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Focus prima squadra

Stefano Pioli, il potenziatore

Emanuele Frigerio | 16 Novembre 2020

Il campionato del “potenziatore” : dal Napoli a Napoli, analisi del boom rossonero

Arrivati all’ennesima poco sensata sosta per le nazionali, l’allenatore milanista ha tagliato il traguardo delle 38 partite di Serie A con lui sulla panchina: analizziamo il percorso che ha portato ai 24 risultati utili ed i benefici che il tecnico di Parma ha portato a Milanello.

Quando Stefano arrivò all’Inter, gli fu chiesto quale termine avrebbe preferito lo definisse come allenatore. Lui rispose: “il potenziatore”.

Terremo valido questo termine per qualche anno dopo, ossia il presente, che vede Pioli mister dell’altra squadra di Milano, quella storicamente più congeniale a uomini della sua classe.

L’operato di un coach può essere valutato sotto una pluralità di aspetti, ma ciò che permette di quantificare realmente il lavoro qualitativo di uno staff tecnico è dato dai numeri e la loro analisi, che sono la concretizzazione dell’operato.

16 novembre 2019.

La Serie A è ferma, tempo di pausa nazionali.

Il Milan è reduce da una buona prestazione all’Allianz Stadium, da cui però ha portato a casa 0 punti, come ormai abitudinariamente nelle trasferte in terra torinese in campionato.

Paulo Dybala, entrato dalla panchina, segna una rete e ne sfiora una seconda nel finale.

Come ad ogni sosta, è tempo di bilanci: i dati sono impietosi per la formazione capitanata da Romagnoli, che recita 11 sole reti in 12 partite, 5 soli assist forniti e 4 sole lunghezze sopra la zona retrocessione.

I miglioramenti nel gioco e nell’attitudine, rispetto alle confusionarie prime giornate sotto la guida di Marco Giampaolo, sono sotto gli occhi di tutti, ma il calendario e le necessità di ambientamento di alcuni calciatori non aiutano ad innestare la marcia giusta, che porterebbe alle reti, all’aumento di assistenze, alla moltiplicazione dei punti e dell’efficienza difensiva.

La partita successiva i milanisti avrebbero affrontato il Napoli di Carlo Ancelotti, il sabato alle 18.00 del 23 novembre: Rebić viene schierato a sorpresa a causa del forfait di Suso nel riscaldamento, Jack Bonaventura torna titolare dal primo a sinistra.

La fortuna non assiste Gigio Donnarumma e compagni, dato che Lozano porta in vantaggio i partenopei dopo un’azione rocambolesca ed il numero 5 del Diavolo torna al gol dopo pochi minuti grazie ad una gran rete dal limite dell’area, facendo esplodere San Siro.

Poi un Milan che cerca di vincerla ma non riesce, confermando i propri limiti realizzativi, ma acquistando consapevolezza ed entrando in fiducia per le tre gare successive, dove crea tanto ed arriva lanciato alla gara della svolta vera e propria: il tracollo di Bergamo, alias l’ultima partita dell’anno domini 2019.

16 novembre 2020

AC Milan, 17 punti in 7 partite, 16 reti fatte e 7 subite, primo posto in classifica ad oggi.

La domanda è una sola: che diamine è successo negli 11 mesi precedenti?

Ve lo provo a spiegare in parole, cenni di tattica e numeri.

Il dopo Atalanta lascia pochi dubbi: bisogna cambiare atteggiamento, qualche giocatore, aggiungere esperienza e dare solidità.

Stefano Pioli lo sa e, nonostante le vicissitudini dirigenziali in atto e l’incombenza delle voci sul proprio sostituto a fine stagione (come a darlo per spacciato dopo qualche partita in panchina e con le ceneri del disastro del progetto tecnico precedente da cui ripartire), mette testa e cuore insieme al proprio staff per risolvere i problemi della formazione da lui allenata: urge un cambio tattico per meglio adattare i propri tesserati alle caratteristiche di ognuno, così come si avverte l’impellenza di avere più di un innesto di esperienza e carisma per equilibrare uno spogliatoio ed un aspetto tecnico mai parsi così fragili ed altalenanti.

L’enigma da risolvere sta nell’individuare la giusta figura in grado di prendersi la leadership sul terreno di gioco, un soggetto in grado di guidare qualitativamente e carismaticamente un gruppo sempre più in balia della propria giovane età e di difetti caratteriali evidenti.

Le terre di Odino portano le chiavi per aprire il forziere, ossia Zlatan da Malmoe e Simon da Horsens.

Al resto ci pensa l’entrenador….

IL MENTALISTA

L’arrivo di Ibra e l’addio di Piątek, unitamente al sincero e costante dialogo con i propri giocatori ed alle analisi dei match precedenti, portano il tecnico a cambiare sistema di gioco dopo la partita a reti bianche contro la Sampdoria dell’Epifania.

Si passa prima ad un 4-4-2 con lo svedese e Rafael Leão avanti, fino ad arrivare con una transizione naturale ad unire le caratteristiche di palleggio e di pericolosità negli ultimi 30 metri di Hakan Çalhanoğlu al 4-2-3-1, che vede così il proprio raggio d’azione accentrato ed acquisisce incisività sottoporta, beneficiando degli spazi creati dal numero 21 e dall’esplosione di Ante Rebić, giocatore capace di dare sia reti che i necessari equilibrio e copertura alla formazione rossonera, formando un’asimmetria offensiva con Theo a tratti simile a quella dell’asse terrestre, con una compensazione fra lato sinistro e destro volta a favorire l’equilibrio strutturale necessario per il funzionamento del sistema.

All’interno di un’intervista rilasciata a settembre a DAZN e Goal, il trequartista turco ha così parlato del proprio allenatore: “Ci ha portato tanto dal punto di vista tattico, niente contro Giampaolo, ma i suoi sistemi non ci erano arrivati, mentre quelli di Pioli sì. Il ritorno di Ibra, poi, con la sua mentalità e le sue qualità in campo, ha portato ancora avanti la squadra nella crescita. Per me personalmente, era importante poter finalmente giocare nella mia posizione preferita in modo continuo, cosa che il mister ha reso possibile”.

Risultato? Il 10 sfodera un doppia doppia di goal e assist nel 2020, mostrando finalmente tutto il proprio repertorio balistico, tecnico-tattico,di intelligenza calcistica ed acquisendo fiducia e personalità, due elementi che nel calciatore sono sempre andati di pari passo.

Franck Kessié passa da essere l’uomo del mistero a l’uomo del mister, da essere un pretoriano ad un senatore ed un “presidente”. Come? Lo svela lui stesso dopo Crotone-Milan: “Devo ringraziare Pioli perché è riuscito a dare tutto a questa squadra. Adesso mentalmente stiamo bene e in campo si vede: tutti lottano su ogni palla, è questo che ti dà la vittoria ogni partita. Non siamo ancora una big, dobbiamo continuare su questa squadra e lavorare senza montarci la testa, con questo spirito giusto fino alla fine.”

Queste le parole del tank, mentre Pioli rivela come ci sia stato “qualche problema all’inizio, ma ci siam capiti ed ora Kessié è indispensabile. È sempre positivo, anche nei momenti di difficoltà della gara: i compagni glielo riconoscono”.

Dopo anni di alti e bassi, infatti, attraverso il confronto, viene rilevato come il centrocampo a due sia l’ambiente ideale di lavoro sia per l’ivoriano che per l’algerino Bennacer, miglior giocatore della Coppa d’Africa 2019 che non aveva ancora trovato la propria dimensione all’interno del mondo Milan: il duopolio africano in mezzo al campo diventa ben presto cosa certa, consolidata, indispensabile e piacevole alla vista. Il 79 cambia il proprio stile di corsa, la porzione di campo da coprire e riesce così ad essere più lucido nei momenti cruciali della partita, culminando in fasi di dominio fisico assoluto anche nei minuti finali delle partite, a prova di una lucidità mentale e fisica mai avute, mentre l’ex Empoli diviene il metronomo del centrocampo, innalzando la qualità del gioco ed abbassandosi spesso ad impostare sulla linea difensiva anche attraverso giocate rischiose che però effettuate da lui sembrano essere delle semplici routines, per altro spesso efficaci.

È la svolta: ognuno dei due diventa più maturo dentro e fuori dal campo, Franck diviene definitivamente leader del centrocampo ed acquisisce ancora più fiducia e carisma all’interno dello spogliatoio.

Oggi, un anno dopo quel 16 novembre 2019 in cui le critiche apparivano come i soffioni in primavera e la permanenza di almeno uno dei due sembrava essere fortemente a rischio, si parla di un centrocampo di sicura affidabilità e che alimenta l’immaginario del tifoso.

Ad essi, cruciali in questo processo, si uniscono le crescite di Davide Calabria, Rafael Leão, Alexis Saelemaekers, Samu Castillejo: calciatori stimolati mentalmente ed accompagnati alla crescita tecnica attraverso il lavoro consapevole di un allenatore capace di entrare prima di tutto nella testa dei giocatori, lasciandoli liberi di esprimersi non solo sul campo ma anche a livello verbale, con confronti nello spogliatoio e nell’ufficio che possano essere produttivi e finalizzati al miglioramento del singolo e del gruppo squadra.

Il primo, il terzino numero 2, convocato in nazionale maggiore ed esordiente nel finale di partita dell’amichevole contro l’Estonia, ha acquisito una continuità ed una fiducia nei propri mezzi che gli stanno permettendo di intraprendere un percorso di maturazione calcistica che gli addetti ai lavori attendono da anni; il portoghese ha invece vissuto il ciclo di partite appena terminato da protagonista con 3 reti e 3 assist e prestazioni sempre più continue all’interno del match, vivendo sempre meno pause e facendosi trovare sempre più coinvolto nel gioco, sia in fase attiva che passiva; gli ultimi due, invece, stanno attualmente vivendo fasi antitetiche della propria carriera, dato che i primi 6 mesi dell’anno sono stati contraddistinti dal miglior Samu visto in casacca rossonera, con un ruolo ritagliato su misura del ragazzo in modo tale da esaltarne i punti di forza, mentre fra la fine della scorsa e l’inizio della nuova stagione è emerso il talentino belga, che ha ricevuto anche la prima convocazione in nazionale, in grado di abbinare le proprie doti da equilibratore tattico a qualche goal ed assist decisivo, cosa che fa di lui un inaspettato titolare grazie all’attesa che il mister parmense ha avuto nel farlo crescere, ambientare e nel guidarlo in questa nuova esperienza delicata ed entusiasmante della propria carriera, in cui arrivava da underdog.

Il manifesto del lavoro del dottor Pioli è identificabile in diapositive di tre diversi incontri: Rio Ave – Milan, playoff di Europa League, 1 ottobre 2020: alla rete del numero 56 arriva un abbraccio forte, come di ringraziamento, con un uomo commosso in modo quasi paterno quando l’ex Anderlecht corre verso di lui, così come dopo la folle lotteria dei penalties, dove in un’atmosfera da film hollywoodiano l’allenatore classe 1965 si improvvisa mattatore della festa per il passaggio del turno sotto la tempesta portoghese.

Il secondo è l’ultimo in ordine temporale, ossia Milan vs Hellas Verona: la squadra, sotto dopo nemmeno 20 minuti per due reti sfortunate su sviluppi da calcio piazzato, mette in campo una prestazione da grande squadra, che fino a qualche tempo fa non avrebbe mai nemmeno lontanamente abbozzato dopo un doppio svantaggio, fatta di determinazione, cattiveria agonistica, voglia di vincere senza isterismi ma giocando con un’intensità, identità tattica, una lucidità, difficilmente riscontrabili e preventivabili, identificando il manifesto di un team ormai orientato ad una crescita psicologica evidente e guidata dai propri leader di campo (uno col 99, uno con la maglia numero 24, il Presidente e Benjamin Button) e dal proprio leader maximo da fuori, Stefano da Parma, quasi stremato come i propri ragazzi al termine della gara, vissuta con la tensione di chi vorrebbe essere lì ad aiutarli.

Sassuolo è invece la cornice dell’ultimo fotogramma che dimostra la forza dello spirito e della bontà del lavoro e la dedizione dell’uomo: Ibra, intervistato a Sky da Nosotti nel post-partita, apprende della conferma a sorpresa del tecnico sulla panchina della propria squadra e si lascia andare ad un’esclamazione di soddisfazione quando gli viene data conferma del fatto, con un sorriso che testimonia il legame fra i due e l’unità di intenti, con un grandissimo rispetto reciproco testimoniato dalle vicissitudini dei mesi successivi e da un mantra ripetuto dallo svedese nei colloqui e riportato da Pioli più volte: “Tu fai allenatore, io giocatore”, testimonianza della stima ed il vicendevole riconoscimento di leadership.

L’ATTACCO

38 partite giocate, 84 goal fatti, 2.21 reti di media a partita.

Partirei da qui, ossia dal consuntivo al 16/11/2020 (anche perchè, come detto dall’allenatore rossonero, non bisogna analizzare il post lockdown, che ha comunque medie sostanzialmente identiche, ma l’anno, dato che la svolta è avvenuta già a gennaio).

Come in un esperimento di chimica, il risultato finale è dato dalla combinazione di una serie di componenti, tutte parimenti fondamentali.

Alcuni di questi  elementi sono stati sopra elencati, dal lato psicologico all’arrivo di due leader come Kjær ed Ibrahimović, passando per l’aspetto tattico, che sarà poi esaminato.

Dicevamo che il problema del Milan-19, rimasto nelle menti dei tifosi rossoneri come un virus fastidioso, fosse una media goal inferiore a 1 per match.

Possibile sia bastato inserire Zlatan, nato nel 1981, per quasi triplicare quel dato?

Vi dirò di più: lo scorso anno, in 12 partite disputate, erano  stati forniti 5 assist, quindi non facciamo nemmeno la media perchè risulterebbe oltremodo impietosa.

Oggi, con una sola partita in più disputata, AC Milan conta di 19 assist decisivi nella stagione 2020/2021, 1.46 a match: quindi, la risposta alla domanda è: NO.

Lo staff tecnico ha creato un sistema offensivo efficace e versatile, capace di fare male agli avversari in una pluralità di modi: la fascia sinistra consta infatti tipicamente del duo formato da Theo Hernandez ed un attaccante, tipicamente Rebić o Leão, con un’asimmetria in fase di possesso che permette al terzino sinistro di utilizzare le proprie doti in combinazione con quelle del croato o del portoghese per poter incidere con costanza e mettere a dura prova le difese avversarie, con l’ala di turno che si porta a supporto della prima punta per poter occupare l’area di rigore, non lesinando le tipiche azioni rivolte all’assistenza del centravanti e degli altri compagni accorrenti; la trequarti è stata costruita come una zona sia di rifinitura e costruzione, che di finalizzazione, con la doppia cifra di Çalha (e reti di Bonaventura e Diaz) e gli spazi creati per le reti dei due mediani in inserimento a testimoniare l’apertura di spazi e la creazione di occasioni che il modo di giocare dei rossoneri è riuscito a creare; il bomber, ossia il soggetto da cui ci si aspetta un bottino consistente, non ha deluso affatto le aspettative, con rifornimenti costanti dai trequartisti ed i terzini ed un bottino che recita 20 reti di Ibracadabra, 1 di Lorenzo Colombo, 1 Piątek, 5 Ante e 8 Rafael (questi ultimi due quando impiegati da attaccanti puri).

Questi dati mancano però delle reti da calcio piazzato (9, senza contare i rigori), con una pericolosità in questo senso di gran lunga incrementata nel corso dell’anno, ma con errori di misura, grandi risposte di portieri avversari e legni colpiti che talvolta sembrano rendere vana la mole di lavoro e di miglioramenti nel calcio del pallone e nell’occupazione degli spazi dell’area di rigore (ed immediatamente al di fuori) degli uomini di mister Pioli, che avrà insieme al suo team un ulteriore lavoro da fare per portare le proprie torri a gonfiare la rete  in situazioni di gioco da fermo con ancora maggiore continuità, elemento che in tempi di difficoltà realizzativa potranno togliere le castagne dal fuoco e che sono nelle corde di alcuni membri della compagine milanese (basti pensare alle occasioni dei due centrali e di Kessié nel rocambolesco 3-3 contro la Roma).

13 partite giocate nel 2020/2021, 29 goal fatti, 2.23 di media a partita.

7 partite in Serie A, 16 reti realizzate, 2.28 di media a partita.

6 partite in trasferta, 13 palle schiaffate in porta, 2.16 a match.

7 partite in casa, 16 buts, 2.28 per sfida.

6 in Europa League? 13 sfere insaccate, sempre 2.16 a match.

I numeri restano sostanzialmente inalterati sia nel caso di valutazione dell’anno solare che della stagione in corso, da qualsiasi prospettiva li si possa osservare, sintomo di un lavoro coerente, mirato e funzionale che non ha portato di certo ad una casualità di rendimento (24 risultati utili consecutivi fino alla partita contro il Lille, 19 partite senza sconfitte in campionato da Marzo ad oggi).

Una rete realizzata ogni 41.37 minuti di gioco.

Stefano Pioli è riuscito a creare una squadra con propensione offensiva, sia nell’attitudine che nel modo di pensare, pur mantenendo un equilibrio strutturale non indifferente.

Questi numeri testimoniano la meticolosità del lavoro di un tecnico che è riuscito ad incastrare perfettamente le caratteristiche dei calciatori a disposizione, permettendo loro di rendere al meglio e di lavorare da squadra, per poter così attaccare l’avversario con consapevolezza ed un arsenale notevole a propria disposizione, mantenendo un’identità costante nel corso della partita ed un’intelligenza collettiva tale da comprendere, attraverso  lo studio delle partite precedenti, come comportarsi all’interno dei diversi momenti di gioco.

Un calcio verticale, fatto sì di pazienza e giro palla talvolta, ma soprattutto volto a giocare rivolti verso la porta avversaria, mentalizzati ad attaccare gli spazi con tempi ben chiari.

Ah, e fanno 12 marcatori in meno di due mesi di stagione, quindi non direi “segna solo il 39enne”, un giocatore a dir poco formidabile ma al servizio dello sviluppo di un progetto e della maturazione di un gruppo di giocatori e uomini.

SQUADRA significa essere partecipi di ogni situazione, essere omogenei in campo, sia nelle situazioni attive che passive, nella propria trequarti e quella avversaria; significa fiducia nel compagno libero, significa conoscenza delle qualità e dei limiti del compagno, significa sacrificio, significa giocare facile e con la coscienza di ciò che si sta facendo.

Significa mandare in rete più di una squadra di calciatori, cosa che storicamente ai rossoneri è difettato fare in 8/10 mesi ed è stato fatto in 50 giorni.

LA DIFESA

39 goal subiti in 38 partite, di cui 18 nei primi tempi.

7 reti incassate in 7 sfide in Serie A.

14 in 13 partite nel 2020/2021.

5 partite terminate con il clean sheet nella stagione in corso.

Media di circa 1 rete subita a partita.

Se però considerassimo i match terminati a porte inviolate, noteremmo come quei 14 goal siano stati subiti in 7 incontri, con una media di 2 reti di media subite a partita, così come i 39 incassati nel 2020 vanno epurati da 14 clean sheet, 1.56 a partita.

In sostanza, quando il Milan subisce, lo fa in grande, soprattutto da settembre.

Ci sono due aspetti da considerare, quello “buono” e quello “cattivo”.

Il primo parte dall’analisi degli incontri terminati con Gigio, Antonio Donnarumma e Tătărușanu imbattuti, un numero che sottolinea l’efficacia del lavoro dello staff tecnico, che ha dato un equilibrio alla squadra soprattutto dall’arrivo di un leader difensivo di campo come Simon Kjær, arrivato tra lo scetticismo generale e che pochi pensano sarebbe potuto diventare una pedina così fondamentale all’interno dello scacchiere milanista.

Nell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport la scorsa settimana, proprio il danese ha parlato in alcuni passaggi del rapporto con il tecnico del Milan.

“Stefano Pioli è l’allenatore perfetto per me. Decide ovviamente lui, ma si confronta sempre con noi. Vuole trovare sempre la soluzione ideale per i suoi giocatori”.

“La mia storia parla chiaro, io sono uno che ha bisogno di fiducia: quando gli allenatori mi danno continuità io li ripago sempre”.

“La gestione dal punto di vista fisico è una linea sottile, non puoi permetterti di sbagliare: il tempo fra un match e l’altro è essenzialmente recupero, il che non significa che non ti alleni, ci sono sempre piccole cose da curare. Lavorare col mister mi aiuta, a volte dico che vorrei fare solo una parte con il gruppo, preferendo lavorare col preparatore, e lui si fida, sa che è finalizzato al miglior rendimento in partita”.

Fiducia reciproca, questo è ciò che emerge dalle parole dei due uomini più esperti, fondamentali nel gioco e lo spogliatoio di Milanello, entrambi giunti a gennaio.

Dal suo arrivo, soltanto due sconfitte subite con i numero 24 in campo, capace fin dalla sfida di Coppa Italia contro la SPAL di prendere le redini della linea difensive e di accrescere, settimana dopo settimana, la propria leadership sul terreno da gioco, con una voce continua che guida insieme a quella del coach e di Zlatan il gioco rossonero e redarguisce, quando necessario, i compagni in fasi in cui l’attenzione viene meno, sprondandoli quando invece la situazione suggerisce un atteggiamento di questo tipo.

L’intelligenza calcistica del reparto arretrato viene così incrementata in un contesto dove i vari Conti, Calabria, Romagnoli, Gabbia e Theo hanno bisogno di essere seguiti, sia durante i minuti che durante la settimana, in una crescita tattica e mentale.

Tutti questi calciatori hanno infatti denotato un miglioramento sotto l’aspetto dell’attenzione e dei movimenti, innescato dal lavoro quotidiano e dalla presenza di un eco in campo dei concetti illustrati ed elaborati nei campi di allenamento.

Difendere significa però adottare un atteggiamento collettivo, dalle fasi di transizione passiva alle marcature preventive, passando per i raddoppi e le scalate.

In questo senso, nonostante una squadra propensa alla creazione di occasioni, è ravvisabile un grande miglioramento, che però dai numeri sembrerebbe non essere così evidente.

Ebbene, il Milan, nella stagione attuale, ha subito 6 reti su 7 in campionato sullo sviluppo di calci da fermo, 8 sulle 14 stagionali: è innegabile che occorra un miglioramento in questo senso, numeri alla mano, miglioramento che non può però essere effettuato senza l’ausilio di uno studio ancor più dettagliato su quei dati.

3 di questi, infatti, sono calci di rigore, mentre le due reti della Roma da calcio d’angolo e le due reti contro il Verona derivano da errori individuali/situazioni rocambolesche (il portiere rumeno e Zlatan nel primo caso, Theo che fa saltare Ceccherini per lo stacco sulla traversa e Leão che non contrasta Zaccagni sulla palla in uscita nonostante i reiterati richiami dell’allenatore a palla ancora ferma).

Errori individuali che non compromettono certo la bontà del lavoro di mesi, ma che identificano un campanello d’allarme su cui occorre lavorare in vista dei prossimi impegni.

In fondo, come ha detto il tecnico, si sta scavando per trovare l’acqua, ma la sorgente è ancora lontana…….

Però, caro Stefano, grazie al lavoro tuo e dello staff, si inizia a scorgere.

Dopo un anno, la sfida contro il Napoli, questa volta guidato da un altro ex, Gennaro Gattuso, sarà palcoscenico di una incontro da alta classifica e mostrerà quanta strada ancora manca al raggiungimento di quella fonte d’acqua calcistica.

Questa volta, il mister probabilmente non ci sarà causa positività al Covid-19, sostituito dal vice Murelli, ma dopo un anno, l’effetto Pioli, restituisce agli spettatori un Milan competitivo.

Scritto da Emanuele Frigerio

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