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Focus

SIMON THORUP KJAER E LA FORTEZZA DI ASGARD

Emanuele Frigerio | 25 Novembre 2020

Analisi tecnica e statistica dell’importanza del centrale danese del Milan, ormai leader difensivo e carismatico della formazione rossonera, che dal suo arrivo ha sorpreso sempre di più, fino a diventare un elemento insostituibile nell’undici rossonero.

66 presenze ed una rete: questo il bottino del capitano della nazionale danese dal 2013 al 2015, periodo in cui ha vestito la maglia del Lille. prossimo avversario che affronterà con il suo numero 24 rossonero sulle spalle e la consapevolezza di una partita decisiva, ancor più importante di quella vincente contro il Napoli in cui Simon è stato a dir poco monumentale, nonostante un fastidio muscolare che lo ha condizionato per tutto il match e causato da un intervento provvidenziale ad inizio match al fine di bloccare una ripartenza partenopea velenosissima.

Partirei da qui per raccontare un calciatore che ha portato dalla finestra di trasferimenti invernale la formazione di mister Pioli ad una crescita esponenziale, partita dopo partita, mese dopo mese.

Nel suo nome completo è possibile scorgere una chiara assonanza col nome del dio del tuono, figlio di Odino che grazie ai propri poteri era chiamato a difendere la fortezza di Asgard da invasori e creature infime, fastidiose, mostri ed esseri di galassie sconosciute.

Il 10 gennaio il biondo sbarca sul pianeta rossonero in silenzio, con il popolo che non sarà minimamente cosciente delle doti del calciatore arrivato in prestito con diritto di riscatto dall’Atalanta, con Mattia Caldara che, con una formula simile, ha effettuato il percorso inverso, all’interno di uno pseudo-scambio per cui molti tifosi urlarono al delitto calcistico.

La prima occasione per mostrare i propri poteri è Milan-SPAL di Coppa Italia: Thor sfodera il proprio Mjolnir (il cosiddetto martello) e blinda per la prima volta la linea la propria linea difensiva, si nutre dell’energia sprigionata e si prende di forza il posto da titolare, al fine di cercare un avversario sempre più insidioso e sfidante per il dio del tuono, che aumenta a dismisura la propria leadership dopo solo poche ore di presenza nel mondo rossonero.

Da lì a fine stagione il Diavolo perderà soltanto una partita con lui in campo, quel derby perso in rimonta dopo un primo tempo in cui giganteggiò.

Formerà gli Avengers di Milanello che porteranno indietro entusiasmo, risultati, gioco e carisma ad una squadra che da troppo tempo ne era rimasta senza e che può così riportare sorriso e felicità a quelli asgardiani rinchiusi nelle proprie dimore a causa del virus.

Tutto poetico fino qui, ma a noi piace andare sul concreto: analizziamo ora Kjær attraverso i numeri, sia della scorsa ma soprattutto della corrente stagione, in cui sta mostrando prestazioni, solidità e leadership sempre maggiori e che meritano di essere studiate per comprendere meglio l’effetto delle martellate del danese per raddrizzare una struttura difensiva claudicante a suon di performances tecniche che sfiorano l’eroico in alcuni casi ed una capacità di far rendere al meglio i propri compagni di squadra che gli gravitano intorno.

Questo grafico permette di comprendere una delle qualità fondamentali di Simon dal suo arrivo in maglia rossonera: la continuità di rendimento.

Dalla sua prima partita, infatti, il difensore ha collezionato 33 partite, suddivise nelle 19 della scorsa stagione e le 14 disputate in quella corrente.

I dati in esame, esplicano come ci sia un rendimento di alto livello in grado di mantenere una consistenza nel corso dell’arco temporale che comprende sostanzialmente tutto il 2020.

Il livello individuale del danese è indubbiamente alto, tanto che la percentuale di dribbling da lui stoppati nel campionato in corso si rivela superiore a quella di altri top del ruolo come ad esempio Stefan De Vrij, eletto migliore del ruolo per la stagione passata, oppure gli ex Acerbi e Bonucci, che hanno numeri inferiori rispetto al numero 24 del Milan.

Nel dato complessivo va considerato che, mentre in Serie A si parlerebbe di un dato inferiore al 50%, in Europa League il biondo nativo di Horsens ha finora posto il veto alle scorribande avversarie in questo senso, totalizzando il 100% di stop relativi ai tentativi avversari di puntarlo e superarlo.

D’altronde, se con lui in campo questa squadra ha totalizzato un numero di vittorie nel 2019/20 del 73.68% ed all’inizio di quella in corso del 78,57%, dei motivi validi ci saranno.

Vi dico solo che il coefficiente relativo ai net expected goals x 90 minutes, ossia il dato che permette di capire la proiezione media fra reti attese attive e passive di un team con un dato calciatore presente sul terreno da gioco, recita + 0,79 nella scorsa annata e +3.39 in quella attuale, a denotare come certamente ci sia stata una costanza, ma addirittura una crescita di squadra da suo arrivo.

Beh, si potrebbe tranquillamente obiettare che il merito non possa essere certamente del mero singolo se la formazione di mister Pioli sia in grado di produrre più occasioni da rete rispetto agli scorsi mesi e sia meno esposta alle occasioni da reti dagli avversari….

Questo permette di inserire all’interno dell’analisi di Kjær un altro plusvalore da lui portato all’interno di uno spogliatoio giovane: la leadership.

La debacle contro la Dea nell’ultimo atto del 2019 regalò definitivamente la certezza che ci fosse il disperato bisogno di calciatori di esperienza e carisma al fine di reindirizzare una stagione nata male ed innescare il processo di crescita di una squadra che spesso e volentieri ha giocato con l’età media più bassa d’Italia, talvolta anche d’Europa, pagando però l’eccessiva gioventù nella bilancia con il pur grande talento dei tesserati.

L’allenatore aveva bisogno di due pedine che potessero trasmettere concetti anche all’interno del rettangolo verde, prendendosi la responsabilità di guidare un team a migliorarsi anche mentalmente, oltre che tatticamente.

Kjær si trovava proprio in quella squadra che 5 a 0 aveva battuto il Diavolo ed era ormai sempre meno considerato, sia a parole che con i fatti, allenandosi però al massimo per potersi far trovare pronto in caso di una nuova avventura a gennaio.

Tra lo scetticismo generale, il danese firma per il Milan, che gli chiede di prendersi la responsabilità di guidare una difesa che di solido aveva ormai ben poco.

Arriva la svolta.

Sbarcato nell’indifferenza generale come il noto eroe asgardiano, investito della responsabilità di guidare all’obiettivo ed al cambiamento, il 10 gennaio Simon si prese in carico la difesa milanista e divenne leader insieme all’altro esperto nordico, tale Zlatan.

Nell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport un paio di settimane fa,

“La mia storia parla chiaro, io sono uno che ha bisogno di fiducia: quando gli allenatori mi danno continuità io li ripago sempre”.

Dal suo arrivo, soltanto due sconfitte subite con il numero 24 in campo,una voce che guida, con un carisma secondo a pochi, il gioco; grida, richiamando il compagno quando l’attenzione viene meno, incitandolo quando invece è necessario.

A questo punto, come analizzato già nel focus sull’operato di mister Stefano Pioli (disponibile sul sito di Radiorossonera.it),l’intelligenza calcistica del reparto arretrato viene aumentata in un contesto dove i vari Conti, Calabria, Romagnoli, Gabbia e Theo hanno manifestato il bisogno di essere seguiti in una crescita tattica e mentale.

Ad oggi, attraverso questo processo iniziato nei primi giorni di gennaio, si è potuto riscontrare l’incremento prestazionale di questi calciatori sotto l’aspetto dell’attenzione e dei movimenti attraverso il lavoro quotidiano e dalla presenza di un eco in campo dei concetti illustrati ed elaborati sul campo di allenamento.

Questa responsabilizzazione del giocatore è riscontrabile attraverso l’analisi di due tipologie di dati, ossia quelli relativi alla ricezione della palla e la progressive distance.

La percentuale di successo dei passaggi destinati al capitano della nazionale danese è pari al 98.4 % nei primi 8 mesi dell’anno e del 99.2 % nei mesi seguenti, con il percorso europeo che conta un en plein dei passaggi corretti.

Questo perché accade? Studiando la tipologia di passaggi ricevuti, è possibile notare come grandissima parte di essi siano passaggi a rischio “zero”, ossia palloni che gli vengono forniti in situazioni di gioco in cui lui si fa trovare smarcato e con il corpo ben orientato, sintomo di un’ottima organizzazione difensiva e capacità di creare una fluidità di movimento della linea difensiva e dei giocatori di supporto alla manovra che prima del suo approdo a Milanello era presente ma in via molto più labile rispetto ad ora, dove il costante apporto vocale e tecnico di Kjær, ravvisabili distintamente anche grazie all’assenza di pubblico, permettono un lavoro di questo tipo con dei risultati in tal senso di cui beneficiano tutti i giocatori sia in fase di impostazione che di marcatura,grazie al posizionamento sempre intelligente e funzionale di Simon, cui unisce una personalità notevole.

Completa infatti a sua volta un numero medio di passaggi completati fra 84.36% nel 2020/21 al 89.15 % del periodo gennaio-luglio, calcolando però anche l’incremento dei passaggi lunghi e delle giocate a maggior rischio di errore e della possibilità di lanci lunghi che la dotazione di un calciatore come Ibra fornisce in alcune fasi della partita, che non sono esattamente delle situazioni win-win ma dipendono da una pluralità di fattori.

Nelle gare della stagione attuale ha tenuto un numero di passaggi sempre ben superiore a 50 , con il dato che si abbassa soltanto per Napoli, dove ne ha effettuati venti, realizzando però il 100% di precisione nei lanci lunghi, cosa che gli fa uscita già contro lo Sparta Praga.

I piedi ci sono, la classe pure, la potenza idem.

La lunghezza media dei traccianti con cui cerca i compagni è di 23.5 metri, ben più degli altri colleghi del reparto arretrato e non solo, ha statistiche sui passaggi corti/medi vicina al 100% (più di gran parte dei calciatori di serie A).

Personalità che si lega all’analisi della progressive distance, ossia la distanza coperta da un player conducendo palla verso la porta avversaria: gli expected goals analizzati in precedenza sono generati da una mentalità sempre più verticale della squadra e questo è ravvisabile anche attraverso la propensione dei membri arretrati dell’undici ad avanzare consuetudinariamente verso la metà campo avversaria in proiezione propositiva ed offensiva reiterata, al fine di ricercare il goal con una frequenza costante.

1124 è il numero di metri percorsi in questo senso dall’ex Fenerbahce, contando soltanto 11 partite, ossia le 8 disputate in Serie A e le 3 ufficiali di Europa League.

La scorsa stagione, nelle 15 disputate in campionato con la società di Via Aldo Rossi, ha percorso 1027 metri in proiezione offensiva quando in possesso.

Questo può indicare un decremento del baricentro avversario, a testimoniare un atteggiamento ben più difensivista delle formazioni che sfidano il Milan e più spazio per i difensori di portare palla, ma soprattutto una propensione a verticalizzare l’azione al fine di trovarsi sempre nelle condizioni di far male con frequenza all’avversario, indicando una facilità sempre maggiore dei rossoneri nel fare la partita piuttosto che subirla.

Ma soprattutto è sinonimo di carisma del calciatore: chiedendo ad una pluralità di esperti del ruolo,il verdetto unanime è stato che questo tipo di dati siano in grado di testimoniare la personalità sconfinata di un giocatore.

Negli ultimi 5 incontri disputati ha effettuato una media di 10 passaggi progressivi a partita, con un average di 20 passaggi riusciti in verticale per gara e circa 8 lanci lunghi a match in cui si è mantenuto il possesso della sfera.

Queste statistiche considerano la gara di Napoli dove questi numeri sono stati inferiori al solito livello (ma dove comunque effettua con successo 7 passaggi in avanti su 7) , sia per caratteristiche della partita che per uno stile di gioco necessariamente adattato alle sue condizioni non ottimali dopo il rischio iniziale di infortunio (che lo avrà probabilmente spinto a non rischiare) ed alcune situazioni di gioco che hanno portato un possesso nettamente maggiore della squadra avversaria, specialmente se parametrazioni a Milan – Hellas o gare precedenti ad essa.

A questo va aggiunta l’efficacia difensiva, con il 36.84 % di porte inviolate dall’arrivo del numero 24 al termine della scorsa stagione ed il 35.71 % in quella in corso, nonostante dal derby non ci siano più state partite senza il portiere milanista imbattuto tranne per la gara di Europa League contro lo Sparta Praga.

Kjær vince circa il 70% dei duelli aerei in media, con numeri che variano dall’ 85% in Europa League al 67% delle ultime gare di campionato, dove ha avuto numeri inferiori ai suoi standard solo nel match di Udine contro un cliente scomodo come Okaka ed una squadra parsa complessivamente un po’ scarica a livello atletico dopo i molti impegni ravvicinati.

Conta medie simili anche per scontri di gioco in cui è uscito vincitore.

Ha una media di recuperi che si aggira fra 11 e 12 (last 5 matches), ravvisabili quasi interamente in recuperi di posizionamento ed intercettazioni, sintomo di un calciatore di grande intelligenza tattica che sa come collocarsi all’interno del rettangolo verde.

Ulteriore prova di questa sua dote è data dal basso numero di scivolate che è portato a fare: nell’immaginario calcistico, il tackle così realizzato implica molte volte un’erronea collocazione in campo, sia questa del difensore stesso che di altri.

La media punti con lui è di 2.50 a partita, un numero che fa quasi venire il mal di testa.

L’effetto sui compagni di squadra è stato notevole e non riguarda solo i difensori, ma anche gli esterni offensivi ed i centrocampisti che hanno avuto un’evoluzione nel modo di interpretare le partite dal suo arrivo, divenendo una garanzia ed accrescendo notevolmente il proprio rendimento, che beneficia anche di un baricentro medio del danese più alto rispetto a quello del compagno di reparto, con la propensione ad effettuare anche anticipi sulla linea di centrocampo per far ripartire la squadra e ribaltare l’azione in modo mortifero.

Vediamo spesso questo tipo di giocata da parte sua, non ultima a Napoli ad inizio secondo tempo, all’interno di una partita in cui molti tifosi avevano sudato freddo dopo pochi minuti quando, in seguito ad un salvataggio spettacolare volto ad anticipare un cross tagliato avversario dopo una ripartenza, si è toccato la zona dell’aduttore .

Ecco, avreste mai pensato di temere così tanto l’assenza in un match di Simon al suo arrivo? Di desiderare un suo rientro in campo e quasi dire davanti alla tv: “No, no, rialzati, ti prego”’? Probabilmente no.

A volte si pensa che quella porta sia un po’ come una fortezza, difesa da un titano volante con la maglia numero 99 ed un uomo che ha THORup all’anagrafe fra Simon e Kjær, pronto a difendere Asgard da mastini che ben conosce (questo il soprannome del Lille) e da esseri gigliati che vengono a cercare di insidiare un esercito senza l’ariete svedese.

photo credits acmilan.com

Scritto da Emanuele Frigerio

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