Milan, Zille: “Fonseca e Conte, il manifesto è il post Maldini” (ESCLUSIVA)

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Federica Zille commenta la notizia di Antonio Conte al Napoli e Paulo Fonseca al Milan: le sue parole a Radio Rossonera

Nel giorno in cui Conte viene annunciato al Napoli e i tifosi del Milan attendono l’ufficialità di Fonseca come nuovo allenatore, Federica Zille parla ai nostri microfoni. Di seguito, alcuni passaggi delle dichiarazioni della giornalista di DAZN ospite a Lunch Press.

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L’ambiente rossonero ribolle…

“Il fatto di vedere un allenatore con nome e curriculum pesante come Conte a Napoli immagino aumenti questa ebollizione (ride, ndr). Non ha fatto bene nell’ultimo campionato, ma rimane una squadra forte e una concorrente per il titolo. Quando arriva Conte, automaticamente aumenta lo status di qualsiasi squadra. Poi c’è questa asta per Lukaku…”.

Era lecito aspettarsi qualcosa di più?

“Fonseca arriva con una grossa responsabilità. Detto che a me come giocava la Roma di Fonseca non dispiaceva per niente. Per quanto ne so io, De Zerbi non è nemmeno mai stato contattato dal Milan. A noi piace perché fa giocare bene le sue squadre, ma non è mai stato su una panchina come quella del Milan. Sa come è l’ambiente perché ci è cresciuto, ma lì si va per suggestione e non per fatti concreti.

Conte è un altro paio di maniche. Anche in questo caso, se Conte ha chiesto garanzie e il Milan non gliene poteva dare… Il Milan vuole giocatori che vanno formati, da crescere. Conte viene a chiederti giocatori già pronti e da inserire in un modulo con una filosofia ben precisa. Non so se ci sia stato uno scontro di vedute, ma io me la sono immaginata così”.

Infine, conclude sulla linea del Milan:

“Conte mette voce sul mercato che va fatto. Oltre al costo, c’è anche il modo di lavorare che lui dovrebbe accettare. Non credo che Pioli avesse poca personalità, ma credo sia una figura non di rottura alla Mourinho. Quel famoso comunicato dopo l’addio di Maldini, quando si parlava di team e di collaborazione con il coach, era il manifesto programmatico di come dovrà lavorare da qui in poi l’allenatore del Milan. Anche se io non ho ancora capito come si inserisce in tutto ciò Ibrahimovic…”.

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