Weah: “I risultati contano! Perciò a Paolo Maldini ho detto che…”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Intervista speciale quella pubblicata dalla Gazzetta dello Sport questa mattina: sulle colonne della rosea il protagonista è George Weah, ex attaccante del Milan e Presidente della Liberia dal 2018.

George Weah è pronto per la rielezione come presidente della Liberia: quanto conta il nome?

«Ho dimostrato che un ex sportivo può realizzare progetti anche quando assume un altro ruolo. Sa chi ha sempre creduto in me? Silvio Berlusconi: diceva che sarei stato un grande presidente per il mio paese. Sono molto rattristato dalla sua morte. Lui per me non è mai stato soltanto il presidente del Milan o il presidente del Consiglio italiano. Ricordo che quando sono arrivato al Milan dalla Francia ho giocato nel trofeo Berlusconi e ho sbagliato un rigore. Cominciavano a criticare, ma lui disse: “Può capitare di sbagliare un rigore, non conta. George farà la storia con il Milan”. E abbiamo vinto il Pallone d’Oro».

Sui viaggi in Italia

«Complicato con il mio incarico. Le riunioni sono tutte qui o a Bruxelles. Però l’Italia mi manca e mi piace ancora parlare in italiano con i miei figli».

George Weah sul figlio Timothy, attaccante del Lille

«Sta giocando con la nazionale americana che ha battuto il Messico. Sono molto orgoglioso di lui, siamo tutti orgogliosi in famiglia, compreso George Junior che ha dovuto abbandonare l’attività per i troppi problemi al ginocchio. Timothy si sta guardando intorno: vediamo, sta parlando con alcuni club. È ancora giovane e troverà la sua strada nel calcio europeo. Ma anche qui ci sono tanti calciatori di qualità e vorrei spingere gli osservatori a venire in Liberia, invece di fermarsi sempre e soltanto in Costa d’Avorio o Nigeria o Camerun. Qui c’è tanto talento, ma non arrivano gli agenti e gli scopritori. Io sono andato in Camerun, poi in Francia, poi in Italia e ho fatto carriera. Adesso Gono, uno dei nostri ragazzi, ha firmato con l’Udinese, magari questo contratto aprirà la strada ad altri talenti. Magari collegando meglio la Liberia con il resto del mondo anche trovare una vetrina nel calcio sarà più facile».

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Sulla possibilità di vedere la Liberia al Mondiale

«Lo spero. Io con i miei compagni l’ho sfiorata nel 2002 e siamo riusciti a qualificarci a due edizioni della coppa d’Africa. Bei tempi. Ora sono vecchio (ride…) e ho la pancia. Però gioco ancora e faccio fare tanti gol. E gioco anche a basket, qui nel nostro playground».

George Weah sul licenziamento di Paolo Maldini dal Milan

«Paolo è un campione. L’ho sentito e glielo ho detto, “Paolo, non devi abbatterti, il lavoro è così, tutti i lavori hanno bisogno di risultati”. Il Milan si è fermato alla semifinale di Champions e ha dato motivo per mandarlo via. Ma il suo lavoro nel club è buono e non andrà distrutto. Ha visto quanto ha impiegato Guardiola a vincere la Champions League con il City? Eppure Guardiola è bravissimo. Ci vuole tempo, ma Paolo ha grandi capacità e avrà ancora successo anche come manager».

Sulla finale di Champions League

«Sì e devo ammettere che l’Inter è stata sfortunata. Non ho capito perché un giocatore importante come Lukaku è rimasto in panchina. Non era pronto per 90 minuti? Beh, ma se un campione non sta benissimo gli fai iniziare la partita e poi magari lo sostituisci dopo. A me una volta è capitato con il Psg: ero uscito dall’ospedale, ma c’era una partita di Champions importante. Ho fatto gol e dopo sono andato in panchina. Il Psg ha vinto quella gara».

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I ricordi più belli di George Weah con la maglia del Milan

«Difficile scegliere. Il mio gol decisivo contro la Roma all’Olimpico forse, la vittoria a Torino contro la Juve nel 1999. Sono stati bellissimi gli scudetti vinti in rimonta: quando credi in un obiettivo e hai qualità, lo raggiungi sempre. Guardi Messi: tutti criticavano l’Argentina dopo la sconfitta con l’Arabia Saudita. Ma lui sapeva quanto valeva la squadra e ripeteva che la prima partita non vuol dire niente. Lo ammiro perché è un talento, è intelligente, parla poco e lavora per la squadra. E mi piace Cristiano Ronaldo: un professionista serio. Questi sono esempi giusti per i ragazzi. Sono a fine carriera? E allora? Se uno è bravo lo è anche da vecchio. Guardi me». Altra risata.

Sul calcio di oggi e sul tifo per la Juventus

«È veloce, meno violento di prima, c’è meno ostruzionismo. Certo che mi piace. E seguo ancora i campionati: ora le mie squadre sono Atletico Madrid e Juventus. Sono sempre stato juventino, mi sono innamorato della Juve con Platini e se mi chiede con quale altra squadra avrei voluto giocare dico Juve. Ma il Monaco è la mia prima famiglia calcistica e il Milan la seconda. E spero tanto di vedere Timothy giocare in Italia prima o poi. Perché in Italia sono sempre piaciuto a tutti, i tifosi di tutti i club mi hanno rispettato. E questo mi è rimasto nel cuore».

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George Weah Milan

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