi della vita in cui le priorità sono altre. Ho fatto una scelta per la mia famiglia».

Beh, qualcuno l’avra cercata?
«Sì, è successo. Anche in Italia. Arriverà, ripeto, il giorno in cui non resisterò più senza calcio e tornerò in panchina. Per ora faccio l’opinionista, il commentatore sportivo. È un modo per continuare a nutrirmi, respirare quell’aria».

Era a San Siro per la sfida tra il Milan e il Salisburgo. Non le manca vivere da protagonista le serate, belle, di Champions?
«L’atmosfera è stata fantastica, ho avuto i brividi. L’ho detto anche in diretta durante la telecronaca: mi è venuta la pelle d’oca. Una partita bellissima, soprattutto nel secondo tempo. Ecco, magari sì, in momenti come l’altra sera la voglia di calcio è tantissima. Ma sono ancora giovane!».

Tre squadre su quattro agli ottavi, un bilancio positivo per il calcio italiano.
«Assolutamente. E visti i gironi non era così scontato. Hanno meritato gli ottavi sia il Napoli che il Milan e l’Inter. Dispiace per la Juventus, ma in questo momento era prevedibile. La stagione non è cominciata benissimo, le tensioni esterne comunque sono state tante. Hanno tantissimi giocatori infortunati e questa è un’attenuante. Contro il Psg c’erano molti ragazzi in campo. Questa è una cosa che mi fa piacere. Direi, finalmente. In Italia bisognerebbe avere più coraggio in tal senso, i ragazzi — quelli bravi evidentemente — devono giocare. L’esperienza in Inghilterra mi dice che le squadre vincenti sono state e sono quelle dove c’è il giusto mix tra giovani e calciatori più esperti. In Italia questa mentalità ancora non c’è. Nella maggior parte dei casi si ricorre ai ragazzi per necessità, quasi mai per scelta. Il Napoli e il Milan sono in controtendenza».

LEGGI QUI ANCHE   -CAPELLO: “ECCO PERCHE’ QUESTO NON E’ IL MILAN 2021-2022”-

Secondo lei, è una lacuna che ha compromesso anche il Mondiale?
«Forse un po’, non certo per Roberto Mancini che appena ha visto giovani interessanti li ha convocati. Lui è un c.t. eccezionale, ha vinto l’Europeo e anche in quel caso è stato bravo a coprire lacune che già c’erano. C’è da dire che siamo stati sfortunati alle qualificazioni peril Mondiale. Altra cosa è il fatto che in Italia si è come interrotta la linea di produzione dei giovani».

In che senso? È un problema di strutture?
«Di cultura, direi. Le strutture c’entrano veramente poco. Noi ragazzi degli anni Ottanta venivamo dalle partite in strada, al più dai campetti dell’oratorio. Oggi ci sono scuole calcio attrezzate, le Academy che forse non sortiscono lo stesso effetto sulla formazione. È un peccato, eravamo la migliore fucina, le cose sono cambiate. Poi non stupiamoci se i giovani più bravi vanno via».

E scelgono il calcio inglese…
«La Premier è avanti a tutti gli altri campionati. Calcio intenso, veloce e ricco di idee. Un mondo più ricco, certo, e ciò ti consente un vantaggio nella scelta degli allenatori e dei giocatori».

LEGGI QUI ANCHE   -BARESI: “IL MILAN E’ STATO, E’ E SARA’ PER SEMPRE LA MIA FAMIGLIA”-

Barella e Raspadori hanno fatto valutazioni diverse.
«E hanno fatto bene. Vorrei vederne altri di ragazzi interessanti come loro. Barella è sicuramente uno dei più forti nel suo ruolo. Ha avuto difficoltà nel passaggio dal Cagliari all’Inter, grazie a queste è cresciuto ulteriormente. Raspadori ha fatto bene e ha ancora molti margini di miglioramento, è un ragazzo promettente. Senza dimenticare il talento di Zaniolo, che a me piace tantissimo. Le emozioni che trasferiscono in campo i giovani forti aumentano il livello dello spettacolo. Mi auguro che siano sempre di più».

Se i suoi 30 anni tornassero oggi, sceglierebbe una squadra inglese dove giocare?
«La mia risposta è scontata: sceglierei sicuramente il Napoli. Per ragioni di cuore ma in questo momento anche per il gioco che esprime oggi la squadra di Spalletti. Veramente interessante. Direi europeo».

Può vincere lo scudetto, secondo lei?
«In questo momento il Napoli è primo in classifica, dunque sì. Ma il campionato spezzato dal Mondiale nasconde incognite che nessuno conosce. Un po’ come essere all’anno zero: conta il numero dei giocatori che ogni squadra manda in Qatar, conta il periodo di permanenza degli stessi calciatori, e questo si saprà soltanto a competizione in corso. Difficile fare previsioni, ci sono variabili che non si possono calcolare. Oltre al Napoli c’è il Milan che continua a far bene come l’anno scorso e ha giocatori di livello, oltre a un allenatore come Pioli che è in totale sintonia con il gruppo. E in campo si sente, si vede».

Domani il Napoli gioca contro l’Atalanta, le ricorda qualcosa questa sfida?
«Beh, il mio primo gol in serie A: indossavo la 10 di Maradona. Uno dei momenti migliori della mia carriera». Continua ad allenarsi nel tempo libero? «Lo faccio tutte le mattine, non potrei farne a meno. Gioco a golf e anche sul green sono molto competitivo».

Scarica QUI la nostra app per dispositivi Android. Rimani sempre aggiornato sulla tua squadra del cuore!
Scarica QUI la nostra app per dispositivi IOS. Rimani sempre aggiornato sulla tua squadra del cuore!

Gianfranco Zola

LASCIA UNA RISPOSTA:

Please enter your comment!
Please enter your name here

Ultime news

Notizie correlate