Furlani spaventa il Milan: “I big rimarranno? Non lo so, vediamo”

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Giacomo Mirandola
Residente in un paesino in provincia di Novara, nasce a Gallarate il 21 dicembre 1998, poche ore dopo Kylian Mbappé, con cui condivide la passione ma non il talento. Diplomato al liceo scientifico e laureato in Scienze della Comunicazione, la sua vita, alla costante ricerca di emozioni, lo ha portato a conoscere e ad appassionarsi a quasi tutti gli sport praticati sul pianeta. Giornalista, speaker e audiodescrittore all'occorrenza, fa questo lavoro per esigenza, non per scelta. Un solo obiettivo: trasmettere agli altri anche solo un parte delle emozioni che lo sport gli sa regalare ogni giorno.

Il CEO del Milan Giorgio Furlani è intervenuto al DLA Piper Sport Forum parlando di proprietà, stadio e calciomercato

L’amministratore delegato del Milan Giorgio Furlani è stato ospite del DLA Piper Sport Foru. Il CEO rossonero ha rilasciato alcune dichiarazioni nel corso dell’evento. Furlani ha raccontato la situazione economica del Milan del passato e del presente, sottolineando la crescita sotto le direzioni di Elliott prima e di RedBird poi. Ha anche voluto parlare del tema stadio, anche se solo in maniera marginale, e si è anche pronunciato con forza in favore del decreto crescita. Nel finale, però, ha spaventato i tifosi con le sue dichiarazioni in merito alle future strategie di calciomercato.

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“Il Milan era vicino al fallimento”

C’è stato, quando ero con Elliott, un finanziamento di controllo e poi Elliott è diventato proprietario per caso, per sbaglio, per fallimento dell’azionista. La società Milan non era sostenibile come lo è oggi e sì, era vicina al fallimento. Con Elliott abbiamo dovuto fare un grande turn around, che si è basato su quattro colonne fondamentali: per primo il successo sportivo, perché non c’è progetto nel calcio e nel Milan che non abbia alla base il successo sportivo, per secondo l’aggiustamento dei costi, soprattutto quelli relativi ai calciatori che erano troppo alti per le performance, per terzo gli investimenti nell’area commerciale per avere ricavi commerciali da reinvestire e per quarto – ahimé – il nuovo stadio… A che punto siamo? Abbiamo provato a fare il progetto San Siro, ora ci siamo buttati su San Donato. Il nostro ideale di investimento? Una volta generare risorse, le reinvestiamo per la crescita della rosa con l’investimento per i calciatori”.

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“Togliere il decreto crescita distruggerebbe il calcio italiano”

Abbiamo fatto il primo utile con l’ultimo bilancio dopo 17 anni e ciò si inserisce in un contesto di risanamento partito da Elliott e di una fase di crescita con RedBird. Nell’ultimo anno abbiamo potenziato la parte business con nuovi sponsor, nuovi e rinnovi di partnership, e-commerce, collaborazioni con realtà come i NY Yankees. Ovviamente il successo economico si sposa con il successo sportivo. Competitività sì, ma non competitività ad ogni costo. Siamo competitivi e attenti sui costi. I risultati sportivi portano ricavi, ma salta tutto se venisse tolto il Decreto Crescita; senza il decreto sarebbe la distruzione del calcio italiano. Da quando c’è il Decreto Crescita ci siamo trovati a fare grandi risultati in Europa come calcio italiano, perché noi siamo business di talento: siamo sotto altri mercati a livello economico, siamo in un contesto difficile… Ma guardiamo: è impossibile fare un progetto stadio, ci sono limiti su extra-comunitari, contratti più corti… L’unica leva che ci rende competitivi con gli altri campionati europei è il Decreto Crescita. I nostri sponsor sono capitale straniero che entra in Italia e che poi noi investiamo, i progetti extra-calcio sono tutti finanziati da soldi esteri: nel momento in cui non riesci ad offrire un buon prodotto senza i migliori attori non ha senso fare progetti. A me sembra una follia a livello di economica nazionale togliere il Decreto Crescita”.

Sul finale del suo intervento, Furlani ha spaventato i tifosi del Milan parlando del calciomercato futuro. Alla domanda sulla cessione di Tonali (se sta a significare che in ogni sessione la dirigenza pensa di finanziare la campagna acquisti con una cessione importante) ha risposto: “Se i big rimarranno? Non lo so, vediamo.

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