Gazidis: “Ecco i segreti dietro la rivoluzione Elliott! Maldini fondamentale perché…”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Diversi mesi dopo l’addio al Milan, Ivan Gazidis racconta i segreti dietro la rivoluzione portata al Milan dal fondo Elliott, principale autore della rinascita del club dopo tanti anni bui

Ospite d’onore al Business of Sport, podcast hostato dai fratelli Charlie & Harry Stebbings: Ivan Gazidis, ex CEO di Arsenal e Milan nonché uno dei principali autori della rinascita rossonera degli ultimi anni. Dalla scelta del fondo Elliott di rilevare e rilanciare la società a quella di scegliere lo stesso Ivan Gazidis come timoniere del nuovo Milan. E poi ancora Paolo Maldini, Geoffrey Moncada, lo scetticismo dei tifosi e, alla fine, tutta l’emozione dello scudetto vinto.

Ivan Gazidis sul fondo Elliott e sulle condizioni del Milan nel 2018

“Il club non era in condizioni ottimali da un po’ di tempo, non si qualificava in Champions League da sette anni e non vinceva lo scudetto da undici. Il Milan fu preso in carico dal fondo Elliott poiché la proprietà cinese non fu in grado o non volle ripagare i debiti che si era creata per acquistare il club e quindi il Milan era in una vera e propria crisi. Mi ricordo una delle prime partite, perdevamo 0-3 in casa e la Curva Sud abbandonò lo stadio durante la partita, quindi giocavamo con la parte di stadio in cui dovevamo segnare… vuota. Il club perdeva circa 150 milioni di euro all’anno e c’era il rischio che si arrivasse a toccare i 200, poiché nonostante fecero un mercato molto costoso il rendimento della squadra in campo non era di alto livello, quindi ci furono un sacco di sfide per noi”.

Pochi sponsor, uno stadio da ripensare e… la mossa Gazidis

“C’erano pochi sponsor esteri, due terzi degli sponsor erano italiani e avevamo uno stadio che nonostante fosse bello e storico era in condizioni non eccellenti, con delle aree che per quanto pericolose erano sono tutt’oggi chiuse al pubblico. Gli accessi per i disabili sono pochi e i bagni è meglio evitarli, specialmente se sei una donna. La situazione non era rosea e io sono arrivato scelto da un fondo di New York e non conoscendo la lingua italiana, un fondo in cui la gente non credeva molto. Loro hanno ereditato il club non per scelta ma perché c’era il rischio di default e di conseguenza si sono trovati a dover gestire il Milan. Avrebbero potuto approcciarsi in vari modi a quest’avventura, avrebbero potuto tagliare i costi e vendere il club immediatamente così da ricavarci subito dei soldi, ma hanno deciso di non farlo. Hanno deciso di incaricare un amministratore delegato per ribaltare la situazione, io sono arrivato ed ho dovuto affrontare subito svariati problemi, ma l’ho fatto sempre con il loro pieno supporto”.

Le scelte del fondo Elliott per risanare il Milan

“Hanno rivoluzionato completamente il management, sia a livello sportivo che commerciale, e da lì abbiamo avuto subito tanto da fare per sistemare la squadra. Il primo pensiero è stato quello di abbassare il monte ingaggi, perché non potevamo permetterci di perdere tutti quei soldi, al contempo però dovevamo anche migliorare il rendimento in campo, quella era la vera sfida. Abbiamo assunto Moncada, un capo scout di livello mondiale, e un team di osservatori esperti, unendo queste due cose abbiamo ottenuto subito risultati eccellenti. Dopodiché abbiamo individuato Paolo Maldini come direttore sportivo, mi ha subito impressionato. Paolo non solo ha portato il suo carisma, ma è stato in grado di creare dei veri e propri rapporti padre-figlio con i giocatori più giovani. Paolo è stato bravissimo”.

Ivan Gazidis sulle difficoltà affrontate durante il percorso al Milan

“Non è stato facile. Il primo anno abbiamo venduto e addirittura lasciato andare via a 0 alcuni dei nostri giocatori. La gente era scettica, ma noi li abbiamo avvisati che avremmo comprato dei giocatori giovani che sarebbero diventati forti. Ho sentito la pressione da parte dei tifosi, certo. Con il tempo però ho imparato che devi fare ciò in cui credi. Devi concentrarti su ciò che ritieni giusto e fare capire alla gente che stai facendo ciò che è giusto”.

Il ricordo più bello

“Il momento sportivo più iconico in cui sono stato coinvolto per me rimane lo Scudetto vinto con il Milan. La immagini della festa nelle strade della città non riescono a descrivere cosa è stato realmente. Tutta Milano è stata chiusa, e non potevamo muoverci con il pullman. Cinque ore per fare poco più di un chilometro, e abbiamo concluso in Piazza del Duomo, in centro. Chiunque sia stato lì quella giornata non la dimenticherà mai per il resto della propria vita”.

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