CRISI REALIZZATIVA

Crisi realizzativa – La solitudine del secondo palo tra le cause

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CRISI REALIZZATIVA

La sostanziale crisi realizzativa dei rossoneri (due reti su azione nell’ultimo mese) passa soprattutto attraverso le difficoltà degli attaccanti ad attaccare alcune zone dell’area di rigore.

L’attacco del secondo palo è un’annosa questione che caratterizza il Milan da inizio stagione: analizziamola e comprendiamola meglio.

Castillejo, Saelemaekers, Hauge, Leao, Rebić, Diaz, Krunić, Çalhanoğlu.

Tutti i calciatori che sono stati impiegati in questa stagione sulla trequarti da mister Pioli hanno avuto un punto in comune: la mancanza di cattiveria e convinzione dell’attacco del secondo palo in caso di traversoni dalle fasce laterali.

Le situazioni di gioco offensive del Diavolo non possono concretamente prescindere da questo tipo di movimento ed atteggiamento: il 4-2-3-1 è un modulo che richiede assidua presenza delle ali in area di rigore, ma anche degli incursori e delle punte.

La stagione è stata contraddistinta da questa difficoltà, con palle tagliate verso la porta avversaria che non hanno trovato la presenza sul palo lontano del compagno di squadra oppure lo hanno trovato attardato all’appuntamento con la sfera.

Finché i risultati hanno dato ragione al team la questione è passata in secondo piano, ma è un problema che occorre affrontare il prima possibile, soprattutto in quel di Milanello dove lo staff tecnico sta iniziando a cercare sempre più di snaturare alcuni di loro per indurli a riempire il rettangolo che presidia la porta avversaria con meccanismi più naturali ed efficaci.

Rebić è il calciatore che fra questi ha più nelle corde questo tipo di movimento, che però compie in maniera non costante durante il match per posizionamento nell’azione e caratteristiche.

Calabria e Theo Hernandez sono molto più efficaci in queste situazioni, con un progresso da inizio annata certificato dal numero di palloni raccolti in area nelle situazioni offensive (6 reti totali convalidate al duo italo-francese ed altre annullate per falli offensivi o fuorigioco millimetrici).

È quindi possibile che i laterali difensivi siano più idonei ad attaccare la porta posizionandosi sul secondo palo rispetto ai laterali offensivi e gli altri incursori?

Evidentemente sì, sia per caratteristiche del modo di giocare milanista, che per la natura dei calciatori presenti in rosa per i rossoneri, soprattutto in avanti.

Castillejo gioca a piede invertito e tende a posizionarsi in zona centrale per i tentativi di tiro, al fine di poter liberare il suo mancino: è riuscito in alcune situazioni a presentarsi puntualmente sul secondo palo, ma senza mai incidere realmente, sia per struttura fisica che per capacità tecniche.

Contro il Parma era riuscito a farlo magistralmente, con la rete annullata per una questione di millimetri, ma pochissime altre volte è riuscito a presentarsi allo stesso modo in area, lo fa tipicamente in maniera accentrata come in occasione delle reti al Celtic ed alla Samp).

Saelemaekers, nonostante sia destro a destra, tende ad accentrarsi anche lui negli ultimi 16 metri, tagliando al centro o tagliando sul primo palo come in occasione della rete alla Roma e l’occasione contro l’Udinese.

La rete al Sassuolo è un caso limite per attacco del secondo palo ma funzionale per comprendere come possa essere fatto con maggior efficacia anche in situazioni di lettura meno facilmente decifrabili e realizzabili.

Leao pecca di cattiveria agonistica nell’attacco al secondo palo, con quella rete in mischia allo Spezia che aveva fatto pensare ad un mutamento del trend seguito durante la prima stagione, dove comunque aveva trovato una rete a Lecce che in tal senso faceva già ben sperare, senza però riuscire a confermare questa sensazione. 

Il suo rapporto con quella porzione di campo consta di un insieme di pessimi attacchi, si è trovato spesso nascosto dietro ad avversari ed è sembrato poco convinto nel suo movimento, con la profondità che si rivela invece il suo approdo naturale.

Diaz non ha le caratteristiche per fare questo tipo di giocate, Rebić le fa a corrente alternata ma comunque in misura maggiore dei compagni di reparto, mentre Hakan e Rade occupano principalmente il centro area nei loro inserimenti.

Hauge ha infine dimostrato di essere ancora acerbo anche in queste situazioni, dove spesso resta al di fuori dell’area o al margine dell’azione quando privo della palla.

Pioli ci sta lavorando, la media realizzativa della squadra però impone di trovare al più presto un meccanismo per accelerare questo processo, poiché snaturare questi ragazzi dalle loro caratteristiche per farli migliorare non è operazione facile, ma due sole reti su azione nelle ultime 6 partite sono una campana d’allarme delle dimensioni di quella di una cattedrale.

Le trame di gioco portano spesso i rossoneri a cercare palle interne all’area di rigore a tagliare sul palo lontano, quindi si tratta di risolvere sostanzialmente una questione di occupazione degli spazi e di convinzione nel farlo.

Perché quel palo, ormai, soffre sempre più di solitudine, dato che i calciatori del Milan sono ormai più bravi a colpirli che ad attaccarli.

photocredits acmilan.com

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