Rebic o Leao? Questo è il dilemma

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REBIC O LEAO – Da Shakespeare a Lous and the Yakuza. Il culto del dilemma attanaglia la nostra società da tempi immemori, e sovente ci mette di fronte a due opzioni: naturale o frizzante? Bianco o rosso? Dolce o salato? Nella vita quotidiana, per cose di questo genere la decisione è quasi immediata. Consuma una manciata di secondi della nostra esistenza e poi tutto si risolve in un battito di ciglia. 

Rebic o Leao è il dilemma che, fortunatamente (n.d.r.), attanaglia Pioli da qualche partita a questa parte. La freschezza, imprevedibilità e classe del giovane portoghese o la costanza, solidità e cattiveria dell’esterno croato? Dare una risposta logica, sensata e universale è praticamente impossibile. Sappiamo bene che una scelta del genere, soprattutto a livelli altissimi del calcio, è ponderata attraverso innumerevoli variabili quali condizione fisica, atletica, mentale ma anche e soprattutto contesto e avversario.

Si tratta quindi di decisioni situazionali, che variano e che non offrono una soluzione definitiva al nostro dilemma, quanto invece una risposta del tutto effimera.

Perché Rebic? Partiamo da un presupposto fondamentale: il Milan di Pioli è nato di fatto in quel post-lockdown di Giugno 2020, periodo in cui l’ex-Francoforte ha dominato in lungo e in largo in campionato, sia giocando da esterno che sostituendo centralmente Zlatan Ibrahimovic, alle prese con un infortunio.

Dopo il Milan-Udinese del 19 Gennaio 2020 in Rebic è scattato qualcosa. Da certo partente a eroe in un pomeriggio nuvoloso, pieno di incognite e di speranze per un Milan che doveva ripartire e stava ripartendo. Rebic è quindi il titolare, l’uomo in più, colui che imprime quella preoccupazione aggiuntiva negli avversari, che nel leggere la distinta sicuramente penseranno “Ah, già che c’è pure Rebic”. 

Tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 ha perso smalto, condizione, fuoco. L’infortunio al gomito prima e la positività al Covid poi ne hanno minato sia la condizione fisica che quella mentale. Nelle ultime uscite, soprattutto naturalmente contro il Crotone, sembra aver ritrovato un po’ di luce, nella speranza che continui a lievitare, psicologicamente parlando. 

Perché Leao? Svogliato, deconcentrato, spento, intermittente, tutto fumo e niente arrosto, “Niang 2.0”. Su Rafa Leao ne abbiamo sentite di ogni, ed effettivamente il primo anno al Milan è stato tutto fuorchè brillante. Qualche lampo e poco più. Con l’assenza di Rebic però, in questa prima metà di stagione, sembra essere cambiato qualcosa.

L’assist del Derby, le fiammate con la Roma, la doppietta allo Spezia, le prestazioni di sacrificio contro Udinese, Bologna e Crotone. Abbiamo un barlume di continuità. In aggiunta a ciò, è necessario specificare una cosa: Leao è uno dei giocatori del Milan al momento più in forma, sia dal punto di vista fisico che mentale. E quando hai un giocatore così è veramente difficile domandargli di accomodarsi gentilmente nelle poltroncine della panchina di San Siro. 

Ergo, Rebic o Leao? A questo punto, considerando l’assoluta disponibilità di entrambi (facendo ogni tipo di gesto apotropaico, n.d.r.) è bene fare un’ulteriore step di ragionamento e pensare a chi può dare di più subentrando dalla panchina.

In quest’ottica il Rebic visto nel derby di coppa offre un feedback piuttosto negativo, al contrario di Leao che ha dilaniato partite da sostituto in maniera più preponderante. Dulcis in fundo, Rebic pare soffrire molto di più psicologicamente l’esclusione dagli undici iniziali, forse anche per via della carta d’identità (più impolverata rispetto a quella dell’ex-Lille).

Rebic o Leao? Leao o Rebic? Non vorremmo essere in Pioli in questo momento. O forse sì, viste le defezioni di questa stagione. Avere questo tipo di dilemma, probabilmente, è il sogno di ogni allenatore. 

photocredits: acmilan.com

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